Le mani dei Cimmino sugli ospedali: chiesti 48 rinvii a giudizio

Le mani dei Cimmino sugli ospedali: chiesti 48 rinvii a giudizio

1 Aprile 2022

Di Mauro Della Corte

Tra i coinvolti anche il boss Luigi e il capoclan della Torretta Salvatore Frizziero

Sono 48 le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta, dei sostituti procuratori Celeste Carrano, Henry John Woodcock e Francesco Raffaele, sugli appalti truccati in diversi ospedali partenopei per cui la Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio. Un indagine che all’alba del 22 ottobre scorso porto all’esecuzione di una misura cautelare che decapitò il clan Cimmino-Caiazzo con 36 persone finite in cacere, 10 ai domiciliari e due divieti di dimora in Campania. Il clan vomerese, secondo gli inquirenti, fu incaricato dall’Alleanza di Secondigliano di taglieggiare le ditte che fornivano servizi nelle strutture ospedaliere partenopee come il Cardarelli, l’azienda «dei Colli» e il Nuovo Policlinico, tutti inseriti nell’elenco delle parti offese.

Tra i coinvolti nell’inchiesta c’erano Luigi Cimmino, boss del clan del Vomero-Arenella, il fedelissimo Giovanni Caruson, il reggente Andrea Basile e il capoclan della Torretta Salvatore Frizziero e i suoi affiliati Lello e Raffaele Sacco. Coinvolti inoltre alcuni dipendenti pubblici ed ex sindacalisti. Dalle indagini degli inquirenti emerse un «sistema di condizionamento di ogni tipo di appalto che riguardasse le attività pertinenti alla cosiddetta zona ospedaliera di Napoli caratterizzata dalla presenza dei più grandi plessi ospedalieri del Sud Italia».

Le «pressioni» e l’appalto al Cardarelli

La camorra collinare, in pratica, imponeva le sue ‘pressioni’ in diversi ambiti del settore ospedaliero: dal trasporto degli ammalati alle onoranze funebri, dalle imprese di costruzione e di pulizie fino a quelle che si occupano della refezione e dell’installazione dei distributori di merendine e bibite. A pagare sarebbero stati finanche i parcheggiatori abusivi.

Fece molto scalpore quanto accaduto anche al Cardarelli, l’ospedale più importante del Mezzogiorno, dove fu stato scoperto il pagamento di una tangente da 400 mila euro per un appalto nell’ospedale Cardarelli di Napoli da 47 milioni. Soldi che sarebbero finiti interamente nelle tasche di Luigi Cimmino. Secondo quanto ricostruito all’epoca l’estorsione sarebbe stata consumata ai danni di un’associazione temporanea di imprese composta dalla Cosap e dalla Co.Ge.Pa. aggiudicataria di un cospicuo appalto per la manutenzione straordinaria per l’adeguamento tecnologico di sei padiglioni del Cardarelli. Mazzetta che fu scoperta grazie ad alcune conversazioni intercettate. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha fissato per il 15 apile l’udienza in camera di consiglio.

Fonte:https://www.stylo24.it/le-mani-dei-cimmino-sugli-ospedali-chiesti-48-rinvii-a-giudizio/

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