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La metamorfosi silenziosa della mafia pugliese: estorsioni, traffici e infiltrazioni affaristiche

Roberto Delli Carri 22 Novembre 2025

La mafia pugliese, comprensiva della cosiddetta “Società foggiana”, rappresenta oggi una realtà criminale complessa e in continua evoluzione, spesso indicata come la “quarta mafia” nel panorama italiano. Nata nelle province della Puglia con connotati feroci e un forte radicamento familistico, questa organizzazione ha sviluppato nel tempo strategie sempre più sofisticate. Secondo le analisi istituzionali più recenti, alla tradizionale violenza eclatante si è sostituita un’azione più occulta e insidiosa, un limitato ricorso alle armi e alle faide ha lasciato spazio a una silente e più conveniente penetrazione del tessuto economico e sociale. Ferocia, tradizione, familismo e proiezione verso il “mondo degli affari” sono caratteristiche riconosciute della Società foggiana, emerse dalle relazioni parlamentari antimafia. L’apparente quiete esteriore non va letta come sconfitta del fenomeno mafioso, ma come segnale della sua adattabilità e della capacità di infiltrarsi nell’economia legale senza destare clamore. Uno dei pilastri del potere mafioso pugliese rimane il racket delle estorsioni, strumento primario di controllo del territorio e fonte di finanziamento illecita. Le relazioni della Direzione Investigativa Antimafia confermano che, pur nell’evoluzione delle strategie criminali, attività come il narcotraffico e le estorsioni restano “mai sopite” e costituiscono le manifestazioni più visibili dell’oppressione mafiosa. I dati ufficiali delineano un quadro allarmante, solo nel 2022 nella provincia di Foggia si sono registrati 115 episodi di estorsione (104 nei primi mesi del 2023), un numero che colloca quel territorio tra i più colpiti a livello nazionale. Accanto alla classica richiesta di denaro, si riscontra l’imposizione forzata di servizi gestiti dai clan, come la “guardiania abusiva”, documentata anche sulle coste garganiche. Questa forma di estorsione mascherata consente ai gruppi criminali di mantenere il controllo territoriale senza ricorrere ad atti violenti eclatanti, generando però un clima di soggezione e omertà. 

Parallelamente, la mafia pugliese ha consolidato ramificati traffici internazionali. La posizione geografica strategica della regione ha favorito storicamente contrabbando e narcotraffico. Le evidenze istituzionali confermano che i clan gestiscono traffici multisettoriali: stupefacenti, armi, merci di contrabbando, carburante e perfino prodotti agroalimentari contraffatti. 

La cooperazione con gruppi criminali esteri, in particolare sulle rotte balcaniche e adriatiche, costituisce oggi un segmento essenziale delle attività mafiose pugliesi, che operano su scala transnazionale con una notevole capacità di elusione. A ciò si aggiungono fenomeni come tratta di esseri umani e caporalato, componenti dell’economia sommersa che rappresentano ulteriori fonti di profitto. 

Tra gli aspetti più insidiosi vi è la crescente penetrazione nell’economia legale. 

Le relazioni della DIA evidenziano come i clan pugliesi, così come altre mafie italiane, investano ingenti capitali di origine illecita in attività apparentemente lecite: turismo, edilizia, rifiuti, trasporti, agricoltura, imprese di servizi e, in alcune realtà, il settore delle scommesse. Una strategia che consente di riciclare denaro sporco e al tempo stesso di accrescere il consenso sociale. L’infiltrazione nei finanziamenti pubblici, inclusi quelli connessi al PNRR, rappresenta un ulteriore fronte di attenzione: diversi provvedimenti interdittivi antimafia hanno riguardato imprese riconducibili a gruppi operanti in Puglia, anche fuori regione. Ciò conferma la tendenza dei clan a espandersi oltre i confini territoriali originari, seguendo i flussi di denaro pubblico e gli investimenti strutturali. Le mafie pugliesi hanno dimostrato una straordinaria capacità di adattamento. “Le organizzazioni criminali di tipo mafioso, nel loro incessante processo di adattamento ai contesti mutevoli, hanno sostituito l’uso della violenza con strategie di silenziosa infiltrazione”, evidenzia la DIA. Nel caso della Società foggiana, l’apparente assenza di faide armate non segnala un indebolimento, ma la scelta di una pax mafiosa fondata sulla spartizione degli affari e sulla convenienza economica. L’organizzazione, rinunciando a rituali obsoleti e compartimentando le proprie attività, riduce i rischi e consolida la propria capacità di operare sotto traccia. È una criminalità che preferisce mimetizzarsi, muoversi nella zona grigia, infiltrare economie e relazioni anziché generare allarme sociale. La sfida per lo Stato è riconoscere e colpire ciò che non fa rumore. Le nuove mafie non cercano più la visibilità della violenza, cercano l’ombra degli affari. La loro forza si alimenta nel silenzio, nella paura, nella rassegnazione. Ed è proprio in questo spazio che occorre intervenire con analisi patrimoniali, vigilanza amministrativa, controllo dei flussi finanziari, collaborazione istituzionale e una consapevolezza collettiva capace di rompere il circuito dell’indifferenza. La storia recente insegna che nessuna mafia è invincibile, ma la vittoria richiede uno Stato attento e una comunità che non arretra: il potere criminale prolifera nel silenzio, mentre la legalità cresce dove qualcuno sceglie con rigore di non abbassare mai lo sguardo. 

Fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/di-la-tua/238-senti/107046-la-metamorfosi-silenziosa-della-mafia-pugliese-estorsioni-traffici-e-infiltrazioni-affaristiche.html