Capitale sempre più nelle mani delle mafie

‘Ndrangheta, infiltrazioni nella capitale: due arresti, sequestrati due bar


I due bar sono Naturista di via Salaria e Pedone di via Ponzio Comino. Arrestati Vincenzo Alvaro e Damiano Villari
ROMA – Prestanome della ‘ndrangheta – attivi a Roma e utilizzati dalle cosche per «penetrare nel tessuto economico» della città – nel mirino dei carabinieri del Ros: due le persone arrestate per «intestazione fittizia di beni», con l’aggravante delle finalità mafiose, e 17 le perquisizioni a carico di altrettanti indagati a piede libero per gli stessi reati.Nell’ambito dell’operazione, denominata “Rilancio”, sono state sequestrate nella capitale anche due attività commerciali, per un valore di due milioni di euro, che si aggiungono a un precedente sequestro preventivo eseguito nel corso dell’indagine per un valore superiore ai 200 milioni di euro. I due esercizi commerciali, sono il bar Il Naturista di via Salaria 121 e il bar Pedone di via Ponzio Comino 74, oggetto.Le due ordinanze di custodia cautelare, disposte dal gip su richiesta della procura distrettuale antimafia di Roma, sono state eseguite nelle prime ore di questa mattina. I provvedimenti, si apprende in ambienti investigativi, colpiscono una costola laziale della cosca ‘ndranghetista degli Alvaro, originaria dei comuni di Sinopoli e Cosoleto (Reggio Calabria), dedita al riciclaggio dei capitali illeciti attraverso l’acquisizione di attività commerciali su Roma.Nel corso delle indagini del Ros è stato documentato quello che gli investigatori definiscono «l’elevato livello di penetrazione raggiunto dalla cosca nel tessuto economico capitolino» ed è stata ricostruita «l’intera rete dei prestanome utilizzati per aggirare le possibili iniziative giudiziarie sul fronte patrimoniale».I due arrestati sono Vincenzo Alvaro e Damiano Villari, entrambi accusati di intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa: il primo, in particolare, è figlio di Nicola Alvaro, 84 anni, detto Beccauso e ritenuto capo cosca del locale di Cosoleto, mentre Villari è considerato dagli investigatori un soggetto di elevato spessore delinquenziale, in stretto raccordo con la cosca Alvaro, nonostante i suoi tentativi di celare tali rapporti. La stessa indagine aveva già portato, nel 2009, all’arresto di 12 persone accusate di associazione per delinquere finalizzata all’introduzione in Europa di ingenti quantitativi di merce contraffatta proveniente dal Vietnam, con il sequestro della società di import-export M.C.S.-Mediterranean Container Service Shipping s.r.l., attiva nel porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria). Sempre nel 2009 venne sequestrato, su disposizione del tribunale di Reggio Calabria, l’intero patrimonio immobiliare e le numerose attività commerciali nella disponibilità di Vincenzo Alvaro, alcune delle quali di gran pregio – annotano gli investigatori – come i noti ristoranti Cafè de Paris e Georgès, tuttora sotto sequestro e gestiti da un amministratore giudiziario, per un valore di circa 200 milioni di euro. Un sequestro che però, secondo gli inquirenti, non ha fermato l’attività delinquenziale in questione, tanto che Alvaro avrebbe acquistato nuove attività commerciali intestandole a soggetti di comodo al fine di occultarne la reale titolarità e oscurare la sua presenza nella Capitale.

(Tratto da Il Messaggero)

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