Alla sbarra ci sono 21 persone tra cui Franco Bonura, Agostino Sansone e Girolamo Buscemi, che subito dopo essere tornati liberi avrebbero cercato di riorganizzare la cosca. Niente pizzo e niente droga, ma tanti affari nell’edilizia. Un imprenditore si costituisce parte civile
Sandra Figliuolo
Giornalista Palermo
28 novembre 2025 11:41
A dispetto delle condanne e degli anni trascorsi in carcere, appena tornati liberi, i vecchi boss di Uditore e Passo di Rigano avrebbero cercato di riorganizzare le due famiglie mafiose, aspirando a un ritorno alle “cose antiche”, evitando clamore, cercando di non sporcarsi le mani con la droga e preferendo non imporre il pizzo ma fare affari con gli appalti e l’edilizia. Per 21 persone, coinvolte in un blitz messo a segno dalla squadra mobile lo scorso 29 gennaio, si è aperta l’udienza preliminare davanti al gip Giuseppa Zampino.
Alla sbarra – come richiesto dal sostituto procuratore Giovanni Antoci – ci sono i mafiosi Franco Bonura, Agostino Sansone e Girolamo Buscemi, ma anche Roberto Sansone, Alessandro Costa, Antonio Comporto, Giusto Catania, Giuseppe Costa, Eugenio Avellino, Michele Spataro, Gaetano Manlio Porretto, Mauro Pace, Dario Avellino, Giacomo Avellino, Giovanni Buscemi, Antonino Buscemi, Angelo Rosario Parisi, Giuseppe D’Accardi, Marcello Castelli, Beniamino Pollara e Vincenzo Montalbano. Tra le parti civili c’è anche un imprenditore, l’unico ad aver denunciato delle pressioni, accompagnato dall’associazione Addiopizzo.
La polizia aveva documentato diversi summit organizzati tra i boss proprio per riprendere in mano il controllo del territorio, cercando però di restare defilati, e anche intercettato le “linee guida” dettate dai vecchi “padrini” per continuare a fare affari, ma evitando rischi non necessari e soprattutto di occuparsi di droga, nonostante sia questo da sempre il settore più fiorente per Cosa nostra.
“Non ci sono più le persone di una volta”, così riflettevano gli indagati, troppi pentiti e la maggior parte degli affiliati “si sono ritirati”, ogni tanto “c’è qualche scemo che ancora va facendo lo stupido di domandare il pizzo”, chi vuole “lavorare in mezzo alla strada a questa porcheria”, la droga appunto, ma “la guerra sta finendo, quasi in tutti i luoghi, nessuno dà più confidenza a nessuno, nessuno si vuole più immischiare, nessuno cerca più a nessuno”. E se un tempo quando si incontravano appartenenti a Cosa nostra “alla gente veniva il cuore” adesso “ti buttano perché si spaventano”. Ma “come nasciamo dobbiamo morire” e quindi, nonostante le condanne e le difficoltà, alla fine i boss, come loro stessi ammettevano, tornano sempre a fare le stesse cose.
Fonte:https://www.palermotoday.it/cronaca/mafia/boss-uditore-passo-di-rigano-processo-franco-bonura.html