Discariche, inceneritori, voti e poltrone; la lotta di potere all’ombra dei rifiuti

Cosentino controlla, attraverso Cesaro e Cirielli, due province. E fino all’ultimo ha puntato alla Regione. L’ultima partita è quella dei termovalorizzatori in arrivo in Campania: la posta in gioco è di 300 milioni di euro

NAPOLI – La posta in gioco è troppo alta, la resa dei conti appena all’inizio. E costa almeno trecento milioni di euro. Va dalle oleate macchine del consenso elettorale al business in arrivo sulla coda della riemersa emergenza rifiuti. Non è un caso che il pretesto dell’ultimo scontro, che deflagra pubblicamente, tra Mara Carfagna e Nicola Cosentino sia rappresentato dal grande business dell’immondizia e dei poteri decisionali legati ai progetti degli inceneritori. Due quelli in arrivo: a Napoli e Salerno. Anzi tre, a contemplare anche il termovalorizzatore previsto nel comune di Giugliano, un sito che – chissà perché – ad ogni conferenza stampa il premier Berlusconi annuncia a mezza bocca e che tutti dimenticano di mettere nero su bianco. Eppure a Giugliano c’è già qualche notabile del Pdl che ha attaccato i manifesti per rivendicare il grande “forno” dell’immondizia.
Cosa c’entra? C’entra. I veleni che corrono, ormai da oltre un anno, tra il ministro alle Pari opportunità e il plenipotenziario del Pdl in Campania, nonché deputato ed ex temuto sottosegretario all’Economia Cosentino, hanno sempre trasmesso il clima di una faida, attraversando la scena delle emergenze. Dal tema della legalità al disastro dell’immondizia, i due si sono trovati sempre su fronti opposti.

Un conflitto tutto interno al Pdl che ha visto Cosentino e il gruppo dei fedelissimi – il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, quello della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli – agguerriti non solo su Mara, ma contro il nemico ritenuto “il secondo mentore” e regista dell’ascesa politica della Carfagna, quell’Italo Bocchino che la scorsa primavera (quando apparteneva ancora al Pdl) fu l’artefice della corsa di Mara come capolista del Pdl alle elezioni regionali (55mila preferenze).
La strategia di Bocchino-Carfagna mirava a rafforzare, anzi, come si diceva in quei giorni in ristrette riunioni di partito, “a blindare la candidatura del governatore Caldoro”, contro il risentimento e gli eventuali sfregi di Cosentino, costretto a rinunciare alla corsa alla Regione dopo una richiesta di arresto dell’ufficio Gip di Napoli, che lo accusava di concorso in associazione mafiosa con i casalesi. “I frocetti di Roma non decideranno chi sarà il governatore”, provò a ribellarsi Cosentino, addirittura da un palco a Caserta, riferendosi a Bocchino. Vinse Italo, però. E gli sistemò alle calcagna, in cima alla lista, proprio la collega a cui era più legato. Era prima della nascita del Fli. Allora, c’erano in gioco il governo della regione, la leadership del Pdl nella prima regione del sud, un cambio di passo che sembrava più facile una volta conquistato Palazzo Santa Lucia. Poi la partita si è rivelata assai più ardua. E oggi perché Cosentino combatte con maggiore tenacia? Per cosa lotta l’ex potentissimo coordinatore, dopo che il Consiglio dei ministri gliel’ha data vinta, estendendo alle Province quel potere decisionale sugli inceneritori inizialmente destinato al solo governatore Caldoro? Due motivazioni, che portano ai due volti del coordinatore: Cosentino il politico e Nic ‘o Mericano.

La strategia politica. L’asse di governo del Pdl disegnato dal Cosentino politico si sviluppa in Campania ormai sulla coppia dei presidenti di Provincia Cesaro-Cirielli, i quali controllano tre consiglieri regionali a testa. Al primo fanno capo Mafalda Amente, Michele Schiano e Domenico De Siano, già noto come recordman di poltrone, essendo contemporaneamente consigliere comunale, provinciale, regionale e parlamentare. A Cirielli, invece, sono legati Eva Longo, Giovanni Baldi e Monica Paolino, quest’ultima moglie del sindaco di Scafati che era, un tempo, molto vicino alla Carfagna. Per questa ragione Cosentino ha dovuto abbracciare la battaglia di attribuzione dei poteri alle Province. Di fatto accolta dal premier.
Accanto a questa, strisciante e robusta, corre la motivazione tutta manageriale di Nic ‘o Mericano, Nicola l’americano come lo chiamavano a Casal di Principe, grande imprenditore e uomo d’affari. Nessun mistero sui rapporti, noti, tra Luca Rivelli (imprenditore del settore delle costruzioni e del gas) e Luigi Cesaro, l’alter ego di Cosentino. L’imprenditore Rivelli è fratello dell’ex parlamentare Nicola (fino al 2006 deputato di Forza Italia) ed è abile deus ex machina di fortunate attività che incrociano i Cesaro.

È accaduto ad esempio nella vicenda Ottogas, società inizialmente sorta nel casertano, poi allargatasi in una società mista che gestisce ormai le forniture di gas in tutti i comuni dell’area a nord di Napoli. Amministratore della Ottogas è stato per lungo tempo Pasquale De Gennaro, già sindaco di Frattamaggiore e vero “braccio elettorale” della famiglia Cesaro.
Ecco perché la guerra tra Nicola e Mara corre lungo diversi assi portanti. Il consolidamento di un sistema di potere messo in crisi dalla crociata per la legalità dei finiani. La roccaforte del consenso tra i Palazzi che Cosentino rivendica di avere strappato alla sinistra, come palmares che ha già pesato nel suo rapporto personale con Berlusconi. E il coacervo di interessi e di business curati dagli amici degli amici.
La resa dei conti, forse, è solo all’inizio. Ormai è chiaro che, se dovesse esplodere compiutamente, investirà anche i fragili equilibri romani.

Conchita Sannino

(Tratto da Repubblica – Napoli)

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