L’allarme del Procuratore Capaldo

L’ allarme di Capaldo «Illegalità patologica»

Il procuratore: mafia nei porti di Ostia e Civitavecchia Un faro della Dda su due discoteche

Mappa Le ‘ ndrine hanno «uffici di rappresentanza» nella Capitale. Forti anche i casalesi. Poi, russi e cinesi È una lunga estate di allarme nel Lazio. Prima i 17 arresti di Fondi, poi il sequestro del Café de Paris e di un patrimonio del valore di 200 milioni. Infine gli occhi dei magistrati puntati su due discoteche del Circeo che sarebbero finite nelle mani della ‘ ndrangheta. E ancora Fondi, con le polemiche sul consiglio comunale in odor di scioglimento che non si placano. Ce n’ è abbastanza nell’ attesa della nuova relazione prefettizia che il ministro Maroni potrebbe portare in consiglio dei ministri già la prossima settimana.
Che sta succedendo? Il Lazio è in mano alla criminalità organizzata calabrese?
«La ‘ ndrangheta – risponde il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, capo della Direzione distrettuale antimafia – ha fortissimi radicamenti nella Regione. Noi della Dda miriamo ad aggredire i patrimoni illecitamente realizzati. Verranno ripresi filoni già esaminati in cui l’ aspetto economico-finanziario è emerso solo in parte».
Perché proprio ora?
«Perché la presenza e l’ entità di questi patrimoni è allarmante. Nel momento in cui la criminalità organizzata rileva attività economiche e produttive, aumenta il pericolo di commistione con il mondo politico-amministrativo».
È un rischio che si denuncia da tempo.
«Oggi però non può esservi disattenzione: se non si prende atto che l’ illegalità non è episodica, ma patologica, né le forze politiche né la magistratura riusciranno a elaborare una strategia di contrasto sistematico. L’ approccio emergenziale non paga.».
Come funziona il riciclaggio?
«La criminalità organizzata ha affinato le sue tecniche di investimento. Un tempo comprava un bene e lo intestava a un parente, poi a un prestanome. Oggi vengono create società a catena e il bene viene sottoposto a una serie di trasferimenti continui, con soggetti “legali”, in modo da “staccarlo” dalla sua origine illecita. Anche per il Café de Paris si stavano preparando passaggi di mano».
‘ Ndrangheta, camorra, mafia: che differenze ci sono fra i clan?
«Nella ‘ ndrangheta diversi nuclei familiari si sono trasferiti a Roma o nel Lazio costituendo una sorta di “uffici di rappresentanza”. Nella camorra la presenza prevalente è dei Casalesi, ma nella Capitale sono attive anche altre famiglie».
E la mafia?
«La mafia è presente in alcune zone e in specifiche attività imprenditoriali, soprattutto all’ interno dei porti di Ostia e Civitavecchia. Essendosi insediata per prima nel Lazio, è l’ organizzazione più consolidata con la criminalità locale ed è ormai fusa con le attività lecite del territorio».
Ci sono anche clan esteri?
«Soprattutto russi, cinesi e mafie balcaniche, tutti condotti qui dagli stessi motivi: una quantità infinita di denaro da investire e traffici illeciti da curare».
A cosa si dedicano questi gruppi?
«I russi al riciclaggio e alle attività finanziarie. I cinesi da una parte gestiscono attività economiche illegali per conto proprio; dall’ altra fanno i conti con la criminalità italiana nell’ ambito di singoli affari. I cinesi sono gli unici a puntare al controllo del territorio: perciò comprano immobili e attività commerciali anche se il guadagno non è immediato. Un caso di “imperialismo criminale”».
Si registrano guerre fra i clan?
«In generale tra i vari gruppi non ci sono conflitti, ma alleanze su singoli affari. L’ attività che accomuna un pò tutti è il riciclaggio. Poi ci sono le “specializzazioni”: la domanda di cocaina è soddisfatta in particolare da ‘ ndrangheta e camorra; quella di eroina dai nigeriani. Calabresi e albanesi sono dediti al traffico d’ armi, mentre l’ usura resta un fenomeno romano.

Gianvito Lavinia
(Tratto dal Corriere della Sera)

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