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Il consenso senza intimidazione: la nuova strategia delle organizzazioni criminali

Roberto Delli Carri* 17 Dicembre 2025

Le organizzazioni criminali di tipo mafioso non si misurano più, in via prevalente, sul terreno della violenza manifesta. La loro forza contemporanea risiede nella capacità di rendersi strutturalmente invisibili, di operare senza generare allarme sociale, di ottenere consenso senza ricorrere all’intimidazione diretta. È una trasformazione profonda, certificata da anni di analisi istituzionali, che impone una rilettura del concetto stesso di potere mafioso.
Nelle più recenti valutazioni ufficiali emerge con chiarezza un dato: la diminuzione degli episodi eclatanti non coincide con una regressione del fenomeno, ma ne rappresenta l’evoluzione più matura. Le mafie hanno compreso che la violenza esplicita espone, lascia tracce, mobilita lo Stato. Il silenzio, invece, protegge.
L’assenza di conflitto apparente diventa una strategia.
Il controllo del territorio non passa più soltanto attraverso l’atto intimidatorio, ma attraverso la normalizzazione della presenza criminale. L’imprenditore che accetta “un aiuto”, il commerciante che si affida a un intermediario “affidabile”, il cittadino che ottiene una soluzione rapida a un problema burocratico,  il consenso nasce dalla convenienza, non dalla paura. È una forma di assuefazione progressiva, difficilmente percepibile, ma estremamente efficace.
Le relazioni istituzionali evidenziano come i sodalizi criminali abbiano investito con decisione nella penetrazione dell’economia legale. Settori a bassa visibilità ma ad alta circolazione di denaro, servizi essenziali, filiere lunghe e frammentate, ambiti caratterizzati da urgenza decisionale o debolezza amministrativa, è in questi spazi che la criminalità organizzata costruisce consenso, presentandosi come soggetto funzionale anziché minaccioso.
Il consenso senza intimidazione si fonda su tre pilastri principali.
Il primo è l’affidabilità apparente.
Le organizzazioni criminali si propongono come risolutori di problemi: liquidità immediata, manodopera disponibile, protezione informale, rapidità nelle forniture.
In contesti economici fragili, questa capacità di risposta genera dipendenza e riconoscimento.
Il secondo pilastro è la mimetizzazione sociale.
I soggetti criminali evitano comportamenti vistosi, adottano linguaggi moderati, investono in relazioni istituzionali indirette, frequentano ambienti formali. La distanza tra legalità e illegalità si assottiglia fino a diventare opaca, rendendo difficile distinguere ciò che è lecito da ciò che non lo è.
Il terzo elemento è la gestione del consenso passivo. Non serve più imporre il silenzio con la minaccia: è sufficiente alimentare l’idea che “conviene non vedere”, che “tutto sommato funziona”, che “non è affar nostro”.
L’omertà non è più solo paura, ma adattamento.
In questo quadro, l’assenza di denunce non è un indicatore rassicurante. Al contrario, può rappresentare il segnale più allarmante di un controllo ormai stabilizzato. Dove non si denuncia, spesso non è perché manca il reato, ma perché il reato è stato normalizzato.
Le istituzioni investigative hanno più volte sottolineato come questa nuova strategia renda l’azione di contrasto più complessa. Il nemico non si espone, non provoca, non lascia segni evidenti. Agisce attraverso prestanome, società schermo, relazioni economiche formalmente corrette. È una criminalità che non rompe l’ordine pubblico, lo utilizza.
La risposta dello Stato non può limitarsi alla repressione penale tradizionale.
Deve fondarsi su analisi patrimoniali, controlli amministrativi, lettura dei segnali deboli, cooperazione interistituzionale, capacità di intervenire prima che il consenso diventi sistema. Il contrasto moderno alle mafie è un lavoro di precisione, non di emergenza.
La vera forza delle organizzazioni criminali oggi non è la violenza, ma la capacità di non farne uso. È nella rinuncia all’intimidazione che si misura la loro maturità strategica.
E proprio per questo il rischio è maggiore: la criminalità non arretra quando tace, si consolida.
E la legalità sopravvive solo dove qualcuno ha il coraggio di guardare anche ciò che non fa rumore.

*Ispettore di Polizia Locale – Ufficiale di Polizia Giudiziaria

fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/di-la-tua/239-parla/107266-il-consenso-senza-intimidazione-la-nuova-strategia-delle-organizzazioni-criminali.html