Lazio – Rifiuti, incendi nel mirino della Ecomafie.ALL’ACQUA DI ROSE !!!!! OCCORRE IL PUGNO DI FERRO!

Il Caffè, n. 434 dal 25 al 31 gennaio 2018

Rifiuti, incendi nel mirino della Ecomafie

La Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti fa un’apposita relazione sullo strano fenomeno dei roghi negli impianti

Caso EcoX emblema della ignavia e dello scaricabarile. Ma anche i casi Kyklos Aprilia e Albano

di Clemente Pistilli

Nel caso della “Eco X” di Pomezia quello che “più colpisce è la totale inadempienza, due volte riscontrata, alle prescrizioni antincendio, conclusasi con un semplice decreto penale di condanna senza alcuna sospensione dell’attività che, se vi fosse stata, probabilmente avrebbe evitato l’incendio o, quanto meno, ne avrebbe limitato le conseguenze”. Ancora: “Il caso della Eco X non è certamente isolato ed è anzi paradigmatico per tutto il settore degli impianti di trattamento rifiuti, interessati nel recente periodo da una serie di incendi”. Questo quanto sostiene, a distanza di otto mesi dal devastante rogo che ha distrutto l’azienda di via Pontina Vecchia e dalla nube tossica sprigionatasi da quel sito, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie, nella relazione appena approvata relativa al fenomeno degli incendi negli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti, raddoppiati negli ultimi tre anni.

ECO X, TRA SVISTE E INERZIE

I commissari, per quanto riguarda l’impianto di Pomezia, hanno evidenziato tutta una serie di problemi che nel tempo ha avuto la “Eco X” e poi la “Ecoservizi per l’ambiente”, che ha affittato il sito dalla prima società. Il precedente amministratore della “Eco X”, Marcello Guglielmino, era stato denunciato dalla Guardia di finanza di Napoli per traffico illecito di rifiuti, dopo che nel 2004 e nel 2005 erano stati sequestrati alla società 22 container con 5mila tonnellate di rifiuti speciali. Suo fratello, Salvatore, padre di una Consigliera comunale dei Castelli Romani, reale capo della ditta, è nel frattempo deceduto. La Guardia di finanza di Pomezia aveva poi denunciato i responsabili della ditta nel 2011 per reati fiscali, e nel 2013 sempre per problemi analoghi, relativi a omesse denunce dei redditi o a dichiarazioni infedeli. Il 13 gennaio 2015 la Guardia di finanza, ad Avezzano, aveva poi bloccato un camion che trasportava 27 tonnellate di rifiuti, anche ospedalieri, di un autotrasportatore casertano che trasportava quel materiale per conto però di “Eco X”.

SI SAPEVA, MA NON LI HANNO FERMATI

Sottolineati inoltre i problemi della società relativi a una procedura esecutiva, considerando che l’incendio avrebbe fatto perdere qualsiasi interesse ai creditori per il sito di Pomezia, la presenza al momento in cui sono divampate le fiamme di 8.413 tonnellate di rifiuti stoccati a fronte di un limite di 3.200 e i problemi mai risolti con l’impianto antincendio. Nonostante ciò l’impianto è andato però avanti. In quell’area l’azienda ha continuato ad accumulare plastica, carta, legno e materiali di demolizione. E l’organismo presieduto dall’onorevole Chiara Braga ne ha fatto un simbolo della carenza e inadeguatezza di controlli in strutture del genere.

ECO X, EMBLEMA DEL ‘SISTEMA LAZIO’

La vicenda di Pomezia – si legge sempre nella relazione parlamentare – è peraltro negativamente esemplare relativamente al problema dell’adeguatezza e del coordinamento dei controlli, nonché dei provvedimenti da adottare nel caso di inadempimento. Risulta totalmente disattesa la normativa sulle industrie insalubri, sconosciuta al sindaco, e quella sulla salute dei lavoratori, con la Asl che non ha neppure acquisito il documento di valutazione dei rischi. L’esposto dei cittadini è rimasto inevaso e l’assenza di misure antincendio si è risolta con un decreto penale di condanna e alcune segnalazioni burocratiche rimaste senza esito”. Davanti agli stessi commissari tanti del resto sono stati i “non so” e “non è mia competenza” da parte dei diversi soggetti coinvolti. Per l’impianto di Pomezia si profila un processo per l’amministratore Antonio Buongiovanni, che è risultato anche contitolare di un immobile ad Ardea, insieme alla Consigliera comunale dei Castelli Romani e al suo defunto papà, dominus della EcoX. Presso quell’immobile aveva sede anche un’altra azienda del settore rifiuti.

KYKLOS AD APRILIA E IL TMB DI CERRONI AD ALBANO

La relazione fa inoltre riferimento al rogo scoppiato il 30 giugno 2016 nell’impianto di Trattamento meccanico biologico (Tmb) di Albano Laziale nel 2016, dotato di un doppio sistema antincendio ed accanto al 7° invaso della nota discarica dello stesso patron Manlio Cerroni. Per quell’evento, le indagini della Procura di Velletri a carico di quattro imprenditori, sono quasi concluse. Si ipotizza l’incendio colposo, ossia non intenzionale. La Ecomafie mette la lente anche sull’incendio nel 2014 alla Kyklos di Aprilia, a Le Ferriere (confine con Latina e Nettuno) seguito sette mesi dopo dal ritrovamento di cinque taniche di benzina vicine all’impianto: episodi finiti con un’archiviazione delle indagini aperte contro ignoti.

BASTA COI CONTROLLI SULLA CARTA

Considerando che diversi incendi che hanno colpito impianti di rifiuti non sono stati neppure segnalati alle Procure dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale, Arpa Lazio, o dai Vigili del fuoco e che dunque non è stato compiuto per quegli episodi alcun accertamento, come nel caso dei roghi alla Nieco, all’Ama, a Malagrotta e all’autodemolizioni Petrini di Roma, la Commissione parlamentare ha sottolineato l’esigenza in tali aziende di sistemi migliori di sorveglianza e controllo. Ha invocato poi controlli più efficaci per impedire che gli impianti vengano sovraccaricati di rifiuti con il conseguente pericolo di roghi, che le varie forze dell’ordine impegnate in tali vicende condividano tra loro protocolli investigativi utili a rendere gli accertamenti omogenei, che vengano impiegate risorse pubbliche per la prevenzione, che vengano sempre fatte indagini e che si facciano anche controlli direttamente negli impianti, non solo a livello documentale. Sul fronte amministrativo i commissari hanno poi auspicato cambiamenti nel sistema delle autorizzazioni, approfondimenti su società, assicurazioni e fideiussioni date a garanzia, verifiche sulla natura e la misura dei materiali stoccati, reale rispetto delle prescrizioni imposte con le autorizzazioni ambientali e delle norme antincendio.