Cutrò «non è più in pericolo»: fuori da programma speciale di protezione.

Il Corriere del Mezzogiorno, Martedì 18 ottobre 2016

Cutrò «non è più in pericolo»: fuori da programma speciale di protezione
Verranno d’ora in poi applicate le cosiddette misure ordinarie di protezione. Il viceministro Bubbico: «Resteranno invece tutte le misure di protezione per Cutrò e famiglia»

di Redazione online

PALERMO – Al presidente dell’Associazione nazionale testimoni di giustizia, Ignazio Cutrò e alla sua famiglia, non sono state prorogate le speciali misure di protezione previste per i testimoni di giustizia e per loro in vigore dal 2011; da oggi verranno quindi applicate le cosiddette misure ordinarie di protezione. A deciderlo è stata la Commissione centrale del ministero dell’Interno, dopo aver sentito il parere della Dda di Palermo e della Direzione nazionale antimafia. La notizia ha gettato nello sconforto Cutrò che ha avuto un malore. «Oggi non mi ha ucciso la mafia ma lo Stato – ha detto – se è così che vanno le cose, sarò io il primo a dire “Non denunciate”, non ne vale assolutamente la pena».

La rabbia del figlio
Il figlio di Cutrò, in una lettera aperta, si chiede se «sarà il Ministro Alfano da conterraneo e quindi che conosce bene la fine che spetta a persone «scomode» per la mafia come mio padre, a garantire per la sua incolumità. Forse questo fa parte del taglio alle spese, presidente Renzi?».

La decisione
Nel provvedimento il Viminale evidenzia come «non permangono le condizioni che hanno a suo tempo determinato l’applicazione delle speciali misure di protezione, peraltro giunte a naturale scadenza, e che può risultare adeguata l’adozione nei confronti del testimone di giustizia e dei familiari delle misure ordinarie di tutela di competenza dell’Autorità provinciale di pubblica sicurezza» anche perché la procura di Palermo ha ribadito che «non sono emersi concreti elementi che possano confermare l’attualità del pericolo per l’incolumità del testimone». In un altro passaggio, viene sottolineato come Cutrò e i familiari «si siano resi protagonisti di una serie sistematica e ripetuta di comportamenti anomali che mettono a rischio l’efficacia del servizio di tutela e l’incolumità degli agenti assegnati alla loro sicurezza». La tutela di Cutrò e della famiglia è quindi ora compito dell’autorità prefettizia che, a quanto si è appreso, ha garantito che se ne farà carico. Solidarietà è arrivata dall’Associazione che presiede.

Tuttavia il viceministro Bubbico precisa in una intervista al Corriere del Mezzogiorno online che non sarà cancellata alcuna misura di protezione per Cutrò e familiari.

NOTA DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO
La vicenda Cutrò é grave,gravissima e noi siano pronti a sostenere Ignazio e tutti i suoi familiari  in tutti i modi che le leggi lo consentono.Ma  noi che siamo obbligati a guardare “dietro” ai fatti, per capire obiettivi  e finalità ,abbiamo il dovere di denunciare  il disegno perverso  dei governanti i quali  puntano a sbarazzarsi dei Testimoni di Giustizia ,ritenuti  da essi inutili ed ingombranti.Non possiamo  citare nomi e cognomi di altri Testimoni per non esporli,ma possiamo dire che non passa  giorno in cui  qualcuno di essi non debba lamentarsi di dinieghi,umiliazioni,torti,privazioni subiti.Qualcuno si é visto costretto ad andare  dall’Autorità Giudiziaria  per denunciare fatti concreti dei quali é rimasto vittima.Una situazione complessiva squallida ed al contempo inquietante perché bisogna tenere conto delle ripercussione gravissime sul piano della percezione  pubblica.Il messaggio ,infatti,che sta passando , in una società già di per sé omertosa  purtroppo,é quello che NON BISOGNA DENUNCIARE LA MAFIA.
E’ questo  l’aspetto che ci preoccupa di più-Per questi signori che ci governano  colpire Cutrò,come colpire  Franzè,Barbagallo,Leonardi o Ciccio,significa applicare la vecchia ed odiosa regola  “Colpirne uno per educarne 10”.Oggi é il turno di Ignazio,domani di Francesco,dopodomani di Michele e,fra una settimana,di tutti insieme. Ai Testimoni di Giustizia,a tutti,nessuno escluso,noi ci sentiamo di  rivolgere un appello:
FINITELA CON  IL LAMENTARVI UNO ALLA VOLTA E DI AGIRE SEPARATAMENTE L’UNO DALL’ALTRO. DOVETE UNIRVI E ,COMPATTI,DOPO AVER SUPERATO  DIVISIONI E PERSONALISMI,DOVETE  DECIDERE IL DA FARE. TUTTI INSIEME.QUANDO AVRETE DECISO,INFORMATECI E NOI SAREMO  AL VOSTRO FIANCO,COSI’ COME CI SIAMO SEMPRE STATI.
                                                                                                                                                                                                           ASSOCIAZIONE CAPONNETTO
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