Il Riesame: «La Regina, spregiudicato ma non legato ai clan»

Il Riesame: «La Regina, spregiudicato ma non legato ai clan»

Il Mattino, Domenica 21 Maggio 2017

Il Riesame: «La Regina, spregiudicato ma non legato ai clan»

di Viviana Lanza

Spregiudicato ma non colluso con la camorra, l’ingegnere Guglielmo La Regina avrebbe pilotato appalti allo scopo di assicurare benefici a se stesso, e al più a coloro che gli erano più vicini. Per i giudici del Tribunale del Riesame gli elementi emersi dalle indagini «non dimostrano che La Regina, cooperando con soggetti contigui a contesti criminali, abbia inteso perseguire (anche) il fine di offrire un contributo rilevante alla sopravvivenza e al rafforzamento del clan dei casalesi consentendo a quest’ultimo di accaparrarsi pubbliche commesse». Lo chiariscono i giudici della dodicesima sezione del Riesame (presidente Elvira Russo) nelle motivazioni del provvedimento con cui un mese fa venne confermata la misura cautelare in carcere nei confronti di La Regina ma solo per i reati di corruzione e turbativa d’asta, escludendo l’aggravante del metodo e del fine mafioso e il concorso esterno in associazione camorristica.

Inchiesta «The Queen». Era il 15 marzo quando i magistrati della direzione distrettuale antimafia di Napoli portarono alla svolta l’indagine su 18 appalti tra Napoli, Caserta e Benevento ipotizzando un condizionamento allo scopo di avvantaggiare Guglielmo La Regina e alcuni insospettabili tra docenti universitari, imprenditori e politici. Un terremoto giudiziario che scosse la buona società dei professionisti di Napoli e provincia. Furono notificate 69 misure cautelari, successivamente modificate e nella maggioranza dei casi revocate. Intercettazioni, testimonianze, atti e documenti: c’è tutto questo al cuore delle accuse con cui la Procura ha delineato il cosiddetto «sistema La Regina». Lui, l’ingegnere Guglielmo, è stato definito un «facilitatore di appalti». I giudici del Riesame non hanno voluto scarcerarlo e in 32 pagine spiegano il perché. Perché è considerato «il pilastro intorno al quale si è andato strutturando un vero e proprio sistema avente ad oggetto lo sviamento delle gare pubbliche e l’accaparramento di pubbliche commesse» e il fatto che quasi un anno fa sia stato raggiunto da una misura agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sui lavori a palazzo Teti Maffuccini a Santa Maria Capua Vetere non attenua la sua posizione. Anzi.

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