di Alessandra Coppola – Il Corriere della Sera
Nelle Fiandre la lotta delle autorità contro i trafficanti. Un magistrato belga in una lettera anonima: «Stiamo diventando un narco Stato»
DALLA NOSTRA INVIATA
ANVERSA – Un carico di mango surgelato dal Perù, per esempio. L’algoritmo lo segnala come a rischio moderato, dalla radiografia del container non emergono stranezze. E Peter lo affronta ottimista — «Non mi aspetto sorprese» —, infilzando la pila di scatoloni nel magazzino con un lunghissimo punteruolo di ferro. Calibra il tiro, affonda, rigira, quindi strofina l’estremità con un tessuto in grado di rilevare cocaina: «Pulito». Una parte la fa il computer, il resto lo completa l’esperienza dell’agente della dogana (senza cognome per ragioni di sicurezza): «La ditta importatrice belga è conosciuta e fidata, le etichette su ogni cartone sono corrette, e anche il contenuto al test sembra compatto». Cubetti di frutta ghiacciata senza intercapedini impreviste, pacchetti nascosti, polveri illecite. O almeno così pare. Ago e pagliaio
Nel pagliaio del porto di Anversa, a trovare un ago ci vuole anche fortuna. Ed è quella su cui i narcotrafficanti fanno affidamento. In una distesa di banchine, capannoni, pale eoliche, ciminiere, depositi, parcheggi, sterrati e superstrade da quasi 15 mila ettari (più vasta dell’intera città di Torino, per intendersi); con un via vai costante di tir a tutte le ore per il trasporto di 266,5 milioni di tonnellate (sic) di merce l’anno, come si fa a non farsi sfuggire qualcosa?
Nel 2025 la polizia ha intercettato 54,8 tonnellate di cocaina in 124 sequestri diversi, ma sono gli stessi agenti ad ammettere che nella migliore delle ipotesi si tratta di uno scarso 10 per cento di tutta la droga che è riuscita invece a passare; il porto di Anversa oramai prima porta di ingresso della polvere bianca in Europa sulla rotta da Panama, Colombia, Costa Rica, Ecuador e Brasile, nonché da Paesi dell’Africa occidentale come il Ghana. Con quali conseguenze? «Il Belgio sta diventando un narco Stato — ha lanciato l’allarme un giudice istruttore di Anversa, con una lettera anonima lo scorso dicembre —. Siamo di fronte a una minaccia organizzata che mina le nostre istituzioni: articolate strutture di tipo mafioso si sono radicate e sono diventate una forza parallela che sfida non solo la polizia, ma anche la magistratura».
Il portavoce della procura Kristof Aerts non smentisce, la faccenda è seria: «Se un pm che indaga su un’organizzazione di narcotrafficanti deve trascorrere mesi in una località protetta, c’è qualcosa che non va». Pressioni, minacce, intercettazioni inequivocabili. È tutto nuovo per il Belgio, e fa paura. «La lettera del magistrato è una richiesta di aiuto a Bruxelles», intesa come capitale nazionale, ma anche come Europa. «Non è solo un problema di Anversa, perché le organizzazioni mafiose vengono da fuori»: gli albanesi da sempre titolari della logistica, la ’ndrangheta ben radicata, la «Mocro Maffia» delle seconde generazioni arabo-olandesi, e così via. «Dobbiamo vederlo dall’alto, come se fossimo a bordo di un elicottero: la cocaina dal porto viaggia per tutto il continente, grazie a mafie, spacciatori e consumatori».
Violenza
Questa corrente, però, prima di disperdersi in rivoli qui all’estuario della Schelda lascia detriti di violenza: tra bande rivali; contro gli operatori del porto; ai danni dei trasportatori, presi d’assalto quando non si lasciano corrompere. All’interno della città, dove sempre più sono evidenti le attività legate al riciclaggio, dalle classiche pizzerie ai saloni da barbiere di recente diffusione. Maggiori risorse, chiede allora la procura di Anversa insieme alla polizia, più scanner per i container; protezione efficace dei chilometri di porto con uno «scudo» che impedisca l’ingresso ai non autorizzati; aumento del personale. Infine maggiore cooperazione internazionale; prendendo a modello le operazioni ben riuscite.
Una tra le migliori la racconta al Corriere il colonnello del Ros dei Carabinieri Massimiliano D’Angelantonio: l’indagine Eureka che ha portato nel 2023 a oltre cento arresti tra Italia, Belgio, Germania, Francia, Portogallo, Spagna, Romania. «È un esempio virtuoso perché ha visto squadre investigative comuni, addirittura con scambio di uomini sotto copertura: abbiamo eseguito un’infiltrazione su una struttura ’ndranghetista operante tra Belgio, San Luca e Germania utilizzando un undercover belga che poi è stato affiancato da un undercover italiano». Segnale che anche la più delicata delle collaborazioni — in gioco l’incolumità di due infiltrati — è possibile.
27 aprile 2026
fonte:https://www.corriere.it/buone-notizie/europa-siamo-noi/26_aprile_27/caccia-alla-cocaina-al-porto-di-anversa-passa-da-qui-va-nel-continente-16975fa8-fe18-4f68-915f-aea2d266fxlk.shtml