10 Giugno 2026 | Giustizia
In 18 mesi censite 105 inchieste e 1.507 indagati. Nel mirino abuso d’ufficio, appalti e tutela dei whistleblower.
Giuseppe Cirillo
Dal rafforzamento delle norme sul conflitto di interessi alla regolamentazione delle lobby, dalla tutela dei whistleblower al ripristino di efficaci strumenti contro l’abuso di potere. Sono queste alcune delle richieste avanzate da Libera nell’ambito della campagna nazionale “Fame di verità e giustizia”, che dall’8 al 13 giugno promuove in tutta Italia la settimana di mobilitazione “Occhi aperti sulla corruzione”.
Secondo l’associazione fondata da don Luigi Ciotti, negli ultimi anni si è assistito a un progressivo indebolimento dei principali strumenti di prevenzione e contrasto alla corruzione, sia sul piano repressivo sia su quello amministrativo. Stiamo parlando di una situazione che rischia seriamente di compromettere in maniera significativa non solo la fiducia, già di per sé precaria, dei cittadini nei confronti delle istituzioni, ma anche di favorire ulteriormente l’espansione di vari fenomeni corruttivi e criminali.
Ad ogni modo, a spingere Libera verso una mobilitazione di tipo nazionale sono anche i dati più recenti che sono stati raccolti: tra il 1° gennaio e il 1° giugno 2026 sono state censite 38 inchieste per corruzione e concussione condotte da 23 procure in 10 regioni italiane, con 386 persone indagate. In particolare, negli ultimi diciotto mesi, l’associazione ha registrato 105 inchieste e 1.507 persone indagate, tra cui 71 esponenti politici, tra sindaci, assessori e consiglieri comunali e regionali. Parliamo di indagini che riguardano presunti episodi di corruzione negli appalti pubblici, nella sanità, nella gestione dei rifiuti, nel settore edilizio e in numerosi altri ambiti della pubblica amministrazione.
Sempre secondo Libera, diverse riforme legislative introdotte negli ultimi anni hanno ridotto in maniera significativa l’efficacia dei vari presidi di contrasto alla corruzione. In particolare, l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, la modifica del traffico di influenze illecite, le limitazioni all’uso delle intercettazioni nelle indagini contro la pubblica amministrazione, il ridimensionamento dei poteri di vigilanza dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) e il progressivo indebolimento del ruolo della Corte dei Conti.
A questo va aggiunto anche che l’ampliamento delle procedure semplificate e degli affidamenti non aiuta di certo a limitare la discrezionalità amministrativa, la quale può diventare un terreno fertile per pratiche potenzialmente illecite in presenza di un significativo flusso di risorse pubbliche: basti pensare, ad esempio, ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
La necessità di rafforzare le norme di prevenzione
La mobilitazione non si limita alla denuncia delle criticità, ma punta ad avanzare anche delle proposte per risolvere i problemi, che in questi anni, invece di diminuire, nella migliore delle ipotesi si sono consolidati, nella peggiore sono anche aumentati. Ed è all’interno di questo scenario che il conflitto di interessi rimane sicuramente uno dei problemi principali del Bel Paese. Libera ha infatti chiesto l’approvazione di una normativa rigorosa, in grado di definire con chiarezza le situazioni incompatibili con l’esercizio di funzioni pubbliche, introducendo anche strumenti di controllo efficaci e sanzionatori.
In particolare, l’associazione ha criticato l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, voluta dal Ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio, indicandola come una delle principali criticità dell’attuale quadro normativo. Libera ha anche proposto il rafforzamento della disciplina delle attività di lobbying, un altro tallone d’Achille. Ha poi spiegato che è assolutamente necessario migliorare la trasparenza degli incontri e delle relazioni tra i decisori pubblici e i portatori di interessi privati.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla tutela dei “whistleblower”: persone che decidono di segnalare illeciti, irregolarità o comportamenti opachi all’interno di organizzazioni pubbliche e private. Secondo l’associazione di don Ciotti, il contrasto alla corruzione non può infatti prescindere dalla tutela di chi sceglie di esporsi in prima persona nell’interesse della collettività. Da qui la richiesta di rafforzare le garanzie per chi denuncia comportamenti illegali, affinché episodi di corruzione, favoritismi e altre irregolarità possano emergere senza il timore di ritorsioni. Temi che, appunto, saranno al centro della settimana di mobilitazione “Occhi aperti sulla corruzione”, promossa da Libera in tutta Italia dall’8 al 13 giugno nell’ambito della campagna nazionale “Fame di verità e giustizia”.
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fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/giustizia/corruzione-libera-mobilita-litalia-servono-piu-trasparenza-controlli-e-responsabilita