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Corruzione, perquisizioni al ministero della Difesa, nelle sedi Terna e Rfi: 26 indagati

Il Corriere della Sera

Corruzione, perquisizioni al ministero della Difesa, nelle sedi Terna e Rfi: 26 indagati

di Ilaria Sacchettoni

Si ipotizzano i reati di corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio. Indagini nate da uno sviluppo dell’inchiesta su Sogei

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Riciclaggio, autoricicicaggio, corruzione, turbativa d’asta, traffico di influenze: sono queste le ipotesi di reato dietro le perquisizioni eseguite stamani, giovedì 26 marzo, al ministero della Difesa, Rfi, Terna e Polo strategico Nazionale.

Indagati per corruzione

Imprenditori, dipendenti, dirigenti di imprese pubbliche – in totale 26 persone – sarebbero stati sottoposti ad accertamenti del Nucleo Pef della Finanza che indaga su sviluppi della inchiesta per corruzione su Sogei. Si tratta di un ulteriore filone nato da arresti precedentemente eseguiti.

Sotto osservazione da parte dei magistrati Giuseppe Cascini, Giuseppe De Falco, Lorenzo Del Giudice e Gianfranco Gallo vi sono una serie di appalti anche informatici pubblici.

Tra gli indagati il manager di RfiRiccardo Barrile che avrebbe condiviso con un imprenditore «la bozza del capitolato tecnico di gara in data antecedente alla pubblicazione della stessa, allo scopo di consentire a Dattola stesso (Francesco Dattola, imprenditore, ndr) di approtare ulteriori modifiche al fine di renderlo adatto alle esigenze e capacità tecniche della società di Dattola»

Tra gli altri anche Angelo Antonio Masala,  ufficiale della Marina Militare, che avrebbe manipolato la gara d’appalto diretta a stabilire il contenuto del catalogo dei servizi del Polo Strategico Nazionale e asservito «la propria funzione agli interessi della società Innovery spa» in vari modi. Ma indagata anche la moglie, Valentina Patrignani ,che avrebbe ricevuto (in concorso con altri) somme di denaro per altra gara manipolata.  Un ruolo a sé avrebbe poi giocato Antonio Spalletta, ritenuto dagli investigatori, uomo chiave nell’«addomesticamento» dei vertici dei vari enti pubblici titolari delle gare d’appalto. 

Sotto inchiesta sono finiti, inoltre, il generale Francesco Modesto, il collega Antonio Lanzillotti, il colonnello Fabio Cesare più una serie di imprenditori fra i quali lo stesso Dattola della Nsr srl e Stefano Tronelli amministratore della Tron Group Holding srl. Quest’ultimo è accusato di riciclaggio di somme provenienti da alcuni illeciti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori uno degli indagati, Pier Francesco Coppola, ai vertici dell’Aeronautica, avrbbe avuto accesso al grado di generale grazie ai buoni uffici di Spalletta e di «un importante esponente politico e rappresentante istituzionale» che secondo indicrezioni sarebbe l’onorevole forzista Giorgio Mulè.  Il deputato, non indagato, replica prontamente: «Il ruolo che ho svolto da Sottosegretario alla Difesa e quello attuale in Commissione Difesa mi ha portato e mi porta a fare un numero imprecisato di segnalazioni per trasferimenti o promozioni. Lo pretende il mio ruolo, sempre rispettando regole e procedure. Aver fatto uscire il mio nome che non compare negli atti di perquisizione e sequestro, non essendo ovviamente indagato ne’ mai coinvolto rappresenta uno sfregio del quale la Procura di Roma, che si è dimostrata incapace di tutelare un cittadino estraneo all’indagine, sarà chiamata a dare giustificazioni. Ovviamente è del tutto casuale che ciò sia avvenuto subito dopo il referendum che mi ha visto fieramente opposto al capo di quella Procura protagonista dell’inchiesta»

26 marzo 2026 ( modifica il 26 marzo 2026 | 18:42)