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Camorra, scambio elettorale mafioso: la mano dei Russo sulla politica nel nolano

AMDuemila  18 Novembre 2025

La nuova strategia del clan: estorsioni camuffate da consulenze professionali 

L’ultima indagine anticamorra, che ha portato all’arresto di 44 persone, ha messo in luce l’intreccio tra il clan Russo, i Licciardi e la politica. Si tratta di un’inchiesta complessa, “importante e difficile”, come l’ha definita il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che in conferenza stampa ha spiegato come l’organizzazione criminale attiva nel territorio nolano abbia ritrovato un collegamento diretto con la potente cosca di Secondigliano. 

Il caso più grave riguarda la direttrice dell’ufficio tecnico di Nola, avvicinata agli inizi del 2023 non da un affiliato, ma da un politico non più in carica: doveva “stare attenta” e non ostacolare pratiche amministrative di interesse del clan. Questo episodio – ha spiegato invece Repubblica – rientra tra quelli su cui hanno lavorato i pm Henry John Woodcock e Vincenzo Toscano, insieme al procuratore aggiunto Ferrigno, per delineare le nuove ramificazioni dei Russo sul territorio. 

Dalle carte emerge soprattutto il tentativo di condizionare il voto locale. Secondo gli inquirenti, nelle consultazioni del 2022 e del 2023 a Casamarciano e Cicciano sarebbe stato stretto un patto occulto tra clan e candidati, mediato da persone incensurate per evitare contatti diretti. Alcuni di quei candidati sono poi effettivamente risultati eletti. 

I nomi coinvolti sono due: il sindaco di Cicciano, Giuseppe Caccavale, eletto nel 2023, e Andrea Manzi, candidato sindaco a Casamarciano nel 2022 e oggi consigliere d’opposizione. Entrambi sono indagati per scambio elettorale politico-mafioso, anche se per nessuno è stata disposta una misura cautelare. Manzi, secondo l’accusa, avrebbe accettato l’appoggio del clan in cambio di 18.500 euro. A restituire il tono dei rapporti ci sono le intercettazioni: “I soldi li ho cacciati, i voti dove stanno?”, domanda uno dei Russo. “Vi siete presi 20 mila euro”. “No, sono 18”, replica l’interlocutore.

Diversa la posizione di Caccavale: per il gip non ci sono elementi che dimostrino la sua partecipazione personale al patto, che avrebbe avuto come intermediario il fratello di una candidata della sua lista.

Infine, l’indagine condotta dai carabinieri di Napoli ha aperto uno squarcio anche sull’evoluzione del clan Russo, sempre più orientato verso metodi sofisticati. Un giovane esponente della famiglia, laureato in ingegneria, avrebbe infatti contribuito a trasformare il sistema estorsivo: non più richieste dirette di denaro, ma consulenze e progetti imposti tramite studi professionali, un’estorsione “ripulita” che rende più difficile la denuncia. Nessun imprenditore, infatti, ha segnalato le pressioni.  

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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/230-camorra/107001-camorra-scambio-elettorale-mafioso-la-mano-dei-russo-sulla-politica-nel-nolano.html