Il quotidiano La Repubblica e la trattativa Stato-Mafia. Ezio Mauro chiarisca

Il quotidiano La Repubblica e la trattativa Stato-Mafia. Ezio Mauro chiarisca

Giusto per rinfrescare la memoria ai diretti interessati che ancora oggi fanno finta di niente.

19 Giugno 2020

di Saverio Lodato

Antonio Ingroia, che istruì, insieme al pool guidato da Nino Di Matteo, il processo di Palermo, sulla trattativa Stato-Mafia, tira in ballo Ezio Mauro, all’epoca dei fatti direttore del quotidiano La Repubblica”.
Nel suo libro appena pubblicato, che si intitola Le Trattative”, Antonio Ingroia, che oggi non è più in magistratura e fu privato della scorta dal precedente governo Gentiloni-Minniti, fra l’altro scrive – nero su bianco – che Ezio Mauro, nel momento culminante dello scontro sulle telefonate che vedevano coinvolto Giorgio Napolitano, allora capo dello Stato, si presentò dai pubblici ministeri, proprio in veste di “ambasciatore” di Giorgio Napolitano. Ingroia afferma anche di non sapere se Ezio Mauro fosse stato davvero inviato da Napolitano.
Si trattava – prosegue Ingroia – di ammorbidire la posizione dei pm che si erano imbattuti nelle telefonate sconvenienti Napolitano-Nicola Mancino. La Procura di Palermo, non avendo, sin da allora, alcuna intenzione di usare processualmente il contenuto delle telefonate, manifestò disponibilità alla mediazione.
Mauro, prosegue Ingroia, indicò tre nomi di magistrati quali possibili canali da quel momento in avanti, fra Palermo e il Quirinale: Luca Palamara, Paola Severino e Anna Finocchiaro. L’accordo fu trovato sul nome di quest’ultima. Ma a quel punto, la mediazione si arenò: Qualcuno – conclude Ingroia – fece il doppio gioco e nel frattempo il Colle procedette come un bulldozer rivolgendosi alla Corte Costituzionale”. Con il risultato – come è noto – che le telefonate furono mandate definitivamente al macero.
Può bastare.
Ci aspettiamo, su queste rivelazioni di Ingroia, sia una spiegazione da parte di Ezio Mauro; a che titolo fece da “console onorario” del Quirinale? Sia da parte dell’ex capo dello Stato, Napolitano; Mauro millantò credito? (e un’ipotesi del genere ci pare non stia in piedi); o davvero Napolitano lo mandò in avanscoperta?
È una pessima storia quella della Trattativa Stato-Mafia. E per quanto ci riguarda, salvo dovessimo scoprire il contrario, Antonio Ingroia non è mai stato un inventore di balle.
Si faccia dunque chiarezza. E presto.
(4 luglio 2018)

fonte:http://www.antimafiaduemila.com/


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