La Repubblica
Mafia, il boss camorrista rivela: “Portai voti a Procaccini”. L’europarlamentare nega
di Clemente Pistilli
Marano intercettato: “Mi chiese aiuto e sapeva chi ero, ma una volta eletto ha preso le distanze”. Per i carabinieri è credibile
30 Dicembre 2025 alle 08:27
«Però è sempre una bella botta su Procaccini a livello del Parlamento tutte queste cose qua. È grave e mo è o non lo è non sei guardato più bene. A me all’epoca, ero uscito da poco da carcerato, mi chiamò Gavino, me lo presentò e mi disse: me la dai una mano e gliela diedi. E lo sapeva io chi ero. Non è che non lo sapeva. Poi dopo ha fatto vedere che non mi conosceva più».
È il 3 agosto 2022, due settimane prima Terracina è stata sconvolta dall’inchiesta denominata Free Beach, relativa alla gestione del demanio marittimo, che ha portato all’arresto anche della sindaca Roberta Tintari, di FdI, di due assessori e del presidente del consiglio comunale, mentre all’europarlamentare Nicola Procaccini, poi prosciolto, è stato consegnato un avviso di garanzia. A parlare in un bar, intercettato da una cimice piazzata dai carabinieri, è Eduardo Marano, marito di Patrizia Licciardi, esponente dell’omonimo clan, finito in carcere due settimane fa nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Roma, tra ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso, estorsione, turbative d’asta e trasferimento fraudolento di valori.
Marano, ritenuto dagli inquirenti un esponente dell’Alleanza di Secondigliano, sostiene di aver portato voti a Procaccini quando si candidò per la prima volta a sindaco di Terracina, nel 2011, che fu l’attuale europarlamentare a chiedergli aiuto, che a presentarli fu Gavino De Gregorio, il consigliere comunale ora arrestato perché ritenuto a disposizione del clan, e che una volta eletto l’esponente di Fratelli d’Italia, al suo secondo mandato al Parlamento europeo e co-presidente del Gruppo dei conservatori e dei riformisti europei, aveva preso le distanze non volendo veder accostato il suo nome alla mafia.
Parole che i carabinieri, nell’informativa inoltrata alla Dda di Roma, definiscono credibili, ma che vengono respinte da Procaccini, che nega di conoscere Marano.
«Poi dopo salì – afferma intercettato l’esponente del clan, riferendosi all’europarlamentare – e si comportò male. Hai capito? Io gliela diedi una mano a suo tempo. Quando me lo disse Gavino che era una brava persona. Poi lui salì e entrò la dentro. E glielo dissi anche a Gavino che gli abbiamo dato una mano». «Quando vi serve – aggiunge l’arrestato – poi dopo il pregiudicato…». E commentando sempre l’indagine che aveva portato all’arresto della sindaca e alla caduta anticipata della giunta a trazione FdI: «Procaccini non ha neanche l’immunità». Per poi concludere, parlando del Comune di Terracina: «Perché comanda Procaccini».
Per i carabinieri, «l’episodio narrato da Marano appare credibile e coerente con le circostanze di tempo e di luogo da lui descritte, perché riferito alla campagna elettorale del 2011, in occasione della prima candidatura di Procaccini a sindaco di Terracina».
L’europarlamentare, che non è indagato, nega. Procaccini, il più votato a Bruxelles dopo Giorgia Meloni: «Mai chiesto voti a Marano. Non so neanche chi sia questa persona. Non lo conosco e se lo dovessi incontrare non lo saprei riconoscere, non so che volto abbia». L’esponente di FdI precisa infine: «Non escludo che possa averlo incontrato in campagna elettorale, dove si incontra tanta gente, ma se è successo non avevo comunque idea di chi fosse. Non mi è mai stato presentato, non me lo ha presentato De Gregorio e non ho dunque mai chiesto a lui voti».
Fonte:https://roma.repubblica.it/cronaca/2025/12/30/news/mafia_boss_camorra_terracina_voti_procaccini-425067298/?ref=RHLM-BG-P15-S1-T1-fdg3