Moby Prince 30 anni dopo, in un libro l’ipotesi di una pista mafiosa

Moby Prince 30 anni dopo, in un libro l’ipotesi di una pista mafiosa

AMDuemila 09 Aprile 2021

È scritto nella pubblicazione “Una strana nebbia” del giornalista Federico Zatti

Trent’anni sono passati dalla tragedia della Moby Prince in cui, nella notte del 10 aprile del 1991, 140 persone morirono nel porto di Livorno in quello che è ricordato come il più grave incidente della marina civile italiana. Su quei fatti ancora oggi non vi è una verità completa, ma adesso si è aperta una nuova ipotesi che potrebbe avere dei risvolti clamorosi: il disastro potrebbe essere stato frutto di una vendetta della mafia contro lo Stato, un anno prima della strage di Capaci. Ad ipotizzarlo è il libro appena pubblicato da Mondadori, “Una strana nebbia” di Federico Zatti. Nella pubblicazione viene riannodato un filo che legherebbe la Sicilia di Totò Riina alla Ravenna del Gruppo Ferruzzi, passando dalle cave di marmo di Carrara e dalle rotte marittime del petrolio, il giornalista ricostruisce una storia inedita che apre nuovi interrogativi. “Ho intitolato il libro ‘Una strana nebbia’ perché di nebbia si parlò fin dall’inizio. Era una delle basi su cui si è costruita la verità e il racconto di questo strano incidente – ha spiegato l’autore – Un traghetto che faceva la tratta Livorno-Olbia, appena uscito dal porto di notte, che va a finire contro una petroliera gigantesca ferma nella rada del porto. Colpisce la petroliera quasi a massima velocità. Come è possibile? La spiegazione che si individuò fin dalle prime ore dell’incidente fu quella di attribuirla a una nebbia molto densa e una imperizia del comandante del traghetto“. “Strana nebbia. Strana perché dopo 28 anni di racconto in questo senso la commissione d’inchiesta parlamentare che si è conclusa pochi anni fa ha distrutto queste verità processuali dicendo che non si può più parlare di nebbia“, ha aggiunto Zatti. E allora, se non è la nebbia, cosa sarà stato? Restano aperti moltissimi interrogativi. “Quello che ho fatto in questo libro è di aver cambiato il punto di vista. Se finora l’attenzione è rimasta concentrata sul traghetto e sulle 140 vittime io ho fatto l’operazione inversa. Ho iniziato a guardare la petroliera, quell’inerme, gigantesca petroliera che stava ferma in mezzo al mare. E ho iniziato a premi delle domande. Da dove veniva la petroliera? Dal posto dal quale si pensava sia arrivata, l’Egitto? Eppure c’è qualcosa che non torna in questo tragitto. Sono troppo pochi giorni di viaggio rispetto alla lunghezza delle miglia da coprire. Trasportava petrolio? Il comandante parlò di nafta, cioè benzina, mentre la petroliera avrebbe dovuto trasportare petrolio grezzo“. “Ecco che da queste domande io sono partito per ipotizzare una storia diversa. Ovvero quella di una vendetta mafiosa contro lo Stato per la gestione del petrolio. Allora la Moby Prince va contro la petroliera deliberatamente perché è stata dirottata. Questa è l’ipotesi che sostengo nel libro. Dopodiché sarà la magistratura che dovrà trovare le prove e determinare se questa è una verosimiglianza davvero reale“, ha sottolineato il giornalista. “Nel momento in cui io cambio il punto di vista e parlo della petroliera tutto il racconto è un racconto di petrolio e petroliere. Ecco, c’è una coincidenza che è stata poco messa in relazione con la tragedia di Livorno: 12 ore dopo, a circa 80 miglia di distanza, fuori dal porto di Genova, c’è un’altra petroliera, la Haven, che prende fuoco e si inabissa con il suo carico. Secondo me le due circostanze, due petroliere che prendono fuoco nei due principali porti italiani, sono da mettere in correlazione e forse troverebbero la spiegazione nell’ipotesi della vendetta mafiosa“. È una pista del tutto nuova, originale, inedita, e che naturalmente dovrà appoggiarsi su delle prove concrete. “Io la ipotizzo mettendo insieme degli elementi di congruenza e che rispondono a tutte le domande aperte sul caso Moby Prince. Dopodiché saranno altri a trovare le prove definitive di questa ipotesi“, ha spiegato. “Io racconto di una mafia che proprio in quegli anni voleva appropriarsi del petrolio. Voleva entrare nel grande business, stava forse per farlo attraverso un passaggio di società e la scalata all’Enimont, e immediatamente fu espulsa perché Gardini fu fermato. Si interruppe questo progetto di cui probabilmente Gardini non era a conoscenza. Lo era Panzavolta, il numero due del gruppo Ferruzzi. Quindi nel libro lego questi eventi tutti insieme. La possibilità che ci sia una sorta di vendetta come ci ricordiamo essere stata la vendetta contro lo Stato con la strage di Capaci“.

Tratto da: Askanews

fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/228-cosa-nostra/83151-moby-prince-30-anni-dopo-in-un-libro-l-ipotesi-di-una-pista-mafiosa.html

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