Clan Mallardo. Tre pentiti possono dare la spallata definitiva ad una delle cosche più potenti d’Italia

Clan Mallardo. Tre pentiti possono dare la spallata definitiva ad una delle cosche più potenti d’Italia
Giuliano Pirozzi, Angelo Parente e Francesco Poziello possono, con le loro rivelazioni, smontare definitivamente l’organizzazione criminale giuglianese

di REDAZIONE


GIUGLIANO. Tre armi a disposizione della DDA per mettere la pietra definitiva sul clan Mallardo, tre personaggi diversi che possono svelare retroscena su una delle cosche camorristiche più potenti e e ricche della Campania. Dopo il colletto bianco Giuliano Pirozzi e l’imprenditore Angelo Parente, da pochi giorni è stato reso noto il pentimento di un’altro personaggio ritenuto vicino al clan Mallardo, Francesco Poziello. Il 38enne fu arrestato nel 2015 dagli agenti del commissariato di polizia di Castel Volturno, in un appartamento a Mondragone, nel Casertano con l’accusa di estorsione aggravata, reato che ha già scontato. Poziello non è un elemento di spicco del clan, ma può raccontare particolari importanti riguardanti gli affari illeciti della fazione operante sulla fascia costiera. Inoltre, a differenza degli altri due collaboratori di giustizia, il 39enne ha fatto parte in maniera organica dell’ala militare della cosca.
Il primo pentito ufficiale del clan Mallardo è stato Giuliano Pirozzi, colletto bianco, il quale si occupava del collegamento tra la il clan, gli affari e la politica. La scelta di passare dalla parte dello Stato è stata presa da Pirozzi per sfuggire alla morte decretata dal clan. di passare dalla parte dello Stato, così come raccontato dallo stesso Pirozzi agli inquirenti. “Sono sempre stata una delle persone di fiducia di Feliciano Mallardo e anche degli altri affiliati del clan Mallardo, in quanto sono una persona molto capace dal punto di vista economico e finanziario. Ho deciso di venire davanti all’autorità giudiziaria perchè temo per la mia incolumità, in quanto diversi esponenti del clan Mallardo hanno messo in giro la voce che io mi ero appropriato dei soldi che avevo avuto proprio da loro per fare investimenti; però io non ho ricevuto in realtà questi soldi. Essendo però stata messo in mezzo questo voce ho capito che è stata decretata la mia morte. Ho deciso quindi di cambiare vita e perciò mi sono presentato”. Queste le dichiarazioni rilasciate da Pirozzi nel corso in uno dei primi di interrogatori, nel quale ha spiegato i motivi della sua collaborazione. Le dichiarazioni rese da Pirozzi sono state dichiarate attendibili dagli inquirenti e confermate in seguito all’attività investigativa portata avanti in questi mesi dalle diverse forze di polizia in contrasto al clan Mallardo.

Altra figura è quella di Angelo Parente, collaboratore di giustizia da meno di un anno. E’ lui l’asso nella manica che il Pm della DDA Maria Cristina Ribera ha tirato fuori nel processo denominato ‘Big Sick’ (Grande Malato) che vede imputati presunti estorsori del clan Mallardo. Parente ha già parlato in udienza, raccontando la sua storia e svelando diversi retroscena interessanti su episodi delittuosi commessi in particolar modo sulla fascia costiera. Ha iniziato la sua carriera di imprenditore comprando un pezzo di terreno proprio sul litorale giuglianese. Un acquisto che gli ha creato i primi grattacapi con i clan della zona, i Mallardo ed i Casalesi. Ha raccontato di essere stato più volte vittima di estorsioni da parte degli esponenti criminali egemoni sul litorale, tra cui proprio Vincenzo d’Alterio, detto ‘O Malato. Ha riferito, inoltre, di avere avuti rapporti con il boss Giuseppe Dell’Aquila e di conoscere bene Peppe Ciccarelli. Da vittima del clan, Parente è passato nel corso degli anni ad esserne il braccio economico. Inoltre ha parlato di imprenditori, in particolar modo di titolari di hotel ed alberghi situati sulla fascia costiera giuglianese, legati in qualche modo alla camorra.
Non era considerato un vero e proprio affiliato, dunque, ma una sorta di ‘lavatrice’ che gestiva e reinvestiva parte dei soldi reperiti attraverso proventi illeciti. Questo ruolo di broker e faccendiere della camorra sarebbe durato per diversi anni fino a quando, dopo l’omicidio di Cesare Basile qualcosa sarebbe andato storto. Da quel momento in poi Parente si è sentito in pericolo e si è dato alla macchia fuggendo in Australia, in Germania ed in Austria, finendo per fare finanche il lavapiatti. Poi è arrivata la decisione di chiedere aiuto alla magistratura di consegnarsi ai carabinieri.
Tre figure molto diverse, che possono però dare la spallata definitiva al clan Mallardo.

09/09/2016

fonte:www.casertace.net


 
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