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‘Ndrangheta in Piemonte: oltre 900 affiliati radicati nel territorio

AMDuemila – 16 Marzo 2026

Il dossier di Libera segnala un sistema criminale legato da imprenditoria collusa, economia legale e traffico di stupefacenti 

Un quadro sempre più complesso e preoccupante emerge dall’ultimo dossier realizzato da Libera, l’organizzazione impegnata nella lotta alla criminalità organizzata fondata da don Luigi Ciotti. Il rapporto è stato diffuso in vista della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che quest’anno avrà il suo centro principale nella città di Torino il prossimo 21 marzo;  un documento che traccia un ritratto dettagliato della presenza criminale in Piemonte, mostrando come il territorio non possa più essere considerato una realtà marginale rispetto ai fenomeni mafiosi, ma piuttosto uno spazio dove organizzazioni criminali, traffici illegali e sistemi corruttivi hanno trovato nel tempo terreno fertile. 

Secondo l’analisi, la presenza della ‘Ndrangheta nella regione è ormai profondamente radicata. Le indagini indicano che il sodalizio criminale conta almeno 900 affiliati distribuiti in numerosi centri del territorio piemontese: l’organizzazione sarebbe strutturata attraverso 16 locali, ossia articolazioni territoriali operative, e circa 30 “ndrine”, le tradizionali famiglie che costituiscono l’ossatura del gruppo. La loro attività è stata individuata in almeno 24 comuni della regione, le prime tracce di insediamento che risalirebbero a circa sessant’anni fa dimostrano una presenza storica e rafforzata nel tempo. Un passaggio cruciale è stato rappresentato dall’operazione giudiziaria Operazione Minotauro, che portò all’arresto di 142 persone e mise in luce legami preoccupanti tra esponenti della criminalità organizzata e alcuni ambienti della politica locale, da allora si è generato un vero e proprio effetto a catena con oltre 25 indagini giudiziarie e più di 450 persone indagate in diverse operazioni antimafia, tra cui le inchieste denominate Albachiara, Big Bang 2, Platinum-Dia, Echidna, Cerbero, Carminius-Fenice e Factotum. 

Il rapporto evidenzia inoltre un’evoluzione significativa delle strategie economiche delle organizzazioni criminali, la crescente infiltrazione nell’economia legale è stata sottolineata dalla Direzione Investigativa Antimafia, che nel corso del 2024 ha documentato la presenza di imprese collegate alla criminalità in vari settori produttivi della regione. In particolare sono stati individuati interessi nel comparto edilizio, nei trasporti e nel settore turistico-alberghiero soprattutto a Torino, oltre che nel campo delle demolizioni e del commercio di metalli nella provincia di Asti e nel mercato dei carburanti nel Novarese. A fronte di queste infiltrazioni, le prefetture piemontesi hanno emesso 23 interdittive antimafia nei confronti di aziende ritenute a rischio; la tendenza non si è però fermata nel 2025, anno in cui sono stati adottati ulteriori 22 provvedimenti tra informative antimafia e rifiuti di iscrizione alla cosiddetta “white list”, l’elenco delle imprese autorizzate a partecipare ad appalti pubblici e lavori di grande rilievo. 

Accanto alla presenza mafiosa, il dossier mette in evidenza anche un fenomeno diffuso di corruzione amministrativa. Nel corso del 2025 cinque procure piemontesi – quelle di Torino, Verbania, Biella, Ivrea e Novara – hanno aperto diverse indagini su episodi di corruzione e concussione, coinvolgendo complessivamente circa 80 persone. Le ipotesi di reato comprendono numerosi ambiti della vita pubblica e amministrativa: dalla manipolazione di gare pubbliche al rilascio irregolare di permessi edilizi nelle aree provinciali, fino a concorsi universitari truccati e appalti nel settore della gestione dei rifiuti assegnati a imprese favorite. Secondo Libera, il fenomeno non riguarda soltanto pressioni o estorsioni operate dai clan, ma anche un sistema di complicità volontaria tra imprenditori e criminalità organizzata, infatti, in diversi casi aziende e operatori economici avrebbero scelto di collaborare con i gruppi mafiosi per ottenere servizi logistici, sicurezza o recupero crediti a costi inferiori rispetto al mercato. Un ulteriore ambito di illegalità riguarda i reati ambientali, cresciuti del 22% nel 2024 e arrivati a 1.659 episodi, con la provincia di Cuneo in testa alla classifica regionale, le infiltrazioni sono state segnalate soprattutto nel ciclo del cemento e nella gestione dei rifiuti.

I cosiddetti “reati spia”, indicatori spesso collegati alla presenza della criminalità organizzata, confermano la gravità della situazione: nel 2024 in Piemonte sono stati registrati 29.515 episodi tra usura, estorsioni, riciclaggio di denaro e frodi informatiche, dato che colloca la regione al secondo posto in Italia dopo la Lombardia. Particolarmente significativo è l’aumento delle estorsioni, cresciute del 16% fino a raggiungere quota 922 casi, e del riciclaggio di denaro, aumentato del 54% con 74 episodi registrati. La città di Torino concentra circa il 60% dell’intero fenomeno regionale con 17.648 reati, tra cui centinaia di estorsioni, diversi casi di usura e oltre sedicimila frodi informatiche. Seguono le province di Cuneo, Novara e Alessandria con numeri comunque significativi. Analizzando i dati in rapporto alla popolazione, le aree di Verbania e Torino risultano le più colpite, con circa un reato ogni 120 abitanti, nel 2025 sono inoltre aumentate le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, monitorate dall’Unità di Informazione Finanziaria, che hanno raggiunto gli 8.871 casi, il 10% in più rispetto all’anno precedente.

Un capitolo centrale del dossier riguarda il traffico di sostanze stupefacenti, mercato che continua a rappresentare una fonte di guadagno enorme per le organizzazioni criminali: nel territorio piemontese sono stati sequestrati complessivamente 4.446 chilogrammi di droga, con marijuana e cocaina che costituiscono circa l’80% del valore complessivo delle operazioni antidroga. In particolare, i sequestri di cocaina hanno raggiunto i 286,5 chilogrammi nel 2024, segnando un aumento del 177% rispetto all’anno precedente e collocando il Piemonte al secondo posto nel Nord Italia dopo la Lombardia. La maggior parte della sostanza è stata intercettata nella provincia di Torino, che ha visto anche un cospicuo sequestro di crack, con quasi 175 chilogrammi, seguita da Alessandria e Novara. Questi territori rappresentano punti strategici per i traffici internazionali grazie alla presenza di grandi arterie autostradali e ai collegamenti con i valichi alpini, utilizzati come vere e proprie rotte per il trasporto della cocaina. Anche l’eroina sta tornando a circolare con maggiore intensità: nel 2024 ne sono stati intercettati oltre 44 chilogrammi, con un aumento del 77%, così la regione risulta terza in Italia per sequestri di questa sostanza, dopo Lombardia e Campania, con l’area metropolitana torinese che rappresenta un nodo importante del traffico nazionale di eroina, con quasi mille operazioni antidroga condotte in un solo anno. Secondo il rapporto, uno dei principali punti di transito delle sostanze stupefacenti è il Traforo del Frejus, considerato uno snodo strategico per i flussi illegali che attraversano le Alpi. 

Di fronte a questo scenario, la copresidente nazionale di Libera, Francesca Rispoli, ha sottolineato come il radicamento delle mafie in Piemonte sia favorito da contesti locali che spesso si dimostrano permeabili alle infiltrazioni: “Non si tratta solo di infiltrazione, ma di adattamento reciproco tra organizzazioni criminali e territori”. Le mafie moderne, spiega, preferiscono muoversi nell’ombra, mimetizzandosi all’interno dell’economia legale e presentandosi con un volto apparentemente normale. “Il prossimo 21 marzo a Torino deve essere una grande occasione per l’intero territorio il quale, è chiamato a mostrare la volontà di una comunità consapevole che non vuole annichilirsi nella rassegnazione e nell’immobilismo, dinamiche che hanno contrassegnato una parte del nostro recente passato rischiando di offuscare il presente”, ha concluso.

Tratto daLa Stampa 

fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/229-ndrangheta/108382-ndrangheta-in-piemonte-oltre-900-affiliati-radicati-nel-territorio.html