Dall’aula bunker alla Corte d’Assise, i due maxi procedimenti alla mala bruzia segnano uno spartiacque nella lotta alla criminalità
Pubblicato il: 01/01/2026 – 18:23
COSENZA La sentenza più attesa, dopo alcuni rinvii, la chiusura temporanea dell’aula bunker di Lamezia Terme e la celebrazione (con annesse polemiche) nell’aula bunker di Castrovillari. Il processo ordinario scaturito dall’inchiesta denominata “Reset” si è chiuso il 17 luglio 2025 con la sentenza di primo grado. L’attività investigativa coordinata dalla Dda di Catanzaro contro la ‘ndrangheta cosentina ha portato la presidente del Collegio giudicante Carmen Ciarcia (a latere giudici Urania Granata e Iole Vigna) ad emettere la sentenza nei confronti di 121 imputati. L’accusa in aula è stata rappresentata dai pm della Dda di Catanzaro Corrado Cubellotti e Vito Valerio.
Il primo grado di giudizio
Al termine della lettura del dispositivo, l’esito suggerisce una prima e immediata analisi: poco più della metà degli imputati (62) sono stati assolti rispetto alla richiesta di condanna precedentemente avanzata dall’accusa. Nel processo celebrato con rito abbreviato, invece, le pene decise sono state severe e poche le assoluzioni: le condanne più pesanti hanno riguardato i vertici dei clan gravitanti nell’orbita criminale bruzia e ritenuti appartenenti alla Confederazione. Nella costruzione dell’indagine e nel corso del processo ordinario, chi ha rappresentato l’accusa ha ipotizzato l’esistenza di un’area grigia dove avrebbero trovato posto uomini e donne, imprenditori, politici e professionisti ritenuti più o meno vicini ad ambienti torbidi dell’hinterland cosentino.
Nell’elenco delle persone assolte in primo grado, spiccano su tutti i nomi di Marcello Manna e Pino Munno, ex sindaco ed ex assessore del Comune di Rende. Il loro coinvolgimento aveva scatenato il terremoto politico-giudiziario poi conclusosi con lo scioglimento dell’Ente deciso dal ministro dell’Interno dopo la relazione redatta dalla terna commissariale nominata per verificare l’esistenza o meno di infiltrazioni mafiose. Era il primo settembre 2022.
Dal Reset al Recovery
Il 2025 è stato l’anno dell’avvio del processo ordinario di quella che viene definita una “costola” di “Reset” ovvero l’operazione nome in codice “Recovery“, coordinata dalla Dda di Catanzaro. A Cosenza e nell’hinterland bruzio i clan sono in fibrillazione, dopo l’operazione contro la Confederazione di ‘ndrangheta cosentina: la droga scarseggia, gli equilibri sono saltati e i vertici della galassia criminale bruzia decapitati. I sodalizi criminali colpiti, ma non affondati, si riorganizzano per mantenere «una solida filiera di approvvigionamento e distribuzione di sostanze stupefacenti», ognuno con un «ruolo gerarchico ben definito». Chi indaga inizia a scoprire i lati oscuri di un “Sistema” che governerebbe e regolerebbe il narcotraffico con base nella città dei bruzi. «La contribuzione, da parte di tutti i gruppi che ne fanno parte, la bacinella comune, l’unicità di canali di rifornimento “ufficiali” dello stupefacente, le rigorose punizioni nei confronti di chi contravviene all’obbligo di approvvigionarsi di stupefacente dai fornitori autorizzati, la sussistenza di una regia unitaria che si avvale di numerose articolazioni autonome sottostanti, denominate gruppi, il controllo di tutte le piazze di spaccio attraverso una capillare suddivisione territoriale delle zone tra i vari sottogruppi, la sistematica conoscenza, da parte dei vertici dell’organizzazione, dell’identità di ciascun soggetto incaricato dello spaccio», rappresenterebbero alcuni elementi cardine dell’ordine imposto dai gruppi criminali.
Dopo il “Reset” appare evidente ci sia la necessità per la mala cosentina di un “Recovery“, ovvero di recuperare e riprendersi quello spazio liberato dall’azione delle forze dell’ordine. Il processo è in corso in Corte d’Assise a Cosenza, le prime udienze hanno consentito ai testimoni di cristallizzare episodi e reati contestati agli indagati. Nel 2026, il procedimento entrerà nel vivo con l’attesa per le confessioni di 14 collaboratori di giustizia. Si tratta di Celestino Abbruzzese, Ivan Barone, Franco Bruzzese, Vincenzo De Rose, Adolfo Foggetti, Ernesto Foggetti, Francesco Greco, Luciano Impieri, Daniele Lamanna, Francesco Noblea, Anna Palmieri, Luca Pellicori, Roberto Presta, Giuseppe Zaffonte. (f.benincasa@corrierecal.it)
fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/2026/01/01/ndrangheta-a-cosenza-dalla-sentenza-reset-al-processo-recovery-in-attesa-della-voce-dei-pentiti/