Le mani dei Crea sul Comune di Rizziconi: le dure condanne in Appello premiano le denunce dell’ex sindaco Bartuccio

Le mani dei Crea sul Comune di Rizziconi: le dure condanne in Appello premiano le denunce dell’ex sindaco Bartuccio

di Claudio Cordova – L’ex sindaco Nino Bartuccio, con le sue coraggiose denunce, aveva ragione. La Corte d’Appello di Reggio Calabria, infatti, ha emesso dure condanne nei confronti degli esponenti della potente cosca Crea, alla sbarra nel processo “Deus”, scaturito proprio dalle denunce di Bartuccio.

Secondo l’accusa, i Crea avrebbero tentato di mettere le mani sul Comune di Rizziconi, negli anni della sindacatura Bartuccio, trovando argine nel primo cittadino che, poi, verrà di fatto defenestrato attraverso abili giochi politico-mafiosi.

Confermata, quindi, la condanna a 20 anni per il boss Teodoro Crea, mentre 17 anni vanno al figlio Giuseppe. Ma le novità più significative rispetto alla sentenza di primo grado arrivano per l’altro figlio del “Toro” Crea, Domenico, che in primo grado era stato assolto e che ora rimedia 12 anni di carcere. Dura condanna anche per Antonio Crea, 16, a fronte dell’assoluzione in primo grado. Passa invece a 9 anni la condanna di Domenico Russo, che in primo grado, davanti al Tribunale di Palmi, aveva rimediato solo 3 anni di reclusione.

Avvalorate anche le indagini della Dda di Reggio Calabria e svolte, nel corso di vari anni, dai pm dai pm Alessandra Cerreti, Luca Miceli e Francesco Ponzetta.

Ma l’indagine potrà arrivare a pieno compimento con gli arresti della Squadra Mobile solo grazie alla coraggiosa testimonianza del’ex sindaco Antonino Bartuccio. Il primo cittadino si è opposto, con le proprie circostanziate denunce, allo strapotere criminale della cosca Crea: dalle sue dichiarazioni all’Autorità Giudiziaria scaturisce l’indagine “Deus”, che porta agli arresti da parte della Squadra Mobile di Reggio Calabria, del Servizio Centrale Operativo e del Commissariato di Gioia Tauro, di sedici persone, tra cui tre ex politici che sarebbero stati l’avamposto in Comune dei Crea.

E la nuova sentenza, peggiorativa rispetto al giudizio di primo grado, non fa che confermare la genuinità del racconto di Bartuccio.

L’attività di indagine nasce nel 2010 e ha evidenziato come la cosca Crea di Rizziconi sia capace di esercitare sul territorio una vera e propria “signoria” non solo nell’esercizio delle tipiche attività criminali ma anche nel totale condizionamento della vita pubblica. Le attività investigative sono iniziate infatti all’indomani delle elezioni amministrative indette per l’elezione del Sindaco e per il rinnovo del Consiglio Comunale di Rizziconi, tenutesi il 28-29 Marzo 2010, cui partecipava una sola lista, essendone una seconda stata esclusa per irregolarità.

L’elezione di Bartuccio, dunque, si incastra in un periodo di vuoto di potere a Rizziconi.

Quando però capi e affiliati vengono scarcerati, la cosca Crea prova nuovamente a mettere le proprie mani sulla Cosa Pubblica. Così, dunque, ricorrendo a minacce ed a veri e propri atti intimidatori, la cosca riesce a provocare il sostanziale isolamento del sindaco, all’evidente scopo di annullarne l’azione politica non gradita, determinando, altresì, attraverso le dimissioni dei consiglieri comunali, lo scioglimento degli organi di governo locali.

Tra i soggetti coinvolti figura Teodoro Crea cl. ’39, alias “‘u Murcu” o “‘u Toru” o “Dio onnipotente”, capo storico della famiglia, coinvolto nel processo della “Mafia delle tre province” in qualità di boss incontrastato di Rizziconi ed in altri successivi che ne hanno confermato tale ruolo, unitamente a buona parte del suo nucleo familiare. La cosca Crea sarebbe riuscita a controllare, negli anni, ogni singolo respiro di Rizziconi. Inoltre, nel corso delle indagini, è stato possibile far luce sulle truffe aggravate contestate a Giuseppe Crea cl. ’78, il quale, nonostante lo status di latitante dal 2006, attestava di essere un imprenditore agricolo, senza ovviamente che a ciò corrispondesse l’effettiva attività di coltivazione della terra, così procurandosi un ingiusto profitto, consistito nell’indebita erogazione da parte dell’A.G.E.A. (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) dei contributi comunitari relativi al P.S.R. (Piano di Sviluppo Rurale) per un totale di € 188.884,66: con la confisca dei beni, il Tribunale di Palmi ha riconosciuto anche tale reato.

I Crea, uno dei casati storici della ‘ndrangheta, che mettono le proprie mani sulla Pubblica Amministrazione. Ma il dato più inquietante arriva dal tentativo dei Crea di condizionare la vita del Comune: attraverso le dimissioni di vari esponenti della maggioranza, Bartuccio viene sostanzialmente isolato e la sua Amministrazione – evidentemente contraria alle mire dei Crea – si avvia al capolinea. L’indagine rivela anche che la cosca Crea, attraverso minacce anche implicite, nonché con violenza sulle cose, consistita nel taglio di un albero sulla via d’accesso all’abitazione di Domenico Russo, era riuscita nell’intento di costringere il Consigliere Comunale Michele Russo a presentare le proprie dimissioni, alle quali si aggiungevano quelle di altri consiglieri comunali, il che determinava lo scioglimento del Consesso Civico; ciò è avvenuto senza alcun tipo di particolare clamore, in ossequio ai diktat della famiglia mafiosa dei Crea.

Una vicenda confermata dal Tribunale con la condanna di Russo.

Saranno le dichiarazioni del sindaco Bartuccio a rappresentare l’elemento devastante: l’ex primo cittadino dovrà essere anche risarcito dal boss Teodoro Crea, il segno più tangibile della fine della sua onnipotenza.

16 Dicembre 2020 

Fonte:https://ildispaccio.it/

 

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