Le mani delle cosche su 40 chilometri di coste, inflitte 19 condanne – NOMI

Le mani delle cosche su 40 chilometri di coste, inflitte 19 condanne – NOMI

Condannato a 30 anni il capo società Alfonso Mannolo. Notarianni: «Oggi la ‘ndrangheta perde»

Pubblicato il: 24/05/2022 – 19:16

di Alessia Truzzolillo

CROTONE Esattamente un anno fa, la sentenza del processo con rito abbreviato del procedimento denominato “Malapianta” riconosceva per la prima volta l’esistenza delle cosche “Mannolo-Trapasso-Zoffreo-Falcone” sul territorio di San Leonardo di Cutro. Oggi il Tribunale collegiale di Crotone – presidente Massimo Forciniti, Alfonso Scibona ed Elisa Marchetto a latere – ha ulteriormente riconosciuto il lavoro della Dda di Catanzaro. Ha inflitto 30 anni di carcere ad Alfonso Mannolo, capo indiscusso dell’articolazione mafiosa del locale di San Leonardo di Cutro (con la dote di vangelista e la carica di capo società di San Leonardo), considerato il riferimento operativo delle organizzazioni ‘ndranghetistiche del territorio. È accusato di esser colui che gestiva le strategie estorsive attuate nei confronti degli imprenditori Notarianni, gestori del villaggio “Porto Kaleo”, Maresca, gestori del “serenè Village, e dell’imprenditore veneto Stefano De Gaspari.
Un comprensorio depredato per anni in maniera feroce dalle cosche “Mannolo-Trapasso-Zoffreo-Falcone” inserite nel più ampio contesto criminale capeggiato dalla famiglia Grande Aracri, questo racconta l’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza di Crotone, guidata, all’epoca delle indagini preliminari, dal colonnello Emilio Fiora. Il controllo delle attività economiche era appannaggio delle famiglie di mafia che hanno sfruttato per il proprio tornaconto la ricchezza turistica del territorio, in particolare insidiandosi nella gestione dei villaggi turistici. Tra gli imputati emerge la figura di Remo Mannolo, condannato a 19 anni di carcere, accusato di avere gestito le estorsioni nel settore turistico in qualità di promotore della consorteria. Sedici anni di carcere sono stati comminati a un altro elemento apicale della cosca, Francesco Falcone.
Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio, minacce, violenza privata, traffico di stupefacenti.

La sentenza

Alberto Benincasa, 4 anni e 6 mesi di reclusione;
Giuseppe Benincasa, 17 anni e 2 mesi;
Antonella Bevilacqua, 11 anni e 50mila di multa;
Domenico Bevilacqua, assolto;
Alessio Bassetti, assolto;
Mario Cicerone, 7 anni e 6 mesi e 7000 euro di multa;
Valentina Danieli, 2 anni, 6 mesi e 2.500 euro di multa;
Antonio De Franco, 13 anni;
Ciro Di Macco, 3 anni e 6 mesi;
Salvatore Diano, assolto;
Francesco Falcone, 16 anni;
Roberto Fusari, 3 anni e 9 mesi;
Piero Giacchetta, 3 anni;
Luigi Giappicchini, 5 anni e 20mila euro di multa;
Lamberto Lombardi, assolto;
Luca Mancuso Trabucco, 4 anni;
Armando Manetta, assolto;
Nicola Manetta, assolto;
Alfonso Mannolo, 30 anni di reclusione;
Remo Mannolo, 19 anni di reclusione;
Paolo Menicucci, 5 anni;
Annunziato Profiti, 4 anni e 4000 euro di multa;
Pasquale Nicola Profiti, 8 anni;
Pietro Russo, 3 anni e 7000 euro di multa;
Jerzy Aleksander Sabieraj, assolto;
Renzo Tiburzi, 3 anni di reclusione;
Giuseppe Vittimberga Ferraro, assolto.

Notarianni: «Oggi la ‘ndrangheta perde»

Esempio della rapacità delle cosche di San Leonardo è la storia di “Porto Kaleo”, villaggio turistico vessato dalla malavita come tutti quelli presenti tra Steccato di Cutro e Cropani. Manodopera imposta, come imposto era il caffè che il resort doveva comprare, e non solo. C’era anche da pagare per evitare ritorsioni. Dopo anni di vessazioni e 800mila euro estorti, l’imprenditore Giovanni Notarianni, proprietario di Porto Kaleo, ha denunciato ogni cosa e le sue parole sono diventate pietre nell’inchiesta “Malapianta”. Il testimone di giustizia – che oggi vive sotto scorta – ha dato un contributo di pregio alle indagini. Oggi così commenta la sentenza: «Sono costretto a vivere sotto scorta per una scelta fatta tre anni fa. Continuo a denunciare e a collaborare con i magistrati della Dda e con le forze dell’ordine. Resto  impegnato  nella mia attività  imprenditoriale così faticosamente strappata ai tentacoli della ‘ndrangheta.  Con questa sentenza si raggiunge un traguardo essenziale nel contrasto al fenomeno criminale, poiché, dopo 50 anni di indiscussa egemonia, si cristallizza l’esistenza della locale di ‘ndrangheta Mannolo. Una consorteria forte, spietata e capitalizzata.  Le indagini Malapianta, Thomas Infectio e non da ultimo Ionica,  condotte mirabilmente dalla Dda di Catanzaro, hanno dimostrato il potenziale imprenditoriale ed economico delle ‘ndrine cutresi. La Dda e le Forze dell’ordine hanno liberato 40 chilometri di costa dove noi imprenditori del Turismo per anni siamo stati vessati da feroci richieste estorsive e gravi danneggiamenti. Quaranta chilometri di costa che oggi sono liberi e da sviluppare in modo sano. Attività criminali che hanno penalizzato e inquinato lo sviluppo economico dell’intera fascia Ionica tra Catanzaro e Crotone. Ma oggi la ‘ndrangheta perde.
Adesso che ho la possibilità di vivere un presente che, a lungo, in momenti assai bui non avrei mai pensato di poter vivere, ho iniziato a pensare anche al futuro. Il mio e quello della mia famiglia. In questo futuro prossimo vorrei anche mettere la mia dolorosa esperienza a servizio degli altri, come monito come esempio e come arma per chi ancora oggi non ha denunciato. È una spinta a fare un passo ulteriore nella lotta alla ndrangheta, usando questa mia storia di Vittoria come stimolo a comprendere che c’è ancora tanto da fare. La parte più complicata e difficile del sistema estorsivo è come le cosche  entrano in punta di piedi nelle aziende attraverso il personale, proponendo fornitori e servizi, controllando dall’interno ogni segmento dell’attività. Per non parlare dei danneggiamenti che sono mirati e strategici e attraverso cui l’economia libera viene distorta. Sono talmente radicati nei territori che conoscono benissimo tutto quello che fa girare il denaro. 
Voglio ringraziare i magistrati e gli uomini delle forze dell’ordine che ho incontrato nel mio percorso, che onorano la toga e la divisa che indossano. Sono loro il braccio di uno Stato che, quando incarnato dalle persone giuste, è capace di sconfiggere il nemico, anche quello più subdolo,  facendo sentire la presenza dello Stato».

Le parti civili da risarcire

Il Tribunale ha riconosciuto il risarcimento del danno alle parti civili costituite: la Regione Calabria assistita dall’Avvocatura regionale, il Comune di Perugia, il Comune di Cutro, Banca Unicredit, l’imprenditore vicentino Stefano De Gasperi, gli imprenditori Fabio Maresca e Silvio Maresca, Alberghi del Mediterraneo srl – società che gestisce il villaggio turistico Porto Kaleo – e l’imprenditore proprietario del villaggio stesso (vessato per anni dalla cosca Mannolo), testimone di giustizia cardine in questa indagine, Giovanni Notarianni il quale, assistito dall’avvocato Michele Gigliotti, ha chiesto un risarcimento di otto milioni di euro.

Confisca

I giudici hanno ordinato la confisca delle società attualmente in sequestro, comprensive dei complessi aziendali, partecipazioni finanziarie, sociali e dei conti correnti bancari e postali afferenti. Ordinata, inoltre, la confisca dei beni mobili, immobili, rapporti finanziari, conti correnti e postali attualmente in sequestro. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/2022/05/24/le-mani-delle-cosche-su-40-chilometri-di-coste-inflitte-19-condanne/

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