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Cuffaro e la ”minchiata” che fa tremare la politica siciliana

Jamil El Sadi 18 Novembre 2025

Assessori, deputati e dirigenti sotto inchiesta: non solo l’ex governatore della Sicilia, ecco i guai del centrodestra di Schifani in Regione

Il giorno dopo la perquisizione nella sua abitazione, Totò Cuffaro ha ammesso ai carabinieri del Ros di aver commesso un errore: “Sul concorso per gli operatori socio sanitari di Villa Sofia ho fatto una ‘minchiata’”. A incastrarlo sono le intercettazioni, che l’8 giugno scorso registrarono nella sua casa l’incontro con una candidata al concorso, Selenia Malfitano, accompagnata dal padre. Cuffaro le consegnò un foglio dicendo: “Qua ci sono gli argomenti”, aggiungendo che “in ogni busta ci saranno tre di questi… faranno tre buste che sorteggerete. E nelle buste ci sono gli argomenti”. La rassicurò con tono diretto: “Quattro fesserie sono… però te li devi studiare tutte… per questo ti ho fatto venire”.
Secondo la procura di Palermo, quella scena è un esempio emblematico di raccomandazione. Cuffaro aveva ricevuto il nome della candidata da 
Carmelo Pullara, del quale diceva: “Ha fatto segreteria con lui”, e la considerava “sperta’, intelligente”. Pensava già a un incarico per lei: “Te la chiami in direzione… e gli diamo questo compito…”, diceva a Roberto Colletti, allora manager di Villa Sofia Cervello e oggi indagato. Colletti avrebbe dovuto gestire i rapporti più riservati: “Non è che io per tutte le minchiate devo rompere i coglioni a te… diventa impossibile”.

La rete di segnalazioni e l’indagine su Cuffaro e i suoi collaboratori

Il giorno dell’incontro, Cuffaro chiese subito alla candidata: “Che dice Carmelo?”. Lei rispose: “Ci siamo visti stamattina con Carmelo, in segreteria era”. Parlarono poi degli “argomenti da studiare”, e Cuffaro, abbassando la voce, spiegò: “Iacono me li ha dati… ho chiamato Carmelo ieri sera all’una di notte”. Non era l’unica favorita: “All’altro ci pensi tu?” disse alla Malfitano, lasciando intendere una rete più ampia di segnalazioni.
Quella stessa mattina il collaboratore di fiducia di Cuffaro, 
Vito Raso, si era recato nella casa di Mondello per prendere una busta. Poco dopo, al telefono, diede appuntamento a un certo Mortillaro “al bar che c’è davanti l’assessorato al Turismo, davanti alla Corte dei Conti… passa da là un minuto. Verso le dieci”. Raso è stato interrogato dalla giudice Carmen Salustro, che ora deve decidere sulla richiesta della procura: arresti domiciliari per Cuffaro, Raso e altre quindici persone, accusate di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta. “Si tratta di accuse infondate e infamanti”, ha dichiarato Raso ieri uscendo dal palazzo di giustizia dopo l’interrogatorio preventivo durato due ore. Lui è indagato per associazione per delinquere e corruzione

La crisi politica nella giunta Schifani

Il Cuffarogate è stato un vero e proprio terremoto per la classe dirigente regionale. La rimozione degli assessori cuffariani Nuccia Albano e Andrea Messina da parte del governatore Renato Schifani ha destabilizzato gli equilibri politici siciliani. Il presidente ha assunto ad interim le deleghe di famiglia, politiche sociali, lavoro, autonomie locali e funzione pubblica, nominando Patrizia Valenti e Carmen Madonia ai rispettivi gabinetti. La decisione è maturata mentre Totò Cuffaro, coinvolto nell’indagine sulla Dc, ha scelto di non rispondere al gip.
Albano e Messina non risultano indagati, ma Schifani ha spiegato a 
La Sicilia che l’inchiesta contesta alla “Dc reati di un ‘sistema partito’ nei confronti dei cui vertici è stato richiesto l’arresto a causa della gravità degli elementi di accusa raccolti”. L’indagine ha portato a otto il numero di indagati tra giunta e Ars, con l’ingresso di Carmelo Pace, accusato di associazione per delinquere e corruzione. Al primo posto per numero di indagati resta Grande Sicilia, con Roberto Di MauroGianfranco Miccichè e Giuseppe Castiglione coinvolti a vario titolo, mentre Lega e Fratelli d’Italia ne contano due ciascuno: Luca Sammartino e Salvo Geraci per il Carroccio, Gaetano Galvagno ed Elvira Amata per FdI. Pace, Castiglione e Geraci si sono autosospesi dalla commissione antimafia.

Consulenti, staff e dirigenti nel mirino

Le indagini toccano anche staff e consulenti istituzionali. Simona Vicari, superconsulente di Schifani, è imputata per corruzione a Trapani e le sono stati confiscati un Rolex e un orologio Bulgari. È stato chiesto un passo indietro a Vito Raso. Si sono già dimessi la portavoce di Galvagno, Sabrina De Capitani, e l’ex capo della segreteria dell’Ars Giancarlo Migliorisi, coinvolto in un episodio di acquisto di cocaina e poi transitato brevemente in incarichi al Senato e alla Regione.
Anche tra i dirigenti regionali la lista degli indagati è lunga: revocato l’incarico ad 
Antonino Maria Sciacchitano per corruzione sugli appalti sanitari; durata appena un giorno la nomina di Carmelo Ricciardo, imputato per corruzione e turbativa d’asta; dimesso Ferdinando Croce dell’Asp Trapani; resta invece al suo posto Salvatore Cocina, imputato a Catania per la gestione dei rifiuti. Schifani ha sospeso Letizia Di Liberti, indagata per rivelazione di segreto d’ufficio e già imputata per falso nei dati Covid. Dopo l’arresto, si è dimesso e ha patteggiato 3 anni e 7 mesi per corruzione il commissario al dissesto idrogeologico Maurizio Croce. Misure cautelari hanno colpito anche il funzionario Antonio Librizzi e il dirigente dell’Asp Francesco Cerrito. Sul fronte sanitario, si sono fermati Giuseppe Reina dell’Asp Catania, indagato per violenza sessuale, e Francesco Maria Caltagirone dell’Asp Siracusa, accusato di corruzione nel “caso Cuffaro”. 

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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/261-cronaca/107002-cuffaro-e-la-minchiata-che-fa-tremare-la-politica-siciliana.html