Minacce al Comandante Chiariello e bomba a Don Patriciello, le intercettazioni: “E’ stato quel cornuto per dare la colpa a noi”

Minacce al Comandante Chiariello e bomba a Don Patriciello, le intercettazioni: “E’ stato quel cornuto per dare la colpa a noi”

Di Antonio Mangione

30 Marzo 2022

Ha messo la bomba lì e ha fatto pensare che siamo stati noi”: si sfogava così, il 12 marzo scorso, Pasquale Landolfo detto “‘o Scagnato”, capo di una piazza di droga a Frattaminore capace di fruttare 7mila euro al giorno e soprattutto, secondo le recentissime indagini dei carabinieri coordinati dal pool anticamorra, oggi esponente di spicco della faida in corso nella periferia settentrionale di Napoli. Nell’ordinanza che ha portato all’arresto di 7 persone, ritenute una costola del Clan Pezzella, appartenenti al gruppo di via Turati a Frattaminore, vengono ricostruiti anche gli atti intimidatori nei confronti di Don Patriciello e del Comandante Biagio Chiariello.

In alcune conversazioni, infatti, gli interlocutori commentano alcuni episodi intimidatori verificatisi pochi giorni prima ai danni del comandante della polizia locale di Arzano, Biagio Chiariello e del parroco di Caivano don Patriciello.

Le minacce a Don Patriciello e del Comandante Biagio Chiariello

Dal tenore delle conversazioni si evince che gli indagati, in particolare Landolfo Pasquale e gli altri componenti del suo nucleo familiare, sono perfettamente a conoscenza delle vicende delittuose e delle dinamiche di criminalità organizzata in atto nei comuni dell’area nord di Napoli. In particolare Landolfo Pasquale esprime il proprio disappunto per gli eventi intimidatori posti in essere, che attribuisce al gruppo rivale di Mormile Vincenzo, ritenendo che gli stessi siano frutto di una strategia elaborata da quest’ultimo per far addebitare proprio al clan del Landolfo i fatti delittuosi, e far concentrare nei suoi confronti la reazione delle Forze dell’Ordine.

Il 12 marzo Landolfo, parlando con altre persone,  inizia a leggere un articolo sui social relativo all’atto intimidatorio subito da Don Patriciello presso la sua chiesa situata al Parco Verde. “Hanno messo in mezzo anche a quello della Polizìa Municipale (Comandante dei Vigili di Arzano Biagio CHIARIELLO ndr)” e aggiunge seccato “questi ora pensano che siamo stati noi fautori degli attentati.. questi ora pensano che siamo stati noi di qua… hai capito?… ad Arzano hanno fatto il vigile urbano, e di qua a questo”… il figlio Massimo ribatte “no, perché sta scritto il fatto del vigile urbano… che dici ci vogliamo mettere un pò addosso a questo? (intendono una ritorsione violenta ndr)”. Il padre chiede a chi si stia riferendo “a chi?” e il figlio ribatte: “a Vincenzino (MORMILE Vincenzo ndr)”. Il padre chiede conferma che si trovi a Frattaminore “ma sta qua?”, il figlio:“all’80%…secondo me sta qua… quattro cinque giorni fa vidi pure uscire una cinquecento veloce veloce”…”una cinquecento grigia…”. 

Più tardi Massimo Landolfo, leggendo un altro articolo sui social, riapre il discorso “ora quello che fai fai , u giornali mettono questo in mezzo (faida di Frattamaggiore -Frattaminore ndr)”. Il padre infastidito che l’atto intimidatorio a Don Patriciello possa essere attribuito al suo gruppo ribatte “si… ma a mettere una bomba sotto la chiesa di quello no!!!! qualche cornuto…ha fatto anche i manifesti…hai capito? sono stati loro….” e aggiunge “io sii manderei una lettera… dicendo che qui non esiste proprio poi contro la Chiesa!!!! uccidiamoci tra di noi ma la Chiesa è Sacra…questo sporco uomo di merda e cornuto”… “uccidetevi fra di voi ma la Chiesa…. qualche cornuto l’ha messo per far credere che siamo stati noi”… “ma perché i manifesti…”. 

Le intercettazioni 

Dunque i Landolfo precisano che i manifesti ad Arzano contro Chiariello non sono stati i Monfregolo a metterli, ma da qualcuno per far ricadere la colpa su di loro. “Ma che stiamo facendo le pagliacciate? sempre quel Vincenzino cornuto…è stato…sìcuramente lui è stato…te lo dico io…pensa di starsene sempre li dentro… ha messo la bomba lì e sii ha fatto pensare che siamo noi…. ”.

Dalle conversazioni captate emerge dunque che Landolfo e il suo gruppo siano verosimilmente estranei agli atti intimidatori posti in essere nei confronti di Don Patriciello (ordigno esploso nella notte tra il 12 e 13 di marzo) e del Comandante della Polizia Municipale di Arzano, Biagio Chiariello, attraverso il manifesto funebre rinvenuto presso quel Comando di Polizia.

Gli indagati si mostrano infastiditi del fatto che possano essere ricollegati a tali episodi arrivando ad ipotizzare che dietro tali eventi ci possa essere la regia di Mormile Vincenzo, loro avversario, nei confronti del quale si ripropongono di attuare una ritorsione (…ci vogliamo mettere un po’ addosso a questo?,..), in quanto ritengono che lo stesso stia facendo ciò unicamente per attirare su di loro l’attenzione delle forze dell’ordine.

Fonte:https://internapoli.it/minacce-al-comandante-chiariello-e-bomba-a-don-patriciello/

Archivi