Napoli, l’altarino abusivo per il boss Sibillo: scatta l’indagine dei carabinieri

Il Mattino, 23 Febbraio 2021

Napoli, l’altarino abusivo per il boss Sibillo: scatta l’indagine dei carabinieri

Mercoledì 24 Febbraio 2021 di Giuseppe Crimaldi

Altarini della camorra, scattano nuove indagini. Dopo il caso dei murales dedicati ad alcuni giovanissimi morti mentre commettevano rapine, adesso tocca al “tempietto” innalzato per ricordare il boss della “paranza dei bambini” Emanuele Sibillo.

Si muove l’Arma dei carabinieri del comando provinciale di Napoli, dopo la diffusione di alcuni video postati su Tik Tok che ritraggono un altarino all’interno del quale campeggia un busto con l’immagine del giovane ucciso nell’estate di sei anni fa al culmine di una sanguinosa faida di camorra nel centro storico di Napoli.

Scattano verifiche e accertamenti. E qui i video inneggianti a “ES 17” (come veniva chiamato il 19enne che decise di mettersi a capo di un gruppo criminale di giovanissimi che sfidarono i gruppi legati ai clan Mazzarella e Buonerba) non c’entrano. Si deve piuttosto chiarire chi, come e quando ha eretto in vico Santi Filippo e Giacomo l’ennesimo altarino, che con ogni probabilità risulterà del tutto abusivo.  Ma c’è dell’altro. Quella struttura pare che esistesse da diverso tempo, senza che nessuno se ne accorgesse, o tanto meno ne segnalasse l’esistenza: fino a quando a pensarci non sono stati gli stessi “seguaci” di Emanuele con la raffica di post sui social. Non a caso l’altarino è stato innalzato a pochi metri di distanza dalla casa in cui abita la famiglia Sibillo.

Nella lunga (quanto triste) casistica di certa agiografia criminale l’elenco dei messaggi postati sui social network, gli “omaggi” resi da cantanti neomelodici, i murales e gli altarini in onore di boss e di baby-rapinatori è lungo. Negli ultimi video di Tik Tok si susseguono immagini di ragazzi e ragazze commossi che si inginocchiano, baciano, dedicano frasi d’amore e di venerazione davanti alla statua che ritrae il giovanissimo boss barbuto.
Non è la prima volta che la figura di “ES 17” viene magnificata soprattutto da un pubblico di giovani. Su Youtube solo un paio di anni fa venne pubblicato un video tutto dedicato al ragazzo ucciso in via Oronzio Costa. Migliaia di visualizzazioni. E un tripudio di osanna. Ecco un condensato di commenti: «Manu, sei e rimarrai sempre nei nostri cuori». «Non ti dimenticheremo mai». «Con noi e dentro di noi. Ci manchi». Qualcuno scrisse anche: «Io che ho 28 anni e da siciliana odio la criminalità in tutte le sue sfaccettature, io, proprio io, sono qui a commentare e non me lo spiego. Non riesco ad inquadrarti nell’immagine del giovane boss. Eri brillante, ti esprimevi bene, eri curioso. Amavi, di un amore che mi è arrivato dritto al cuore». Dopo la diffusione di quel video furono tantissimi a farsi tatuare sulla propria pelle il tatuaggio con la sigla “ES 17”.

Dopo i murales eretti in memoria di Luigi Caiafa ed Ugo Russo, ora tocca all’altarino-icona di vico Santi Filippo e Giacomo. E in tale contesto non si possono non ricordare le parole pronunciate dall’avvocato della madre di Emanuele Sibillo, Rolando Iorio, in un’intervista a Otto Channel: «Non so nemmeno immaginare che cosa potrebbe succedere se ci fosse la rimozione forzata di questa edicola votiva. Penso che la famiglia si opporrà in tutti i modi anche perché è una costruzione in un’area privata».

 

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