Ciociaria: tra mafie e rifiuti

RIFIUTI E MAFIE: IN COSA ABBIAMO SBAGLIATO?

Sono ormai dei dati certi e inconfutabili, probabilmente solo la punta di un
iceberg di fenomeni in realtà molto più radicati e diffusi rispetto alle
informazioni provenienti dalla stampa e dalle indagini giudiziarie.
Dai rapporti della direzione distrettuale antimafia, dai provvedimenti delle
forze di polizia, dalle stime degli addetti ai lavori, si desume che la
Ciociaria è stata in questi decenni vittime sacrificale delle fameliche
invasioni di gruppi legati alla criminalità organizzata, di varia estrazione
geografica e di diversa natura organizzativa, ma unite dall’obiettivo finale
di
sottomettere il territorio ai loro potere criminale e alle loro
organizzazioni affaristiche.
Hanno gestito, per gran parte, la costruzione della terza corsia dell’
autostrada, hanno avuto gioco facile nell’aggiudicarsi gli appalti dell’alta
velocità e hanno via via disseminato imprese amiche su tutto il territorio
fino
ad acquisire la proprietà di enormi capitali fatti di beni immobili,
attività
commerciali e società finanziarie e mentre tutto questo si materializzava e
si
intrecciava con i destini delle comunità locali la classe politica, la
scuola,
la chiesa, le associazioni, la società civile dove stavano? Perché in
questi
anni è potuto succedere che questi processi devastanti la democrazia e l’
economia, siano cresciuti senza che nessuno se ne accorgesse e lanciasse, in
tempo un segnale di allarme?
In cosa abbiamo sbagliato? probabilmente l’impegno politico per anni è
stato fuorviato dalla necessità ideologica o congiunturale di difendere i
piccoli interessi di partito o di gruppo. In nome di una presunta
“visibilità”
si sono spesso siglati gli accordi tra diverse forze politiche e sono state
fatte delle campagne elettorali che hanno solo rafforzato il potere di
alcuni
politici rendendoli sempre più forti ma sempre più condizionati da un
sistema
che chiede favori e vantaggi economici mediante il controllo degli
appalti
e della spesa pubblica. Così mentre nelle istituzioni periferiche un
esercito
d amministratori locali si impegnava a difendere il suo gruppo, il suo
leader
locale, il proprio portabandiera il fenomeno malavitoso si ramificava sul
territorio, trovando gli interlocutori capaci di portare in porto le loro
richieste in concedendo posti di lavoro e offrendo ragguardevoli contributi
per
sostenere le campagne elettorali.
Nessuno ha visto o sentito nulla, anche perché troppo debole è stata la
presenza della “società civile”, fragile la rivolta della gente comune e
inesistente la contrapposizione dei tanti bravi amministratori locali che
benché disgustati dalla”sporca politica” non hanno mai trovato il coraggio
di
allontanarsi troppo dal “politica del principe”. In questo sistema fatto di
silenzi, di omissioni e di ambizioni personali, dove l’attenzione è stata
sempre rivolta alla carriera politica, alla ricerca dei modi per accrescere
il
potere togliendolo all’avversario, in questo sistema di paure e di
malcostume
dove la regola non scritta è quella che premia i furbi e punisce gli onesti,
l’
avanzata delle mafie non ha praticamente trovato nessun ostacolo.
I rifiuti e le mafie hanno cambiato il volto della ciociaria e come se nulla
fosse accaduto si continua a litigare sulle alleanze politiche, sulle
strategie elettorali, sulla “visibilità” delle varie forze politiche nei
diversi collegi. Le mafie condizionano pesantemente l’economia della
provincia, vivono in mezzo a noi, fanno affari con le imprese locali,
conoscono
e sicuramente daranno il loro contributo per portare nelle istituzioni le
persone di cui si potranno fidare. E’ giunta l’ora di prendere coscienza di
questi problemi e forse occorrono una mentalità nuova, un linguaggio diverso
e
un atteggiamento più intransigente perché non sia ritenuto inutile e dannoso
educare la politica alla legalità e al rispetto delle regole.

7 febbraio 2009
Arturo Gnesi

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