Cerca

L’irredimibile Totò Cuffaro

Elio Collova 04 Dicembre 2025

Quando, alcune settimane fa, ho scritto il mio ultimo articolo sulle performances giudiziarie di Totò Cuffaro, non sbagliavo sostenendo che, se non fosse stata promulgata la legge sull’interrogatorio preventivo, l’ex governatore della Regione Sicilia, sarebbe finito agli arresti molto prima. 

E quindi ricomincio da lì, dall’irredimibilità di Cuffaro. Chi gioca col fuoco si brucia e lui puntualmente si brucia. Ma sembra che la cosa non lo riguardi più di tanto; l’importante è delinquere. E oggi il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, ha ordinato per lui gli arresti domiciliari. 

Altro che volontariato in Burundi in aiuto alle popolazioni bisognose, altro che buona condotta durante il precedente periodo di carcerazione, altro che rieducazione per il reinserimento nella società civile. 

E difatti sembra proprio che si sia ben reinserito nella società civile, se un giudice, su richiesta della Procura di Palermo, ha deciso di mandarlo agli arresti domiciliari.

Diciamolo chiaramente, il vero peccato originale di Totò Cuffaro è il grande amore che nutre per la politica; lui stesso l’ha più volte dichiarato pubblicamente: “la politica attiva è un ricordo bellissimo che non farà più parte della mia nuova vita. Ora ho altre priorità. Ho amato la politica e non rinnego nulla di ciò che ho fatto, non mi sento tradito”.

Quindi quella vecchia passione per la politica non si è mai sopita e tutto lascia pensare che anche durante la precedente carcerazione sia rimasta pronta a ridiscendere in campo.

In effetti sembra che Totò Cuffaro non abbia mai smesso di esercitare il proprio potere, neanche nel periodo della precedente detenzione. In ambiente politico non sono pochi coloro che si spingono più innanzi sostenendo che la cella dell’ex presidente fosse talvolta aperta per potere ricevere amici, parenti e conoscenti. Se ciò fosse vero sarebbe gravissimo e ci sarebbe da pensare ad una corposa serie di complicità che ne avrebbero agevolato le manovre. Per questo le affermazioni di cui trattasi possono rientrare solo nelle chiacchiere popolari, salvo prova del contrario.

Tuttavia – e lo dice la Procura di Palermo nella richiesta di arresti domiciliari inviate al GIP – si ha motivo di credere che Cuffaro, anche durante la sua detenzione, avesse esercitato il proprio potere, fornendo disposizioni ai propri amici politici ed altri accoliti, al fine di tenere sotto controllo il consenso popolare e le istituzioni stesse. Perché, non v’è dubbio che il potere esercitato da Cuffaro nella vita pubblica, nel comitato d’affari, viene tutto dal consenso popolare. Il potere di Cuffaro è ben radicato nel territorio ed è stato costruito nel tempo dall’ex presidente con il coinvolgimento di altri fedeli e fidati soggetti che sotto le insegne della cristianità erano al servizio del presidente.

Aveva le idee chiare Cuffaro e le dichiarazioni pubbliche circa il suo disinteresse a scendere nuovamente in politica, altro non erano che depistaggi preconfezionati in attesa che si presentasse il momento più appropriato, al fine di ridurre al minimo gli eventuali scontri con le parti politiche avverse.

Le accuse della Procura sono gravissime; tutti reati contro la pubblica amministrazione che Cuffaro  commette, con grande spudoratezza sicuramente agevolato dalla riabilitazione ottenuta dal tribunale del riesame. Infatti non c’era gara, appalto, concorso in cui non ci fosse in cambio una dazione in denaro o in altre forme di benefit.

In buona sostanza Cuffaro, nonostante la precedente condanna, nonostante la vita carceraria, continua a rimanere un centro di interessi nell’ambito della vita pubblica siciliana, in particolare nel settore della sanità. Il suo straripante potere gli ha consentito di avere un ruolo di preminenza che utilizza con sfrontatezza entrando a gamba tesa nella regia della distribuzione dei posti più ambiti nella pubblica amministrazione.

E quindi, nel ritenere che fosse finalmente il momento giusto, rifonda la democrazia cristiana, insieme agli uomini più forti del panorama politico siciliano.

Dagli atti dell’inchiesta – lo scrivono i P.M. – emerge che Cuffaro aveva intessuto un programma con finalità ben precise; pare pertanto che tutte le operazioni politiche compiute – dalla rifondazione della democrazia cristiana in poi – avessero come obiettivo la crescita del consenso popolare per ritornare a presiedere la Regione Siciliana.

E ciò, nonostante fosse a conoscenza del fatto che era oggetto di indagini da parte della Procura di Palermo. Infatti ha continuato ad usare gli stessi metodi, con le talpe a disposizione ben piazzate negli uffici della sanità.

Ecco cos’è Salvatore Cuffaro, detto Totò. Un uomo irredimibile, che nonostante le condanne e le carcerazioni, non demorde e continua imperterrito, con impassibile arroganza, a gestire quel grande potere a cui molta parte della popolazione guarda, purtroppo, con simpatia ed appoggio.

Ma andiamo ai fatti di oggi (ieri).

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, su richiesta della Procura della Repubblica, ha emesso l’ordinanza di applicazione delle misure cautelari (N.9567/2023 RGNR E N. 11744/2023) nei confronti di diciotto persone fisiche ed una persona giuridica, fra le quali spiccano i nomi di Salvatore Cuffaro e Francesco Saverio Romano, membro della Camera dei deputati.

Cuffaro, che oggi ricopre la carica di segretario del partito nazionale “Nuova Democrazia Cristiana in Sicilia”, secondo quanto è emerso dalle indagini, avrebbe compiuto gravi e illecite interferenze nelle nomine dei dirigenti e funzionari pubblici regionali, in particolare nei settori più strategici   (sanità, appalti, opere pubbliche) allo scopo di acquisire un potere di controllo nell’ambito della pubblica amministrazione derivante da conseguenti “accordi corruttivi” in occasione di gare, appalti, concorsi pubblici.

Dalle intercettazioni telefoniche emerge che lo scopo primario di tali criminose attività, era quello di non serve solo a fare bene… al pubblico… serve anche a fare bene a Democrazia Cristiana…”.  E’ dunque lo stesso Cuffaro a sostenere la necessità di realizzare una sorta di “bacino elettorale” per lanciare il partito appena costituito. Attività tipica del “cuffarismo” fondato sul ben noto sistema clientelare. 

In buona sostanza – e lo leggiamo in diverse pagine dell’ordinanza delle misure cautelari – avrebbe stretto illeciti patti corruttivi con tali suoi sodali in cambio di assicurati vantaggi in occasioni di gare, concorsi, aste e quant’altro potesse garantire dazioni in danaro o altro genere di “benefit”. 

Scrive il Gip: “Prospettando che il suddetto “”metodo Cuffaro”” costituisce la struttura portante di un’associazione a delinquere dedita al condizionamento dell’azione amministrativa regionale (…) si ipotizzava infatti che Salvatore Cuffaro  – attraverso mezzi, luoghi, strutture e il già descritto “”modus operandi”” ripetuto e collaudato – sfruttando interessenze e contiguità con imprenditori e pubblici funzionari, fosse al vertice di un sodalizio composto anche da Carmelo Pace, Vito Raso e Antonino Abbonato, che pilotava l’assegnazione di gare pubbliche,  appalti e comunque procedure amministrative a soggetti vicini e/o compiacenti. Detto condizionamento aveva quale scopo finale di alimentare le capacità operative e il consenso elettorale della “”Nuova Democrazia Cristiana””. 

Insomma, non possiamo che tornare sull’irredimibilità di Salvatore Cuffaro: un personaggio fatto di politica, che nonostante gli annunciati allontanamenti da quel mondo, ci ritorna con tanta voglia di operare. Ma quale politica? Quella di Cuffaro è la politica corrotta e malversata, quella che ambisce alle poltrone più fruttuose solo per il proprio tornaconto; quella che si inventa un partito per gestire illecitamente gli affari pubblici. 

Dice il Gip che l’intensa attività dell’ex governatore della Sicilia che prometteva incarichi, assunzioni, posti di tutto riguardo o poltrone strategiche, a politici, pubblici funzionari e imprenditori, generava un’attività di “fidelizzazione”da parte dei beneficiati, a volte anche creduli e sprovveduti cittadini, ma comunque elettori fedeli. 

Orbene l’ex governatore era a capo di un sodalizio criminoso con una organizzazione verticistica e con programmi ben determinati e miranti al consolidamento del nuovo partito.

Adesso Totò Cuffaro – nonché Antonio Iacono e Roberto Colletti – è agli arresti domiciliari  e dovrà pensare a difendersi dalle gravi accuse. 

Fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/opinioni/234-attualita/107170-l-irredimibile-toto-cuffaro.html