Operazione contro un sistema criminale di scommesse clandestine e piattaforme digitali irregolari. Contestate associazione a delinquere, riciclaggio e frode: ricostruito un meccanismo illecito basato su “totem” e piattaforme online non autorizzate
Di Francesco Pesante 2 Dicembre 2025
È un’operazione di vasta portata quella eseguita dai carabinieri su delega della Procura di Salerno, sfociata nell’applicazione di 21 misure cautelari personali e reali nei confronti di cittadini residenti tra le province di Salerno, Napoli e Foggia. Tra gli indagati figura anche un uomo di San Severo, Giovanni Petruzzellis, 48 anni, residente a Manfredonia.
Il provvedimento, firmato dalla giudice per le indagini preliminari Annamaria Ferraiolo, ricostruisce una presunta associazione criminale dedita — secondo l’ipotesi accusatoria — alla gestione continuativa e organizzata di gioco e scommesse illegali, con profitti generati all’esterno dei circuiti autorizzati dello Stato.
I nomi e la struttura dell’organizzazione
Tra i destinatari delle misure figurano, tra gli altri, Salvatore Buontempo (Gragnano), Antonio Cavaliere (Salerno), Domenico Chiavazzo (Nocera Inferiore), Antonio Coppola (Sarno), Edoardo De Prisco (Scafati), Luca e Vincenzo De Virgilio (Pagani), Luca Di Maio (Nocera Inferiore), Carmine Di Tommaso (Gragnano), Catello Fontanella (Sant’Antonio Abate), Gianluca Hassan (Pompei), Giuseppe Inserra (Castellammare), Manolo Martinez (Napoli), Paolo Memoli (Salerno), Adele Montella (San Paolo Bel Sito), Massimiliano Montella (Pompei), Gennaro Nappi (Pompei), Carla Novi (Nocera Inferiore), Alberto Puolo (Nocera Inferiore), Enzo Ruggiero (Nocera Inferiore) e, appunto, Giovanni Petruzzellis, classe 1977.
Secondo la procura, gli indagati avrebbero operato “in maniera continuativa” un sistema illecito capace di aggirare le norme statali che regolano il gioco legale. Le accuse principali sono associazione a delinquere, esercizio abusivo del gioco e delle scommesse, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.
Il giro illecito ruotava attorno alla raccolta di scommesse sportive e di gioco online tramite piattaforme prive di concessioni AAMS, bypassate con un sistema tecnologico avanzato che consentiva l’accesso ai siti esteri oscurati in Italia. Nelle carte emergono anche gli interessi della mafia, in particolare del clan di Cosa Nostra, Ercolano-Santapaola e della cosca calabrese Arena-Nicoscia.
Il cuore del sistema: piattaforme estere e “totem” digitali
L’ordinanza descrive nei dettagli il meccanismo di funzionamento della rete, basata sull’utilizzo di siti come lirebet.com, successivamente librebet.net e di una piattaforma denominata Lireservice, installata all’interno di totem digitali distribuiti nei pubblici esercizi.
Si trattava di un modello “misto”, come spiegato da uno degli indagati, Nicola Femia alias “Rocco”, collaboratore di giustizia: i totem erano collocati in sale scommesse, circoli ricreativi e bar, consentendo agli utenti di accedere a giochi e puntate illegali attraverso un’interfaccia apparentemente lecita.
Un estratto riportato negli atti chiarisce la strategia: “Accendo la macchina, appare una vetrina come se lei va su un sito e-commerce. Scrive: compra telefono online… poi fai l’oroscopo, costa 20 euro… ma quei 20 euro sono punti per giocare ai giochi promozionali. È un modo per mascherare il gioco illecito”.
Un vero e proprio sistema parallelo che, secondo la procura, aveva lo scopo di occultare la natura delle scommesse e proteggere gli incassi da eventuali controlli.
La piramide del gioco illecito: dai vertici ai “players”
Dalla documentazione emerge una struttura gerarchica precisa, definita dagli inquirenti come una vera piramide del gaming illegale. Ai vertici, subito sotto la società internazionale produttrice dei giochi, compaiono Domenico Chiavazzo, Paolo Memoli e Giovanni Petruzzellis, individuati come gestori delle piattaforme “Lirebet” e dell’intero sistema integrato di scommesse clandestine.
Un gradino più in basso operavano i Master Agents, responsabili dell’acquisto diretto dei servizi dal vertice e, spesso, collegati a organizzazioni criminali.
Da questi si passava ai Super Agents, incaricati della distribuzione su vasta scala, fino ad arrivare agli esercenti presso cui venivano installati i totem digitali: bar, circoli ricreativi, sale slot. Alla base della piramide c’erano infine i players, i clienti finali che, inconsapevoli del sistema criminale, introducevano denaro nel circuito.
Legami con precedenti inchieste e contatti con clan mafiosi
La gip collega le condotte attuali a precedenti procedimenti aperti dalle Direzioni distrettuali antimafia di Bologna e Napoli, evidenziando la “forte connessione” con indagini come la Cerberus, che nel 2016 aveva già documentato l’interesse del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia per il settore del gaming illegale.
Secondo l’ordinanza, alcuni sodali di Chiavazzo e Memoli intrattenevano rapporti con esponenti criminali attivi nel settore delle scommesse clandestine anche nelle province di Catania, Messina, Caserta e Crotone. Tra i gruppi citati figurano il clan Romeo–Ercolano–Santapaola, il clan D’Alessandro, la fazione Schiavone dei Casalesi e la cosca Arena–Nicoscia di Isola Capo Rizzuto.
Un quadro che, per la magistratura, conferma la dimensione nazionale e la pericolosità dell’organizzazione, capace di interfacciarsi con realtà mafiose consolidate per ampliare la rete del gioco illecito.
Una rete ramificata tra Campania e Puglia
L’indagine ha permesso di ricostruire una rete che operava su più province, con centrali logistiche, terminali fisici, punti di raccolta e un sistema di gestione che sfruttava tecnologie cloud e dispositivi di accesso remoto. Nocera Inferiore, Angri, Gragnano, Pompei, Scafati, Pagani e Sant’Antonio Abate sono tra i centri principali individuati.
Il coinvolgimento del 48enne di San Severo evidenzia anche una diramazione nel Foggiano, dove il gruppo avrebbe esteso una parte delle attività connesse al circuito illegale.
Le accuse e il prossimo passo
Spetterà ora alla magistratura verificare la fondatezza dell’impianto accusatorio durante le fasi processuali. Il Tribunale ha intanto disposto sequestri, perquisizioni e misure cautelari per impedire la prosecuzione dell’attività illecita.
Il provvedimento della gip Ferraiolo conclude sottolineando come il sistema individuato fosse “totalmente simile alle slot machines” ma costruito per eludere le norme dello Stato, generando “profitti non tracciabili e reinvestiti nella rete criminale”. L’indagine resta aperta e si attendono ulteriori sviluppi.
Fonte:https://www.immediato.net/2025/12/02/mafia-e-gioco-dazzardo-la-piramide-del-gaming-illegale-21-indagati-tra-il-foggiano-e-la-campania/