Le tappe di un cammino contro le mafie: Terracina, Formia, Cassino, le zone “calde” del Basso Lazio.

A Terracina il 7 giugno scorso, a Formia il 29 settembre, a Cassino il 27 ottobre, tre nostri convegni, tre tappe del nostro piano di attacco nelle aree più aggredite dalle mafie… e più trascurate dallo Stato.

Se avessimo avuto una classe politica più diligente e meno compromessa in taluni suoi spezzoni, una magistratura locale più efficiente ed attenta e delle forze dell’ordine più dinamiche e preparate, forse a quest’ora ci saremmo trovati di fronte ad una situazione meno drammatica.

Da oggi in avanti, pancia a terra, dobbiamo sforzarci al massimo delle nostre energie per raggiungere due obiettivi:

1) far applicare l’art.51 bis-comma 3-del CPP e indurre le 3 Procure del Basso Lazio –Cassino, Frosinone, Latina – a cominciare a lavorare –come fanno da anni in Campania le tre Procure ordinarie di Santa Maria Capua Vetere, Nola e Torre Annunziata – anche per quanto riguarda i reati di natura mafiosa.

Ci siamo già mossi al riguardo rivolgendoci ai Ministri Severino e Cancellieri e continueremo ad insistere fino al giorno in cui vedremo questi uffici giudiziari impegnati sul fronte antimafia;

2) rendere significative ed efficaci le forze dell’ordine locali sul versante della lotta ai capitali mafiosi (tutti i Commissariati, le Stazioni, le Brigate, le Compagnie, dovranno essere in grado di svolgere indagini per aggredire i capitali mafiosi, dopo che si sia impostato un piano di riorganizzazione radicale finalizzato ad emarginare i rami secchi (marescialli che stanno da 20 anni nello stesso posto) ed ad utilizzare le energie migliori.

Fino a quando non avremo raggiunto questi due obiettivi, saremo sempre critici nei confronti dei vertici istituzionali centrali.

Non si fa lotta alle mafie con le chiacchiere e, se si sono voluti “salvare” Tribunale e Procura della Repubblica di Cassino proprio perché ubicati in un territorio a fortissima densità mafiosa quale finalmente è stato definito il Basso Lazio dal governo centrale, ora bisogna PRETENDERE che le relative Procure – Cassino in primis, ma anche Latina e Frosinone- comincino a funzionare come si deve contro le mafie.

Come pure bisogna PRETENDERE che il Capo della Polizia ed i Comandanti Generali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri comincino a mandare nelle due province di Latina e Frosinone comandanti e personale competente e preparato soprattutto sul piano della lotta ai patrimoni mafiosi.

Le mafie sono IMPRESA, la più grossa del Paese e come tale va combattuta.

Nel Basso Lazio si continua a combattere camorra e mafie con un’ottica da semplice “ordine pubblico”.

Ora basta e BISOGNA cominciare a far sul serio, aggredendo i livelli ALTI, quelli politico ed economico soprattutto.

Altrimenti è tutta aria fritta, bla bla, presa in giro!

Gli “ Osservatori comunali sulla criminalità” che noi abbiamo proposto.

Qualcuno ci ha detto: ”ma come, eravate contrari ad essi?”.

Forse non è stata colta la novità che vogliamo introdurre.

Eravamo, sì, contrari al “come” essi si volevano fare.

Con “ dentro” consiglieri ed esponenti del mondo politico che noi riteniamo responsabili, oggettivamente o soggettivamente, della situazione in cui ci troviamo!

Per essere seri ed efficaci, invece, gli “Osservatori” DEBBONO essere intanto a COSTO ZERO (senza gettoni di presenza ed altre indennità) e, poi, debbono essere composti per lo più da rappresentanti PROVINCIALI delle forze dell’ordine (niente comandanti di stazioni e brigate), giornalisti D’INCHIESTA, rappresentanti di associazioni antimafia EFFETTIVAMENTE operanti sul territorio, da rappresentanti delle organizzazioni provinciali dei lavoratori e dei datori di lavoro, da magistrati, dal Sindaco del Comune, dal Capo dell’Ufficio Tecnico comunale e dal rappresentante della Stazione Unica Appaltante (leggersi in proposito lo studio che abbiamo pubblicato relativamente alle nostre proposte contro le infiltrazioni mafiose e la corruzione nella Pubblica Amministrazione).

Se gli Osservatori saranno composti come noi abbiamo suggerito saranno validi e vanno costituiti al più presto (è trascorso già un mese da quando abbiamo inviato la nostra richiesta a tutti i sindaci pontini e, tranne quello di Gaeta- dal quale, peraltro, attendiamo la relativa delibera -, nessun altro ha finora risposto); altrimenti è meglio non parlarne più ed ancora una volta la classe politica, tutta, da sinistra a destra, avrà dimostrato la sua insignificanza, la sua insipienza, la sua più assoluta vuotaggine.

Tre tappe, abbiamo detto all’inizio, del nostro cammino e del nostro impegno sul territorio, con gli uomini e le donne che fanno ogni giorno la lotta alle mafie, in trincea, scoprendo, indagando, scovando i mafiosi uno per uno e denunciandoli.

Un modo pragmatico, operativo di fare antimafia; quello che ci ha sempre contraddistinto sin dalla nostra origine, dieci anni fa circa.

Manca, purtroppo, il supporto di un tessuto sociale vivo, di gente che collabori, che ci segnali fatti e nomi precisi.

Tutti si riempiono la bocca di parole come “legalità”, ”lotta alle mafie”, tutti vogliono parlare di Falcone, Borsellino ecc. ecc. e- diciamoci la verità fino in fondo, qualcuno ci specula anche -, ma, quando vai a dire ad essi che la lotta alle mafie si fa non con le chiacchiere ma con i fatti, con l’impegno giornaliero, scovando i mafiosi dovunque essi siano annidati e denunciandoli, tutti si tirano indietro.

Questo, purtroppo, è l’aspetto più doloroso del nostro impegno contro le mafie.

La VILTA’ della gente, fatta ovviamente qualche rarissima eccezione.

Archivi