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Gratteri: “Le mafie oggi non uccidono, corrompono. Il confine con lo Stato non c’è più”

18 Luglio 2026 | Cronaca

Il procuratore di Napoli interviene a Ponza d’Autore: mafia, riforme della giustizia e caso Roggero

AMDuemila

Le mafie non hanno più bisogno di sparare per esercitare il proprio potere. Oggi preferiscono infiltrarsi nell’economia, nella pubblica amministrazione e nelle professioni, sfruttando il denaro accumulato soprattutto attraverso il narcotraffico. È il messaggio lanciato dal procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri durante il suo intervento a Ponza d’Autore, la rassegna ideata da Valentina Fontana e realizzata da Vis Factor, dove ha affrontato anche i temi della giustizia e il dibattito sulla possibile grazia per Mario Roggero


“Mafia è tutt’uno con pubblica amministrazione e professioni”

Per Gratteri il volto della criminalità organizzata è profondamente cambiato rispetto agli anni delle stragi, ma proprio questa trasformazione rischia di renderla meno percepita dall’opinione pubblica.
Oggi il confine non c’è più tra mafie, pubblica amministrazione, mondo delle professioni. È un tutt’uno. Noi vediamo spesso dei rapporti tra mafiosi conclamati, imprenditori, amministratori, mondo delle professioni che sono un’unica cosa. Oggi le mafie non uccidono più e non si parla più di mafie perché noi siamo convinti che la mafia non c’è, non spara. Oggi è più facile essere ammazzati dal marito in casa che non dalla mafia per strada, perché la mafia non ha bisogno di uccidere. Con l’abbattimento morale ed etico che c’è stato negli ultimi decenni, dove molti siamo pronti a prostituirci, a venderci per 10, 20.000 mila euro, e le mafie non hanno problemi a pagare“.
Alla vigilia dell’anniversario della strage di via d’Amelio, il procuratore è tornato sul tema dell’evoluzione di Cosa nostra e delle altre organizzazioni criminali, spiegando come il venir meno della violenza plateale abbia contribuito a diffondere una falsa percezione della realtà.
Secondo Gratteri si è ormai raggiunta “
l’assuefazione alla mafia, cioè l’idea che la mafia non c’è perché la mafia non spara, perché non fa stragi. In realtà la mafia c’è, esiste, è solo cambiata, è solo mutata. In realtà le mafie non uccidono perché non c’è bisogno di uccidere. Riescono molto bene a corrompere con le ingenti somme di denaro che hanno, provenienti soprattutto dal traffico di cocaina“. 


Giustizia rallentata da riforme

Nel corso dell’incontro, Gratteri ha espresso anche un giudizio critico sulle riforme della giustizia approvate negli ultimi anni, sostenendo che il Governo avrebbe dovuto intervenire principalmente sul codice di procedura penale.
Sicuramente si poteva fare di più e meglio. È sul codice di procedura penale che bisognava concentrarsi. In realtà sono state fatte le riforme che hanno rallentato la giustizia“.
Dal palco di Ponza d’Autore il magistrato ha poi ricostruito l’impostazione politica della maggioranza di governo sui principali temi istituzionali.
Quando si è insediato questo governo, ognuno si è diviso i compiti. La Lega voleva l’autonomia differenziata, Fratelli d’Italia il presidenzialismo, la giustizia è stata appaltata da Forza Italia. Forza Italia che è stato sostanzialmente, per quelli che sono stati i progetti e le idee, dei tre partiti quello più coerente. Da subito, in chiaro, ha detto qual era il programma sulla giustizia: voleva smontare la legislazione, rendere più difficile l’acquisizione della prova. E tutte le riforme che sono state fatte sono servite a rallentare l’acquisizione della prova, ad alzare sempre di più l’asticella“.
Il procuratore ha tuttavia riconosciuto un intervento legislativo che considera particolarmente efficace: la norma che consente di intercettare gli hacker e di farli diventare collaboratori di giustizia.
Quello che ho ritenuto veramente utile è stata la legge – ha spiegato – che consente di intercettare gli hacker, di arrestarli e farli diventare anche collaboratori di giustizia. È stata veramente utile ed è stata applicata per la prima volta a Napoli, ci ha consentito di arrestare l’hacker che era entrato nel dominio del ministero della Giustizia, che aveva centinaia di password dei magistrati, che si leggeva la posta quando voleva. Però è ovvio che non basta aumentare la pena di un anno, ma bisognava modificare il codice di procedura penale. Ciò che serviva era dare risposte alla gente che non può aspettare sette anni per avere una sentenza, ma piuttosto un anno, un anno e mezzo“.


Il Caso Roggero

Infine, Gratteri è intervenuto sul dibattito riguardante la possibile concessione della grazia a Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva per l’omicidio di due rapinatori dopo una sparatoria avvenuta nel 2021.
Per il procuratore, una sentenza definitiva deve essere rispettata e l’eventuale concessione della grazia non può essere oggetto di valutazioni immediate o di discussioni mediatiche.
Sempre più la giustizia diventa un fatto politico. Qui ci troviamo davanti a un caso dove c’è la sentenza definitiva che attesta la responsabilità penale di un imputato condannato e quindi si deve scontare la pena. Poi durante il percorso della detenzione capire se c’è un ravvedimento operoso, capire qual è il comportamento, leggere cosa scrivono gli educatori. Non si può trasformare una cosa così importante, così grave come se fossimo al bar dello sport. Rimango meravigliato da questi tipi di intervento così estemporanei, questo deve avere la grazia domani mattina. Stiamo veramente scendendo in basso proprio sul piano anche etico“.
Intervistato a margine dell’evento, il procuratore ha ribadito che l’istituto della grazia presuppone un percorso successivo all’ingresso in carcere e non può essere evocato prima dell’esecuzione della pena.
Credo che queste polemiche siano politiche, nel senso che è chiaro che nel momento in cui c’è una sentenza definitiva della Corte di Cassazione e nel momento in cui le prove sono state acquisite, con molti video che documentano, bisogna accettare le leggi, il codice è quello, gli articoli sono quelli. Di grazia non si può parlare prima di andare in carcere. Ci vuole un percorso, bisogna dimostrare fattivamente il ravvedimento se c’è stato. Sono gli educatori poi all’interno del carcere che documenteranno la progressione, il cambiamento, il mutamento, anche psicologico del detenuto. Non possiamo continuare a fare i processi sui giornali o in televisione o nelle trasmissioni televisive“.

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fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/cronaca/gratteri-le-mafie-oggi-non-uccidono-corrompono-il-confine-con-lo-stato-non-ce-piu