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Il porto invisibile della cocaina

22 Giugno 2026 | Focus

Broker criminali, container e nuove geometrie del narcotraffico globale

Roberto Delli Carri*

Nell’ottobre 2024, nel porto di Gioia Tauro, gli organi di controllo individuarono centinaia di chilogrammi di cocaina occultati all’interno di un container proveniente dall’Asia. Pochi mesi prima, nei grandi scali del Nord Europa, altri sequestri avevano confermato un dato ormai consolidato nelle relazioni della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, di Europol e delle autorità doganali europee. Il traffico internazionale di cocaina continua a sfruttare la straordinaria capacità di occultamento offerta dal commercio marittimo globale.
Dietro ogni sequestro vi è però una domanda che raramente trova spazio nel dibattito pubblico.
Chi organizza realmente questi traffici?
L’immaginario collettivo continua a cercare la risposta nella figura del boss tradizionale. Le risultanze investigative degli ultimi anni raccontano invece una realtà molto più articolata. La cocaina che raggiunge l’Europa non percorre una strada lineare. Attraversa una filiera composta da produttori, intermediari, spedizionieri, referenti logistici, gruppi incaricati del recupero e soggetti specializzati nel riciclaggio dei proventi. Ognuno svolge una funzione precisa.
In questo sistema emerge una figura che compare con crescente frequenza nelle indagini internazionali ossia il broker criminale. Le relazioni della DCSA descrivono soggetti capaci di rappresentare contemporaneamente interessi differenti, mantenendo rapporti con organizzazioni criminali operanti in continenti diversi. Non necessariamente appartenenti a una singola struttura mafiosa, questi intermediari assicurano il collegamento tra i luoghi di produzione dello stupefacente e i mercati di destinazione, garantendo affidabilità, riservatezza e continuità operativa.
È una funzione che richiede conoscenze specifiche.
Occorre conoscere le rotte marittime, i porti, le società di spedizione, i sistemi di pagamento informali, le vulnerabilità della logistica e le dinamiche delle organizzazioni criminali coinvolte.
Le più importanti operazioni coordinate da Eurojust ed Europol hanno evidenziato come tali figure risultino spesso collocate al crocevia tra gruppi sudamericani, reti balcaniche, organizzazioni albanesi e strutture mafiose italiane. La dimensione economica prevale ormai su quella territoriale. Le indagini non descrivono un sistema fondato su alleanze permanenti o su appartenenze ideologiche. Descrivono piuttosto convergenze operative che si formano e si modificano in funzione dell’interesse economico.
È il motivo per cui, nelle principali inchieste europee sul narcotraffico, compaiono frequentemente soggetti di nazionalità diverse inseriti nella medesima filiera criminale.
Il porto rappresenta il punto di contatto tra questi mondi. Anversa, Rotterdam, Amburgo, Gioia Tauro e altri scali strategici costituiscono nodi essenziali di una rete che collega i centri di produzione sudamericani ai mercati di consumo europei.
Secondo Europol, le tecniche di occultamento più diffuse continuano a sfruttare il sistema containerizzato. La droga viene nascosta all’interno di carichi leciti oppure introdotta mediante il cosiddetto metodo rip-on/rip-off, che consente di contaminare il container senza coinvolgere formalmente il destinatario della merce.
L’analisi delle operazioni concluse negli ultimi anni mostra inoltre un fenomeno ricorrente: la crescente importanza della corruzione logistica.
L’accesso abusivo ai sistemi informatici portuali, l’indebita acquisizione dei codici di rilascio, la disponibilità di personale infedele e l’utilizzo di documentazione artefatta rappresentano elementi che ricorrono in numerose indagini europee.
In tale contesto il container non costituisce soltanto un mezzo di trasporto.
Rappresenta il punto di incontro tra economia globale e criminalità organizzata transnazionale.
Comprendere il narcotraffico contemporaneo significa quindi osservare non soltanto il carico sequestrato, ma l’intera infrastruttura relazionale, logistica e finanziaria che ne ha reso possibile il viaggio.
È all’interno di questa infrastruttura che si sviluppano le forme più evolute del potere criminale contemporaneo.
“Le organizzazioni criminali non prosperano soltanto dove circola la droga. Prosperano dove riescono a trasformare il traffico illecito in relazioni, denaro e consenso. È in quel passaggio che il fenomeno mafioso rivela la sua reale capacità di adattamento”.

*Ispettore di Polizia Locale Ufficiale di Polizia Giudiziaria 

fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/focus/il-porto-invisibile-della-cocaina