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Malpensa e Orio, i negozi aperti con i finanziamenti della camorra

Il Corriere della Sera, Mercoledì 18 novembre 2015

Malpensa e Orio, i negozi aperti con i finanziamenti della camorra
Tra gli imprenditori anche Giovanni Cottone che voleva scalare Telenova. Collaborazioni e favori ma in un rapporto di sottomissione al finanziatore nero

di Gianni Santucci

Il costruttore con uffici in Porta Romana. Il proprietario di una concessionaria in Città Studi. Il commerciante all’ingrosso. L’immobiliarista. E poi Giovanni Cottone, ex socio di Paolo Berlusconi (per i decoder digitali, anno 2007), ex marito di Valeria Marini (nel 2013), proprietario di un piccolo impero dell’elettronica e del marchio Garelli, con il quale ha rilanciato la Lambretta (dal 2008). Eccoli, gli imprenditori «puliti» che si accomodavano ai tavoli di bar e ristoranti in piazza Risorgimento, via Mameli, via Poerio, corso Indipendenza: tra le facciate dei palazzi d’epoca, a un chilometro dal Duomo, si sedevano di fronte al mammasantissima della camorra Vincenzo Guida e al suo «colonnello» Alberto Fiorentino. Chiedevano prestiti. Affidavano i loro affari al finanziamento di una banca clandestina e criminale. Si appoggiavano a Guida in quanto proprietario dell’unico «istituto di credito» che, alla richiesta di 300 mila euro in contanti, poteva rispondere: «Basta che me lo dici la sera per l’indomani, li ho già in un posto». 

«Carne a cuocere»

I poliziotti della prima sezione della Mobile hanno pedinato, filmato e intercettato per un anno i boss e i loro «clienti». L’inchiesta «Risorgimento», condotta dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e i pm Celle-D’Amico della Dda, rappresenta una sorta di seminario dal vivo per chi voglia studiare i legami distorti tra economia legale e finanza criminale nel cuore di Milano. Il dirigente della Squadra mobile, Alessandro Giuliano, ha spiegato: «Sono gli imprenditori che hanno scelto di chiedere finanziamenti clandestini, e hanno fatto il passo ben sapendo con chi avrebbero avuto a che fare, perché bastava un semplice controllo in Google ». Guida ha una condanna per associazione mafiosa ed è uno storico esponente della camorra a Milano: della costola alleata fin dagli anni Ottanta con Cosa nostra. Al boss, l’imprenditore Giovanni Cottone (non indagato in questa inchiesta) si rivolgeva con confidenza: «Compare mio come stai, gioia mia, tutto bene?». E poi, discutendo di affari: c’è «tantissima carne a cuocere, tanta!». 

La «scalata»

Per 9 volte, tra il 10 giugno e il 20 ottobre 2015, gli investigatori della polizia tracciano gli ingressi del factotum di Giovanni Cottone in corso Indipendenza 16, abitazione di Guida. Consegna, in contanti, 10, 25, 28, 30 mila euro. Dalle conversazioni si scopre che Cottone, il 5 di ogni mese, dovrebbe rimborsare 75 mila euro. Il prestito iniziale potrebbe superare il milione. Un flusso di denaro enorme, che coincide con alcuni grossi affari che l’imprenditore sta portando avanti nei primi mesi del 2015, quando i giornali iniziano a parlare della «scalata» all’emittente Telenova. Nelle conversazioni si parla di un business da 5 milioni. 

Cottone parla da telefoni intestati alla sua maggiore azienda, la Motom, sede in Foro Bonaparte. Da un cellulare spiega a Vincenzo Guida che sta spostando la filiale di un’impresa estera di lavoro interinale da Ascoli a Milano. E soprattutto che sta allargando la sua rete di punti vendita Akai, accessori per telefonia, all’interno degli aeroporti italiani. Dice a Guida: «Ho finito adesso a Napoli e ho preso due postazioni meravigliose, faccio due negozi a Napoli, bellissimi». I rapporti tra l’imprenditore d’assalto e il finanziatore criminale sono sempre cordiali. E alcune conversazioni lasciano intravedere una sorta di «accordo tra soci»: «Sto organizzando questa cosa a cui credo moltissimo… – dice Cottone al suo compare – però ho bisogno di te dopo chiaramente». I negozi Akai approdano a Torino, Malpensa, Linate, Orio al Serio. La convalida dell’arresto di Guida e Fiorentino, firmata dal gip Giuseppe Gennari, si sofferma molto su questa rete di negozi, per la quale avviene una ulteriore saldatura tra i due «mondi»: Cottone intende assumere la compagna di Guida (per ingraziarselo) come responsabile dei punti vendita della Lombardia. E poi suggerisce al camorrista l’assunzione di un suo parente a Napoli, per sfruttare una sorta di «protezione» assicurata dal nome della famiglia. Pur tra cortesie e collaborazioni (ed è questo che gli imprenditori «puliti» spesso dimenticano), il rapporto rimane comunque di sottomissione al finanziatore nero: quando Cottone rimane indietro con i pagamenti, e versa solo 25 mila euro, Guida sbotta di rabbia: «Me ne doveva 75… stai sballando Giovanni!!». 

«Avvertimi la sera»

È stato un buon «cliente», affidabile, puntuale nel rispondere a tutti gli inviti nei quali la «banca» chiedeva di andare «a prendere un caffè» in zona piazza Risorgimento. Tra il 19 dicembre 2014 e il 26 maggio 2015, un immobiliarista incensurato ha regolarmente versato a Guida gli 8 mila euro di interessi. Poi ha restituito il capitale: 100 mila euro il 29 giugno, 106 mila il 9 luglio. Ma ancor più interessante è quel che accade dopo: la «banca» della camorra ha interesse a continuare il rapporto; l’immobiliarista ritiene che, per operazioni a breve/medio termine, il «socio» camorrista sia l’ideale per rapidità e facilità di reperire fondi. Così concorda un nuovo prestito: interessi convergenti nel mondo di mezzo tra imprenditoria e criminalità. Il 15 settembre l’immobiliarista ritira 300 mila euro cash in casa di Vincenzo Guida. La metà di quando concordato. Il «banchiere» rassicura: «La differenza quando la vuoi?» (si parla di altri 300 mila euro). «Penso per fine novembre». «Ah, non adesso?». Comunque: «Se dovesse capitare che ti servono prima, basta che me lo dici stasera per domani. Io li ho già in un posto».