Per Francesco Lombardo, in lizza nel 2022 con FdI (e arrestato), non sono emersi episodi di voto di scambio. Per gli altri nove imputati reggono le ipotesi di estorsione
di Fabio Geraci
30 Novembre 2025
Un colpo pesante alla mafia di Brancaccio con pene che superano il secolo di carcere. La sentenza del giudice dell’udienza preliminare Patrizia Ferro chiude il processo nato dal blitz del 2022 che aveva messo svelato rapporti, frizioni interne e il peso delle famiglie di corso dei Mille, Roccella e Brancaccio. Una tensione che, nel 2024, avrebbe portato all’omicidio di Giancarlo Romano, l’astro nascente della famiglia mafiosa di corso dei Mille, al centro del giro delle scommesse clandestine e in ascesa negli assetti interni del sodalizio.
In questo procedimento la condanna più pesante riguarda Vincenzo Vella, ritenuto il punto di riferimento del mandamento, che ha ricevuto 22 anni, 6 mesi e 6 giorni. Diciotto anni sono stati inflitti a Giuseppe Arduino, indicato dagli investigatori come l’uomo che dopo la scarcerazione aveva preso in mano la gestione della cosca. A seguire Sebastiano Giordano (13 anni e 4 mesi); Giuseppe Chiarello (12 anni e 8 mesi); Settimo Turturella (11 anni, 6 mesi e 20 giorni) e Alessio Salvo Caruso (10 anni), quest’ultimo scampato per miracolo all’agguato in cui Romano venne ucciso. Damiano Corrao è stato condannato a 9 anni, 6 mesi e 20 giorni, Giulio Matranga a 6 anni e 8 mesi e Giovanni Iannitello a 4 anni.
Crollata del tutto la parte politica dell’inchiesta. È stato assolto Francesco Lombardo, candidato per Fratelli d’Italia al Consiglio comunale per le elezioni del 2022, il quale – secondo l’accusa – aveva cercato il sostegno di Vella durante un incontro ripreso davanti alla bancarella del boss. Le intercettazioni acquisite agli atti avevano documentato il colloquio.
«Me li raccogliete una ventina di voti?» chiedeva Lombardo, spiegando che, una volta eletto, avrebbe puntato alla commissione urbanistica: «Se salgo io… io sono in commissione urbanistica, all’edilizia privata… appena c’è un problema io salto e tu mi chiami». Poi l’appello: «Non mi sono sempre messo a disposizione con voi altri a prescindere dalla politica?». E la risposta di Vella: «Quelli nostri, tutti li prendi». Per il giudice, però, da quel dialogo non sarebbe emerso un accordo illecito e la posizione del candidato è stata completamente ridimensionata. Assolto anche Antonio Mazzè, la cui posizione – ritenuta marginale e mai suffragata da riscontri – è stata giudicata non provata.
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Fonte:https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2025/11/30/brancaccio-stangata-ai-boss-assolto-un-candidato-al-consiglio-comunale-21fbbed8-a0c1-46fe-806b-262cd73ac678/