Le promesse non mantenute si pagano. Non è più tempo da bunga bunga con la disoccupazione, la miseria, la corruzione e le mafie che stanno devastando il Paese

IL MARTEDI’ NERO DI BERLUSCONI, CONTESTATO A VICENZA E ALL’AQUILA

Da “IL MESSAGGERO” di mercoledì 10 novembre 2010

V ISITA ALLE ZONE Co LPII E Co Stato ha manenu ol la • » Fischi ~acrim~er~ parola» • ~ ` ~o a Vicenza e aWAqt~ì.

In Abruzzo carriole di mattoni: «Tu bunga bunga, noi maceri~> dal nostro inviato di FABRIZIO RIZZI L`AQUILA – Un martedì nero così, non l`avrebbe previsto fino all`anno scorso. Solo un anno fa, Silvio Berlusconi transitàva con il sorriso su questa strada costeggiata da fienili diroccati, qualche capra, e poi le sagome grigiastre delle mura che cingono la caserma della Guardia di Finanza a Coppito.

Ma si sa, il barometro politicocambiapre- sto. Gli aquilani si sono legati al dito tante promesse.

ii resto l`hanno fatto i residui della paralisi romana.

E ieri un centinaio di manifestanti ha allineato 5 o 6 carriole con dentro mattoni e ruderi ed ha steso striscioni, il più eloquente dei quali, «Tu bunga bunga, noi macerie». A trattenerli c`emano tante forze dell`ordine. Non sono riusciti ad avanzare fino al luogo in cui il premier ha dato una medaglia a carabinieri, finanzieri che si sono prodigati nei soccorsi del terremoti. Poi, nell`Auditorium della Casera, che ospitò Obama e altri grandi della terra, Berlusconi ha esclamato, forse cercando comprensione:

in Abruzzo

Ma in mattinata, quando il premier è volato in Veneto, dove c`è stato un alluvione, in compagnia del «negoziatore» Bossi, qualche frangia di popolo si è stretta intorno a lui (anche se a distanza). Gli animi si sono scaldati a Padova e Vicenza. Proprio qui, una cinquantina di esponenti di «No dal Moli n» ha scandito slogan contro il premier. Poi quei giovani dei centri sociali ha esultato per aver impedito al Cavaliere e al Senatùr di compiere «la loro passerella nei luoghi» invasi dalle acque. A Padova, in piazza Antenore, davanti alla Prefettura, altri 300 o 400 giovani del Pd e dei centri sociali (precari, studenti e cittadini qualsiasi) si sono messi agridare contro il premier, invitandolo alle «dimissioni». Altri lo hanno insultato,

Hanno sventolato il tricolore e scandito slogans, ricordando un altro caso escort, quello di Ruby. L`assessore comunale all`ambiente, Alessandro Zan, alzava un cartello:

«Sono anni che Ruby, adesso aiuta noi alluvionati». Poi c`è stato il lancio di un fumogeno che ha sfiorato i cronisti e colpito un agente di polizia, che ha riportato ferite lievi. Lo hanno medicato all`ospedale per una ustione alla gamba, prognosi di 5 giorni. Ma alla fine Bossi e Berlusconi hanno rinunciato alla conferenza stampa con i giornalisti.

All`Aquila la protesta, punteggiata di momenti di folclore, con il lancìo di coriandoli, non è durata molto tempo.

Dapprima i manifestanti hanno spinto le carriole con i mattoni, poi hanno esposto vari striscioni. Se quello sul «Tu Bunga bunga, noi macerie» è stato il più simbolico, altri erano ispirati alla più accesa contestazione beriusconiana, come «Processo breve per lui, ricostruzione lenta per noi», ma anche «Basta cricche d`affari» sull`inchiesta del G8. Su tutti dominava un maxi cartello, «Macerie di democrazia, 20 novembre, l`Aquila chiamà Italia» per rammentare una manifestazione di protesta. Se cittadini aquilani manifestano in strada peri ritardi del governo, all`interno della caserma Coppìto, Berlusconì ha voluto accennare di essere «il primo contribuente italiano» per le tasse. «Se non riusciamo a ridurre la pressione complessiva potrà esserci una minore pressione fiscale per noi pagatori onesti delle tasse, grazie alla lotta all`evasione portata avanti per merito della Guardia di Finanza».

Archivi