* Roberto Delli Carri
14 Novembre 2025
La criminalità contemporanea non si manifesta più con gesti eclatanti. Non ha bisogno della forza, né del clamore. La sua strategia più efficace è la normalità, declinata nella forma più disarmante: l’utilità.
Un prestito accordato nell’immediatezza.
Una manodopera reperita in un attimo.
Un intermediario che “risolve” ciò che per altri richiede mesi.Una liquidità che appare quando gli strumenti regolari richiedono tempi incompatibili con le necessità. È in questi gesti apparentemente innocui che si colloca la sua forza.
“Il potere illegale non si impone: si insinua laddove trova un bisogno non soddisfatto”.
Le più recenti analisi istituzionali, dalle Relazioni pubbliche della Direzione Investigativa Antimafia alle valutazioni della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, descrivono un’evoluzione costante: le forme di criminalità organizzata tendono a privilegiare l’offerta di utilità, non l’esercizio della minaccia. Non hanno esigenza di intimidire quando possono rendersi necessarie. E non devono imporsi quando riescono a diventare “funzionali” in contesti sociali o economici in difficoltà.
L’aiuto, quando proviene da chi opera ai margini della legalità, non è mai gratuito. Genera un legame, poi un debito, infine una dipendenza.
E la dipendenza, nel tempo, diventa una forma di potere. Non si tratta di un’ipotesi investigativa;
è una dinamica economico-sociale nota e documentata: la vulnerabilità produce spazio, e lo spazio viene colmato da chi conosce l’arte dell’intermediazione opaca.
I fenomeni più ricorrenti richiamati dalle fonti pubbliche includono: prestiti informali privi di garanzie;
servizi offerti con tempistiche irrealistiche rispetto ai canali regolari; disponibilità di capitali non proporzionati all’attività dichiarata; intermediazioni che non trovano giustificazione nella filiera economica; offerte economicamente insostenibili in condizioni ordinarie. Tutti elementi pienamente osservabili senza che ciò implichi alcuna attribuzione di responsabilità:
sono indicatori generali, non accuse.
Sono segnali da leggere, non da interpretare in modo arbitrario. “La prevenzione non nasce dal sospetto, ma dalla capacità di riconoscere ciò che altera gli equilibri.”
Per chi esercita funzioni di Polizia Giudiziaria, questo scenario richiede un approccio tecnico e prudente: documentare, valutare la coerenza dei dati, osservare i mutamenti anomali, segnalare con equilibrio e nel rispetto delle norme.
Non è compito dell’operatore attribuire significati; è compito dell’operatore non ignorare ciò che appare incongruo.
Contrastare la criminalità che si fa utilità significa difendere il principio fondamentale della legalità sostanziale: nessun aiuto può trasformarsi in vincolo, nessun favore può diventare condizione, nessuna fragilità può essere usata per consolidare poteri che non rispondono alla legge.
La legalità non vive nei momenti eccezionali.
Vive nei dettagli quotidiani.
Vive nella trasparenza dei rapporti, nella linearità delle procedure, nella coerenza degli atti amministrativi, nella capacità delle istituzioni di non delegare ai margini ciò che dovrebbe appartenere al diritto.
“Il presidio dello Stato non sta nella voce che si alza, ma nella coerenza di chi continua a servire senza mai arretrare”.
*Ispettore di Polizia Locale, Ufficiale di Polizia Giudiziaria
fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/di-la-tua/238-senti/106958-la-criminalita-che-si-fa-utilita-l-economia-dell-aiuto-interessato.html