02 Luglio 2026 | Cronaca
Carbone: memoria delle stragi ridotta liturgia istituzionale. Anestetizzata la società
L’analisi del criminologo forense Federico Carbone sul tema della mafia contemporanea
AMDuemila
Secondo Federico Carbone, quando la memoria delle stragi si riduce a “liturgia delle commemorazioni istituzionali”, scatta una trappola pericolosa: quella di rassicurare il corpo sociale anestetizzando la percezione del fenomeno mafioso.
“Ricordare solo la violenza spettacolare, militare e rumorosa della stagione stragista rischia di confinare la mafia in un album di vecchie fotografie in bianco e nero. Quasi a voler convincere l’opinione pubblica che, spento l’eco delle bombe, sia svanita anche la malattia”, ha scritto il criminologo forense su Legalità Etica. Per Carbone questa narrazione non è solo consolatoria ma “una balla colossale e pericolosa”. La mafia contemporanea, sottolinea, “non ha mollato il colpo; ha solo cambiato stato di aggregazione”. È passata “dalla solidità coercitiva delle lupare alla fluidità relazionale del consenso negoziato”, comprendendo che “il sangue fa rumore e attira gli sbirri; l’invisibilità economica, invece, produce sottomissione silente e fiumi di denaro”.
Oggi, afferma Carbone, “l’arma più affilata dei clan non è il piombo. È un elemento immateriale, pervasivo, invisibile: l’atmosfera dell’intimidazione”.
Il criminologo analizza l’evoluzione del reato associativo ex articolo 416-bis c.p., che individua nel “metodo” il cuore del fenomeno mafioso: l’uso della forza di intimidazione per ottenere assoggettamento e omertà. Eppure, spiega Carbone, nei clan del Centro-Nord e nei salotti della finanza globale “l’efficacia dell’intimidazione” si è scissa “dall’attualità della minaccia esplicita”.
“La ‘mafiosità’ oggi si respira nell’aria. È una violenza ambientale”, scrive. La reputazione di sangue accumulata storicamente funziona come “una rendita di posizione oggettiva”. Non serve più mostrare la pistola: “Gli basta farsi riconoscere. Gli basta abitare quel pezzo di economia con la propria identità, usando un codice comunicativo fatto di sguardi e non detti”. In sintesi, secondo Carbone: “Io non ti minaccio, ma tu hai già capito”.
L’omertà cambia così natura: non è più solo terrore fisico, ma “una scelta pragmatica di adattamento, calcolo utilitaristico e convenienza all’interno di un mercato truccato”.
Carbone mette a confronto due modelli di potere criminale. Nel modello militare tradizionale lo strumento è la “violenza manifesta, kalashnikov, stragi eversive”, con scontro frontale contro lo Stato e obiettivo di controllo territoriale. Nel modello relazionale prevalgono invece “reputazione sociale, capitale relazionale, dossier”, con infiltrazione silenziosa, lobbismo e controllo di flussi finanziari, appalti e logistica. La conferma di questa metamorfosi arriva, per il criminologo, anche dall’articolo 416-bis.1 c.p. sull’aggravante del metodo mafioso. Nella maxi-inchiesta milanese sulla società Equalize sono emerse “sistematica esfiltrazione di informazioni riservate dalle banche dati strategiche dello Stato” da parte di hacker, colletti bianchi e pezzi deviati degli apparati di sicurezza. “Nelle pieghe dei procedimenti sono già arrivate le prime condanne per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso”, ricorda Carbone.
Il dossieraggio abusivo diventa così “la declinazione digitale dell’antica intimidazione fisica: distruggere la reputazione dell’avversario per imporre una sottomissione silente. Senza spargere un’oncia di sangue”. La mafia moderna, conclude Federico Carbone, agisce come un’agenzia di servizi illegali ma efficienti: offre liquidità rapida tramite usura, risolve controversie commerciali scavalcando la giustizia civile e abbatte costi attraverso smaltimento illecito di rifiuti o sfruttamento di manodopera. Questa capacità rischia di essere accelerata dall’Autonomia Differenziata, che crea “vuoti istituzionali pronti a essere riempiti”.
“Finché continueremo a cercare la mafia solo dove c’è sangue e violenza visibile, rimarremo ciechi di fronte all’algoritmo silenzioso del ricatto che, nella zona grigia del nostro presente, sta silenziosamente ridisegnando i confini dello Stato di diritto”, avverte il criminologo forense.
Tratto da: Legalità Etica
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fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/cronaca/carbone-memoria-delle-stragi-ridotta-liturgia-istituzionale-anestetizzata-la-societa