Napoli. Tentata compravendita della clinica Ruesch, arrestati il nipote dell’ex ministro Previti e il padre di De Megni vincitore del Grande Fratello

Il commercialista romano Umberto Flesca Previti è stato arrestato questa mattina a Roma.

Flesca Previti è nipote dell’ex ministro Cesare Previti.
L’arresto è avvenuto nell’ambito di un’inchiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli sulle procedure per la compravendita, poi non avvenuta, della clinica Ruesch spa, nota casa di cura napoletana. Nell’inchiesta sono state arrestate altre cinque persone, tutte agli arresti domiciliari.

Nell’ambito dell’inchiesta è stato arrestato in Umbria, su richiesta della Dda di Napoli, anche Dino De Megni, padre di Augusto il bimbo rapito alcuni anni fa, e poi diventato un personaggio televisivo vincitore della sesta edizione del Grande Fratello.

Con il nipote di Cesare Previti e l’imprenditore Dino De Megni è stato arrestato anche Leonardo Covarelli, ex presidente della società Pisa Calcio. Le indagini state avviate dalla Guardia di Finanza che aveva ricevuto notizia della compravendita illegale della clinica poi bloccata dagli investigatori perchè i capitali per l’acquisto – per gli investigatori – erano frutto di riciclaggio.

Tra le persone agli arresti domiciliari figura il professor Antonio Aceti, della Facoltà di Medicina La Sapienza di Roma, al quale secondo l’accusa faceva capo la società di diritto inglese Still Davis, al centro delle operazioni immobiliari ritenute illecite. Il commercialista romano Umberto Previti Flesca, invece, è indicato come amministratore della società che intendeva rilevare, attraverso il reimpiego di somme provenienti dalla bancarotta della San Pio sas, quote della clinica Ruesch. Sul suo conto corrente, inoltre, sarebbero transitati proventi illeciti riconducibili alla società Still Davis. L’acquisto della clinica tuttavia non andò in porto in quanto fu versata soltanto una prima tranche di 250.000 euro. Dino De Megni e Leonardo Covarelli (ex presidente del Pisa Calcio e del Perugia), invece, sono coinvolti nell’indagine per aver preso parte ad altre operazioni immobiliari, sempre reimpiegando proventi dello stesso fallimento in altre città italiane come Pisa, Bologna e Perugia. Le indagini sono state svolte dal Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza. Le indagini si sono concentrate soprattutto su operazioni effettuate in Austria e a San Marino. Complessivamente nell’operazione 6 persone sono state poste agli arresti domiciliari e sono stati eseguiti sequestri per 9 milioni di euro.

Nell’inchiesta della Dda i finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, coordinati dal procuratore aggiunto di Napoli Giuseppe Borrelli, e dal sostituto Giovanni Conzo, hanno anche eseguito nei confronti dei sei indagati, un sequestro di beni per equivalente pari a oltre 9 milioni di euro.

Tra i beni sequestrati ci sono ville e immobili (anche di valore storico) a Bologna, Pisa, Perugia e Roma, oltre a numerosi terreni nella provincia di Cosenza. Agli indagati vengono contestati i reati di riciclaggio e reimpiego di denaro di illecita provenienza, intestazione fittizia di valori, falso in bilancio, formazione fittizia di capitale, tutti aggravati dalla trans nazionalità. Gli indagati – secondo gli inquirenti – avrebbero usato società con sede in Austria, Germania e Gran Bretagna, sui cui conti correnti sono stati accumulati capitali sottratti dal fallimento della San Pio S.a.s. società del settore alberghiero. Secondo l’ipotesi accusatoria, i capitali frutto della bancarotta fraudolenta, successivamente, sono stati trasferiti in Italia per tentare l’acquisto del capitale della nota clinica partenopea «Ruesch» attraverso due società immobiliari, la «Iniziativa 2003» e la «New Glen srl».

(il mattino.it)

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