Mafia, l’allarme di Libera sulle infiltrazioni al Centro-Nord
Lo studio dell’associazione sui processi
Tiziano Valle
La geografia dei clan in Italia si fa sempre più complessa, muovendosi su un doppio binario: da un lato le roccaforti storiche, dall’altro una presenza silenziosa ma pervasiva nelle regioni economicamente più forti del Paese. A fare il punto sulla diffusione del fenomeno è l’associazione Libera, che ha analizzato i recenti dati istituzionali offrendo una fotografia nitida della criminalità organizzata contemporanea.
La mappa delle Procure distrettuali in prima linea
Il punto di partenza dell’analisi è la delibera n. 39/VQ/2024 del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Questo documento ufficiale individua le Procure distrettuali che operano nei territori a più alta densità di criminalità organizzata di stampo mafioso. L’elenco mappa undici procure strategicamente cruciali: Bari, Caltanissetta, Catania, Catanzaro, Lecce, Messina, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Salerno e Roma. Questo censimento, basato rigorosamente su dati e fonti istituzionali, viene definito da Libera come un vero e proprio “punto di riferimento” per comprendere dove si concentra la pressione mafiosa più tradizionale.
La metamorfosi dei clan: meno violenza, più affari
Il quadro, tuttavia, non si esaurisce con le mappe tradizionali. Negli ultimi decenni le mafie hanno cambiato pelle, assumendo forme articolate e diffuse. Come sottolinea Libera in una nota, i clan oggi preferiscono non manifestarsi attraverso la violenza esplicita o gli atti di sangue eclatanti. La parola d’ordine è diventata sommersione. Le mafie contemporanee preferiscono muoversi nell’ombra del tessuto economico, sfruttando: infiltrazioni societarie e condizionamento delle imprese locali; riciclaggio di denaro sporco; reti di relazioni opache con la politica e l’imprenditoria, capaci di condizionare profondamente la vita dei territori.
I numeri del contagio al Centro-Nord
A conferma di questa evoluzione ci sono una serie di indicatori pubblici e oggettivi. La presenza stabile di articolazioni mafiose non è più un’ipotesi investigativa, ma una realtà certificata da sentenze definitive in città simbolo del Nord come Milano, Torino, Reggio Emilia e Bologna.I segnali d’allarme che dimostrano il radicamento in regioni storicamente considerate “immuni” (come Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana) sono molteplici.
I quattro pilastri della presenza mafiosa al Nord
Interdittive antimafia: il boom di provvedimenti prefettizi che bloccano le aziende colluse. Operazioni sospette: l’impennata di segnalazioni antiriciclaggio registrate dall’UIF (Ufficio di Informazione Finanziaria) nelle grandi aree metropolitane. Beni confiscati: i dati dell’ANBSC (Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati) che vedono un numero sempre maggiore di immobili e aziende sottratti ai clan al Nord. Processi per riciclaggio: l’aumento dei procedimenti penali legati ai flussi di denaro sporco ripulito nell’economia legale. La sfida nel contrasto alle mafie, suggerisce l’analisi, non si gioca più solo sul piano del controllo militare del territorio, ma soprattutto sulla capacità di intercettare i movimenti finanziari e proteggere l’economia sana del Paese.
Fonte:https://www.metropolisweb.it/2026/06/13/mafia-lallarme-libera-sulle-infiltrazioni-al-centro-nord/