Le Procure ordinarie del Lazio, a cominciare da quella di Cassino, debbono cominciare ad occuparsi di reati di mafia!

La “lettura” più efficace ed aderente alla realtà sull’assassinio dello “scissionista” a Terracina e più complessivamente sulla presenza mafiosa in provincia di Latina e nel Lazio l’ha fatta, come era prevedibile, considerati gli attori in campo, Luigi de Ficcky, attualmente Procuratore capo a Tivoli e per decenni S. Procuratore nazionale antimafia.

De Ficcky resta per noi il miglior magistrato in materia di contrasto alle mafie che abbia avuto il Lazio; uno che conosce la materia, conosce bene tutti gli attori in campo, rappresenta la memoria storica, è in grado di individuare i collegamenti fra i singoli fatti ed i soggetti, e di disegnare quell’”unicum” di cui noi abbiamo sempre parlato e senza del quale non si fa investigazione seria.

Cosa ha detto Luigi de Ficchy a “Il Messaggero” del 24 agosto 2012?

Ne riportiamo poche frasi che dicono tutto:

“Non è un caso che già nel 2000 l’allora Procuratore di Latina segnalasse alla Direzione nazionale antimafia l’incidenza enorme di episodi di ritorsione: macchine ed esercizi commerciali bruciati, minacce, atti intimidatori.

Tutti avvenimenti contro ignoti che apparentemente sono rimasti slegati.

Ci vorrebbe un censimento ed un’intelligence che li colleghi.

L’auspicio è una presenza investigativa capace di leggere il fenomeno e anticiparne le manifestazioni. Ma soprattutto di vedere cosa realmente ci sia dietro”.

La parte più importante di tutta l’intervista di De Ficchy è rappresentata da queste ultime quattro righe.

“Una presenza investigativa capace di leggere il fenomeno… ”.

E qui cade l’asino perché con tutta la stima che noi nutriamo nei confronti dei Questori D’Angelo ed Intini e il capo della Mobile Tatarelli, oltre che per il Colonnello Kalenda della Guardia di Finanza, dobbiamo dire con estrema franchezza che, almeno per quanto riguarda i loro predecessori, tutta la capacità di leggere il fenomeno mafioso di cui parla il Procuratore De Ficchy noi non l’abbiamo mai vista.

Ne stiamo scontando le conseguenze.

Quando noi parliamo, da dieci anni in qua e non da ora, di “qualità delle indagini” contestando le tesi dei riduzionisti e dei negazionisti che parlano semplicemente di “rafforzamento degli organici” e di altre fregnacce del genere, ci riferiamo proprio a quelle “capacità di leggere il fenomeno” di cui parla il Dr. De Ficchy, capacità che secondo noi sono mancate fino al punto da far perdere alla Procura della Repubblica di Latina quel ruolo e quell’incisività che l’hanno portata ad essere un’osservatrice passiva di fronte al dilagare delle mafie.

Il problema non è numerico, come quasi tutti tendono a far credere, ma qualitativo e di volontà.

Punto.

La battaglia che stiamo facendo noi proprio in queste settimane chiedendo l’applicazione per le Procure del Lazio e, soprattutto, per quelle di Cassino in primis e, poi, Latina, Frosinone e Roma, dell’art.51 bis-3° comma- del CPP che prevede la codelega da parte del Procuratore Generale di Roma alle singole Procure ordinarie per la trattazione di reati e di indagini antimafia.

E’ inutile chiedere la… ”sopravvivenza” di Procure come Cassino se, poi, non le si stimola a lavorare come si deve.

Lo stesso discorso vale per tutte quelle Procure, come Latina e Frosinone, che operano in territori che lo stesso governo ha definito ad altissima densità mafiosa.

Se non funzionano come si deve, si chiudano!

Noi non vogliamo assolvere la gente che in gran parte è codarda, omertosa e non collabora, ma nemmeno coloro che istituzionalmente sono chiamati a combattere la criminalità mafiosa- che è soprattutto economica e politica – e non la combattono come dovrebbero.

Perché quando leggiamo che “nella stragrande maggioranza dei casi si è proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto (Latina, ndr), rubricando la massa dei fatti oggetto di indagine, in realtà di stampo mafioso, in fatti di criminalità comune. De Martino e Curcio”, la nostra rabbia monta.

Come monta quando vediamo che non si indaga sulla montagna di patrimoni sporchi e sui rapporti fra mafie –politica-istituzioni.

Allora qua non è problema di DIA e non DIA, di aumento di organici e quant’altro.

Il problema è ben altro e più complesso e noi non finiremo mai di stupirci per il fatto che, se non ci fosse la DDA di Napoli ad intervenire anche per il Lazio, la lotta alle mafie nella nostra regione sarebbe all’anno zero.

Qualcuno ci smentisca, se ne ha il coraggio e le prove contrarie.

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