AMDuemila 03 Ottobre 2024
Nicola Gratteri: “Liberato un pezzo della città”. Emerso prezzario dei boss per assegnare le case popolari del quartiere di Ponticelli
Una maxi operazione contro la camorra ha sbaragliato gli assetti camorristici della zona orientale di Napoli. Dalle prime ore dell’alba, circa 350 agenti della Polizia di Stato hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 60 soggetti, accusati di reati che vanno dall’associazione di stampo mafioso al tentato omicidio, dall’estorsione al traffico di droga. L’ordinanza è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), e mira a colpire duramente i clan De Micco e De Martino, da tempo attivi sul territorio.
Secondo le prime indiscrezioni, gli arrestati sono gravemente indiziati di reati mafiosi, concorso esterno in associazione mafiosa, possesso di armi e ordigni esplosivi, furto e ricettazione. Tra i reati contestati figurano anche episodi di estorsione, tipici della strategia di controllo del territorio dei clan, e un vasto traffico di stupefacenti. Il blitz arriva dopo una lunga indagine coordinata dalla DDA, che ha ricostruito le dinamiche di potere dei clan De Micco e De Martino, che da anni si contendono il controllo delle attività criminali nell’area orientale della città. Nella conferenza stampa gli inquirenti, capeggiati dal procuratore Nicola Gratteri, hanno spiegato che un gruppo criminale agiva trasversalmente tra la zona orientale di Ponticelli e i Quartieri Spagnoli. L’indagine, che abbraccia l’arco di due anni (2021-2022), ha documentato l’esistenza della cosca che faceva capo alle famiglie De Micco (nota come dei Bodo, personaggio manga che si tatuano per riconoscersi) e De Martino (detti anche ‘XX‘), legati a loro volta al potente clan Mazzarella. Nella faida ormai decennale nel quartiere di Ponticelli tra il clan D’Amico (Fraulella) e i De Micco, sul territorio di Ponticelli, poi, ha assunto un ruolo predominante il clan De Luca/Bossa che, unitamente alle famiglie Minichini, Casella, A
Ampi spazi di manovra nella gestione del narcotraffico in città
L’organizzazione criminale al centro delle indagini era in grado di gestire l’intera filiera del narcotraffico, dall’approvvigionamento di ingenti quantità di cocaina, crack, marijuana e hashish – fino allo smercio della droga al dettaglio. Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati circa 200 chili di droga di diverso tipo, oltre a un laboratorio utilizzato per la raffinazione e il confezionamento del crack e un locale per lo stoccaggio e la preparazione di altri tipi di droga. Documentata, attraverso vari sequestri, la elevata disponibilità, da parte del gruppo criminale, di armi da fuoco comuni e da guerra e relativo munizionamento, di ordigni da guerra e rudimentali e di locali adibiti alla manutenzione delle armi. In particolare, nella zona del cosiddetto grattacielo di Ponticelli, in largo Claudio Molinari, fu scoperto e sequestrato un locale adibito alla conservazione e manutenzione di armi di grosso calibro, con arnesi per la pulizia e per la lubrificazione delle armi, oltre a un ordigno da soft air, appositamente modificato per diventare micidiale. Ulteriori ordigni bellici sono stati rinvenuti in altri due covi scoperti, rispettivamente, nella zona del Rione Fiat e nell’area delle cosiddette Case di Topolino. Il clan, inoltre, gestiva in monopolio il racket degli alloggi popolari, grazie alla capacità di affidare le abitazioni a persone compiacenti e dietro il pagamento di un corrispettivo in denaro. La pervasività del clan, in questo settore, si esprimeva anche nella gestione delle attività di pulizia dei comprensori popolari di Ponticelli, affidati ad affiliati ai quali gli inquilini erano costretti a rivolgersi. Numerose infatti le minacce documentate nei confronti degli abitanti degli stabili, obbligati dal clan a versare quote di denaro a rappresentanti delle ditte ‘amiche’. Infine, sono state documentate numerose condotte estorsive portate avanti con la tecnica del cavallo di ritorno; alcuni indagati, infatti, erano dediti al furto di auto e motoveicoli che, successivamente venivano restituiti ai legittimi proprietari solo dietro il pagamento di ingenti somme di denaro I guadagni del gruppo sono stati in parte ricostruiti, anche grazie al sequestro di alcuni libri contabili del clan, documentazione grazie alla quale e’ stato possibile ricostruire gli introiti derivanti sia dalla fornitura delle piazze di spaccio controllate – con indicazione anche di nomi e alias dei singoli pusher – sia dalla gestione della redditizia attività di pulizia degli alloggi popolari.
Infine è emerso anche che il clan De Micco-Di Martino aveva un prezzario per assegnare le case popolari del quartiere di Napoli di Ponticelli, in particolare del rione Fiat, a occupanti abusivi. A seconda del grado di gradimento nei confronti della nuova famiglia occupante, la cifra da pagare alla cosca oscillava tra i 2.000 e i 5.000 euro.
Gratteri: “Liberato un pezzo di Napoli”
Parlando con i giornalisti in conferenza stampa, il procuratore Gratteri ha detto che “un pezzo della città, questa notte, è stato liberato da 60, sì, presunti innocenti, ci mancherebbe altro, però dalle intercettazioni telefoniche, ambientali, dalle dichiarazioni incrociate di più collaboratori di giustizia siamo riusciti, dal nostro punto di vista, a dimostrare il livello di controllo e di penetrazione di una fetta della città. Penso che i cittadini di Napoli, di una fetta della città, questa mattina sono più liberi“.