Camorra e colletti bianchi, le prime dichiarazioni del nuovo pentito Zagaria

L’imprenditore, accusato di concorso in omicidio e associazione mafiosa, da luglio sta collaborando con la Dda di Napoli

Di Giuseppe Tallino -17 Settembre 2019

CASAPESENNA Imprenditore e uomo di fiducia di Capastorta: Ciccio ‘e Brezza, al secolo Francesco Zagaria, spaziava dal settore caseario all’edilizia. Era un business-man versatile. E quando c’era da appoggiare un politico, su ordine di Michele Zagaria, lo faceva senza batter ciglio. Ma si muoveva nell’ombra. E la discrezione utilizzata gli ha consentito di essere invisibile agli occhi degli inquirenti fino al 2017 (quando venne ammanettato per la prima volta). Da luglio, dopo l’arresto (il secondo) per camorra e concorso in omicidio, ha iniziato a collaborare con la giustizia. Il pm Alessandro D’Alessio ha depositato le sue dichiarazioni nel processo a carico di Maurizio Malena: l’architetto risponde di concorso esterno al clan e di aver contribuito a turbare la gara d’appalto per il collettore fognario bandito dal Comune di Grazzanise.

Il ruolo di Ciccio ‘e Brezza

Il neo-pentito (assistito dall’avvocato Giuseppe Tessitore) alla Dda, nelle scorse settimane, ha parlato proprio del suo impegno, per conto della cosca di Casapesenna, a manipolare quella procedura da oltre tre milioni di euro.
La gara, ha ricostruito la procura partenopea, è stata caratterizzata da due step: il primo prese il via nel 2009, il secondo nel 2011. Ciccio ‘e Brezza, stando al suo racconto, intervenne soltanto nella fase iniziale. Ad occuparsi della progettazione doveva essere Guglielmo La Regina (già condannato per corruzione in primo grado e coinvolto nell’inchiesta ‘The Queen’): “Fece quel nome Alessandro Zagaria. Precisò che doveva avere da noi 50mila euro”. E la cifra avrebbe compreso “sia il costo del progetto, sia il compenso per il finanziamento della Regione che, grazie all’opera di quello studio, era arrivato a Grazzanise”.

L’appalto ai Madonna

La cricca criminale si sarebbe attivata per far aggiudicare l’appalto a fratelli Madonna di Casal di Principe, che, in base a quanto sostenuto dagli inquirenti, avevano stretto un accordo con la cosca di Casapesenna. Ma bisognava muoversi in silenzio: “Mi raccomandai con Alessandro di essere vago sia con Benito Natale (pentito dal maggio 2016), in quanto persone che si barcamenava tra gli Zagaria e gli Schiavone, sia con i fratelli Vincenzo e Giovanni Morico, in quanto loro erano collegati agli Schiavone attraverso Elio Diana, ma nel contempo legati pure a Nicola Del Villano”.
Ciccio ‘e Brezza voleva muoversi nell’ombra: “Era mio costume mantenermi dietro le quinte. E poi non volevo entrare in contrasto con gli Schiavone, in quanto io ero percepito come uomo di Michele Zagaria. E all’epoca i rapporti tra quest’ultimo e il figlio di Sandokan non erano buoni”.

Gli incontri al ristorante Il Tempio

Il pentito, al pm D’Alessio, ha raccontato di diversi incontri avvenuti con gli imprenditori casalesi. “Mi vedevo con Alessandro Zagaira, Franco Madonna e qualche volta, sempre presso il ristorante Il Tempio, anche con il sindaco Parente”.

Il problema Schiavone

Ma mentre i quattro ‘lavoravano’ per favorire la cosca di Casapesenna, l’appalto era stato fiutato anche dagli Schiavone. “A casa di Franco Madonna – ha raccontato il pentito – si erano presentate due persone a nome di Nicola. Uno dei due era Francesco Barbato (da circa un anno anch’egli pentito, ndr.). Gli contestavano di aver chiuso l’accordo per i lavori a Grazzanise con Michele Zagaria, pure essendo lui un imprenditore favorito dagli Schiavone”. Ciccio ‘e Brezza chiese al costruttore se la sua vicinanza a Sandokan fosse vera o meno. “Madonna me lo confermò. Mi arrabbiao e dissi a lui e ad Alessandro di risolvere il problema e comunicare a Michele Zagaria come avrebbero fatto”. E i due proposero di versare una quota dei soldi a Nicola Schiavone. “Successivamente si pose il problema di cominciare a mandare una parte dei 50mila euro, e cioè 20mila euro, allo studio di Napoli. Ero perplesso perché ancora non ci eravamo aggiudicati la gara. Alessandro mi tranquillizzò. Io misi la mia parte, 10mila euro”.

La variabile ‘Cancello Arnone’

Alla presa visione dei lavori, ha continuato Zagaria, “parteciparono mio fratello, Orlando, e l’altro socio della Prima Costruzioni, Domenico Farina”. Ciccio ‘e Brezza rimase sorpreso dalla partecipazione alla gara dell’impresa di Salvatore D’Aniello: “Era originario di Casapesenna, ma abitante a Cancello Arnone. Era vivo in me il sospetto che i tecnici, nonostante la disponibilità del sindaco, con motivazioni di ordine tecnico, potessero favorire qualche altra società sempre sponsorizzata dai Casalesi”. E i suoi dubbi, qualche giorno dopo, sarebbero stati confermati da Angelo Prezioso, “piccolo imprenditore di Cancello Arnone, cugino di Luigi Sciorio”. “Mi fece sapere, grazie alla presenza di un altro Prezioso, sempre suo cugino, nella commissione o nell’apparato tecnico per il collettore, che l’ingegnere di Villa Literno che lavorava a Grazzanise aveva assunto l’impegno di favorire D’Aniello”.

Il pentito convocò una riunione d’urgenza al Tempio con Alessandro Zagaria e Franco Madonna: “Come al solito, ma senza che sapesse nulla, chi mi accompagnava a questi incontri era Pasquale Gravino”. “Dissi di convocare Enrico Parente. L’ingegnere di Villa Literno stava facendo le scarpe a lui e a noi. Il sindaco rispose che avrebbe parlato con l’ingegnere”. E dal presunto colloquio del primo cittadino con il tecnico, quest’ultimo gli riferì “che non c’erano problemi ad aggiudicare i lavori” alla cricca di Ciccio ‘e Brezza, “ma a condizione che il progetto fosse buono”. “Questa frase – ha proseguito il collaboratore – rafforzò i miei dubbi”.

L’offerta all’ingegnere

Scelsero così di avvicinare direttamente il liternese, offrendogli del denaro: 50mila euro. Il compito di presentargli la proposta sarebbe stato affidato ad Orlando Zagaria, germano di Francesco. “Mio fratello si incontrò con il tecnico che però disse di essere stato già notiziato dal sindaco, che non accettava i soldi e che noi dovevamo fare solo un buon progetto”. Allora Madonna e gli Zagaria optarono per la minaccia: “Ma si doveva informare il boss”. L’imbasciata gli fu recapitata attraverso Giovanni Garofalo, che venne messo al corrente anche della presunta azione di D’Aniello. Il business-man di Cancello Arnone, ha aggiunto il pentito, “disse che si sarebbe tirato indietro”. Ma l’ingegnere “poteva ancora favorire altre imprese. Garofalo mi portò l’ok di Michele Zagaria per la minaccia”.

La chiave dell’armadietto

Alessandro Zagaria – ha continuato l’ex affiliato – mi disse che aveva minacciato il figlio dell’ingegnere ed aveva ottenuto così la presenza del padre ad un appuntamento presso il lavaggio di tale Luigi Sciorio a Cancello Arnone. Gli feci presente che doveva risolvere la questione dei lavori del collettore e che doveva mantenere fede alla parola data a Parente. L’ingegnere – ha spiegato Ciccio ‘e Brezza – disse che ormai le offerte erano già state presentate. L’unica cosa che poteva fare era consegnare al sindaco le chiavi dell’armadio dove erano custodite le carte per ‘metterle a posto’. Era l’unico modo per bloccare la gara”. Il via all’operazione venne dato sempre a seguito di una riunione al Tempio. “Se ne occuparono Alessandro, Franco e Nicola Madonna e il sindaco. Ricordo che la procedura fu bloccata per un lungo periodo”.

Lo stop alla prima gara

A riempire il ‘vuoto’ conoscitivo di Ciccio ‘e Brezza ci ha pensato l’indagine Chronos, che nel 2016 ha portato all’arresto proprio dell’ex sindaco, scomparso tre anni fa, dei Madonna e di Alessandro Zagaria. Parente convocò un consiglio comunale straordinario per annullare la procedura, nonostante le ditte avessero già presentato le offerte: giustificò la sua richiesta, votata dalla maggioranza, citando presunti problemi tecnici riscontrati nel progetto. E qui inizia la seconda fase della gara. “A quella però non partecipò mio fratello e il Farina, forse per problemi di antimafia. Ma l’accordo – ha garantito il pentito – rimaneva quello iniziale con i Madonna e Alessandro Zagaria”. Ed infatti, ha aggiunto Zagaria, “la nuova gara fu aggiudicata ai Madonna”.

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Concorso esterno al clan, chiesta la condanna per Malena

GRAZZANISE – Concorso esterno al clan dei Casalesi e turbativa d’asta: sono i due reati contestati dalla Dda a Maurizio Malena (nella foto). Ieri, dopo aver depositato i verbali resi da Francesco Zagaria, il pm Alessandro D’Alessio ha invocato per l’architetto la condanna a 5 anni e 8 mesi. Alla richiesta presentata al giudice Rosa De Ruggiero si è associato l’avvocato Salvatore Piccolo, rappresentante del Comune di Grazzanise, costituitosi parte civile. L’arringa dei difensori di Malena, i legali Emilio Maddaluna e Del Monaco, invece, si terrà a novembre.

Ciccio ‘e Brezza, pentito da luglio, ha dichiarato di non conoscere Malena. L’architetto, di origini calabrese, dipendente del municipio mazzonaro, secondo l’Antimafia sarebbe entrato in gioco nella seconda fase della presunta turbativa d’asta relativa al collettore fognario (dopo lo stop alla procedura ratificato in Assise nel 2009) . Francesco Zagaria, invece, ha sostenuto di essersi attivato solo nella prima parte, quando c’era da tutelare l’ipotizzato accordo tra clan, Enrico Parente, Alessandro Zagaria e i Madonna, patto rispettato nello step successivo.

Malena, stando alla tesi della Dda, si sarebbe posto come punto di riferimento dei Casalesi per l’appalto ‘Emissario Grazzanise’ in qualità di presidente e segretario della commissione di gara. L’architetto di Cirò Marina avrebbe contributo a veicolare la gara verso l’Ati Balcoba Srl. Quell’associazione temporanea d’impresa, affermano gli inquirenti, era “mero schermo degli imprenditore Nicola e Francesco Madonna” (assistiti dagli avvocati Giovanni Cantelli, Giuseppe Stellato e Vincenzo Maiello).
Le presunte azioni illecite contestate al calabrese sarebbero state concordate con Enrico Parente, scomparso nel settembre di tre anni fa, ed Alessandro Zagaria (assistito dai legale Antonio Abet e Renato Jappelli). La condotta di Malena, ha affermato la procura distrettuale, avrebbe consentito all’organizzazione mafiosa di manifestare “la propria capacità di controllo degli appalti pubblici e i correlativi vantaggi economici”.

I lavori per il collettore sono stati oggetto dell’indagine Chronos che il 5 maggio del 2016, tra i vari arresti, determinò i domiciliari proprio per l’architetto. Dopo alcune settimane, però, il calabrese ottenne la scarcerazione dal tribunale del Riesame. La stessa inchiesta ha portato a processo (con rito ordinario) Alessandro Zagaria e i Madonna: i tre sono stati assolti in primo grado ed ora le loro posizione saranno valutate in Appello. Condanna definitiva per la turbativa d’asta del ‘canalone’, invece, per Benito Natale.

Salvatore D’Aniello, Orlando Zagaria, Pasquale Zagaria, Luigi Sciorio e Angelo Prezioso citati dal neo pentito nei verbali depositati ieri dalla Dda, sono tutti non coinvolti nell’inchiesta ed innocenti fino a prova contraria.

Fonte:https://cronachedi.it/

 

 

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