La lettera che il Segretario dell’Associazione Caponnetto ha ricevuto dalla Signora Laura Lorusso,moglie del Testimone di Giustizia Francesco Dipalo,non richiede commenti.La pubblichiamo così come l’abbiamo ricevuta senza aggiungere una sola virgola in quanto basta a far capire anche a chi non vuol capire come vengono trattati molti Testimoni di Giustizia in Italia.Alla Signora Lorusso ed al marito ci teniamo a far conoscere la viva vicinanza dell’Associazione Caponnetto.

Caro direttore chi Le scrive è la moglie del, testimone di giustizia Francesco Dipalo mio marito il 30 gennaio scorso si diede fuoco sotto la sede della Prefettura di Monza e Brianza. Questi i fatti: pochi mesi fa sulle mura delle città di Altamura furono scritte delle minacce di morte rivolte a mio marito e a mio cognato Dipalo Alessio giornalista. (quelle scritte dal 13 gennaio scorso non sono mai stati cancellate questo è un classico esempio di  supremazia criminale sullo Stato sul  territorio Murgiano. Ma torniamo ai fatti oggetto della presente missiva che riguarda mio marito. Egregio direttore deve sapere che una delle nostre figlie vive in Altamura da quando traumatizzata dallo speciale programma di protezione, ne pretese il rientro a casa. In più vi è da aggiungere che dopo le scritte con le minacce di morte, sotto il portone della casa di mia figlia è stato fatto un atto intimidatorio inquietante e il tutto nella a più assoluta indifferenza degli organi di polizia . Mio marito da circa tre anni non fa altro che scrivere al ministro ALfano, al vice Ministro Bubbico e al i Ministro della Giustizia raccomandate telegrammi, fax  dai quali  si evidenziano le angosce, le paure per la incolumità delle nostre figli  ma…. NESSUNO HA MAI RISPOSTO…….. Mi riservo di inviarle tutte le copie delle missive inviate e le ricevute di ritorno. A seguito delle minacce di morte mio marito era molto preoccupato per la incolumità dei nostri figli e continuava ad inviare missive, fax, telegrammi ai  predetti ministeri oltre che  ai Prefetti di Bari e di Monza e Brianza. Mai avuta una risposta a quel punto mio marito decise di inviare una missiva con la quale minacciava di darsi  fuoco se non ci avessero dato le risposte che  legittimamente ci aspettavamo perché si trattava della vita delle nostre figlie, precisando che in mancanza di risposte o atti concreti finalizzati a tutelare la incolumità della famiglia, si sarebbe dato fuoco mettendosi in un angolo per non fare del male a nessuno . Mio marito si presentò il 30 giugno  nei pressi della Prefettura e vide il Prefetto letteralmente scappare via, mentre uno dei tre carabinieri  che aveva un  manganello sollevato disse a mio marito adesso dipalo hai rotto le palle e a quel punto mio marito si diede alle fiamme. Io che con mio figlio non riuscivo a trovare mio  marito  preoccupati passammo due volte dalla prefettura ma non  notammo nulla. Solo il giorno dopo ci avvisarono che mio marito si era dato fuoco ed era ricoverato in ospedale e che loro stessi avevano scortato l’ambulanza.

Ecco direttore ill.mo ecco come lo LO STATO SUICIDA coloro he in buona fede gli affida la famiglia. Ora mio marito è ancora in ospedale perché ha ustioni su varie parti del corpo e nessuna telefonata di solidarietà ci è pervenuta dalle Istituzioni e tantomeno dal Ministero dell’ Interno che in questa storia ci considera un nemico, un bersaglio da abbattere. Nessuna telefonata di vicinanza ha ricevuto da coloro con i quali pensava di lottare insieme are per il bene comune la legalità, per i diritti comuni. Solo…. Lasciato……. Solo come un cane e  questo lo sta turbando molto .Mi creda direttore siamo tutti distrutti, noi avevamo una nostra vita, la nostra casa, i nostri affetti, le nostre aziende, e abbiamo rinunciato a tutto perchè abbiamo avuto fiducia in uno Stato che sta ammazzando mio marito con il silenzio

LA MAFIA UCCIDE…….IL SILENZIO PURE

Cordialità

Lorusso laura “

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