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Audizione De Luca martedì 10 in Antimafia. Basta mafia-appalti, pista nera è chiave investigativa

Luca Grossi 07 Febbraio 2026

Durante l’audizione precedente, svoltasi il 9 dicembre scorso, l’incontro si è concentrato – secondo una prassi ormai consolidata – su un approccio che frammenta e separa nettamente gli eventi, distinguendo gli attentati del 1992 da quelli del 1993. In sostanza, si tende a ridimensionare o addirittura accantonare le ricerche relative ai mandanti esterni delle stragi, promuovendo invece l’inchiesta “Mafia-appalti” come spiegazione principale e decisiva per l’uccisione del giudice Paolo Borsellino.
Alla prossima seduta sarà molto probabilmente la volta delle domande, e ci sono molti punti di cui discutere.
Partiamo con un breve riepilogo.
Il procuratore capo di Caltanissetta 
Salvatore De Luca, che si è presentato in commissione insieme ai sostituti Claudia Pasciuti e Davide Spina senza avanzare alcuna richiesta di riservatezza sull’audizione, ha esposto in modo piuttosto esplicito quelle che appaiono come vere e proprie conclusioni dell’indagine. Si tratta di un modo di procedere considerato perlomeno non convenzionale. Di tutto questo abbiamo già ampiamente scritto in precedenza.

Al di là dei contenuti generali riferiti dal procuratore durante quella che è apparsa una sorta di lunga requisitoria, risultano particolarmente rilevanti alcune valutazioni. La cosiddetta “pista nera” legata a Stefano Delle Chiaie è stata liquidata come uno zero tagliato” e come una perdita di tempo”. Al contrario, è stato attribuito un peso centrale all’inchiesta su mafia e appalti per spiegare le stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: “Riteniamo che la gestione delle indagini su mafia e appalti presso la procura di Pietro Giammanco sia stata la concausa della strage Borsellino e anche di quella Falcone”.
Con queste affermazioni, il procuratore 
Salvatore De Luca ha di fatto incontrato il favore di gran parte della maggioranza parlamentare attualmente al governo, i cui esponenti hanno espresso soddisfazione immediata per l’audizione. Allo stesso tempo, però, non ha dato adeguato risalto alle numerose evidenze emerse negli anni riguardo a possibili mandanti e concorrenti esterni, che indicano come le stragi non possano essere ridotte esclusivamente a una dinamica interna a Cosa nostra legata agli appalti.

Va ricordato, però, che il gip di Caltanissetta Graziella Luparello aveva in passato indicato trentadue punti su cui disporre ulteriori approfondimenti investigativi proprio sui mandanti esterni. Tra questi figuravano le dichiarazioni di Salvatore Cancemi e Giovanni Brusca relative alla necessità di sostenere da quel momento in poi figure come Marcello Dell’Utri (per il quale è stata di recente avanzata una richiesta di archiviazione) e Silvio Berlusconi. Si chiedeva inoltre di verificare le parole del boss stragista Giuseppe Graviano, sia nel contesto del processo ‘Ndrangheta stragista sia nelle intercettazioni del 2016 in carcere, quando il capo di Brancaccio, parlando con il compagno di cella Umberto Adinolfi, ha fatto riferimento a una “cortesia” chiesta da “Berlusca”.
Tra gli elementi da valorizzare, la Luparello ha sottolineato “l’accertata partecipazione di 
Pietro Rampulla, appartenente al clan Santapaola e neonazista di Ordine Nuovo, capeggiato da Pierluigi Concutelli, alla strage di Capaci nella veste di artificiere”. Inoltre, ha invitato a estendere l’analisi a una prospettiva criminologica più ampia sui principali episodi stragistico-terroristici nazionali, al fine di individuarne caratteristiche specifiche, confrontarli e verificare l’esistenza di un eventuale modello comune.
In questo quadro, si riteneva opportuno procedere con accertamenti estesi sul tema della “interazione tra associazioni mafiose, destra eversiva, servizi segreti e massoneria”, come già emerso in vari procedimenti.

Qual è lo stato attuale delle indagini?
Nei mesi passati è stata presentata un’ulteriore istanza di archiviazione sulla ‘pista nera’, in attesa della decisione del gip, chiamato a pronunciarsi anche sull’opposizione formulata dall’avvocato 
Fabio Repici, difensore di Salvatore Borsellino. Di recente, lo stesso legale ha portato alla luce un documento che comprova la partecipazione di Paolo Borsellino a un incontro tra la Procura di Palermo e quella di Caltanissetta, finalizzato allo scambio di informazioni sulla strage di Capaci e su intercettazioni telefoniche e ambientali relative al collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero (nel frattempo scomparso) e alla sua ex compagna Maria Romeo, nelle quali si faceva cenno proprio all’attentato di Capaci.
Per il procuratore De Luca approfondire questi aspetti rappresenterebbe “una perdita di tempo”? E lo stesso vale per altri elementi irrisolti legati alle stragi? Si pensi, ad esempio, all’assenza improvvisa di 
Pietro Rampulla – mafioso messinese, ex militante di destra vicino a Ordine Nuovo ed esperto di esplosivi – proprio il giorno dell’attentato di Capaci, motivata da un “improvviso impegno”. Oppure alle telefonate partite, il medesimo giorno, da un cellulare clonato in uso a Cosa nostra e riconducibile a Nino Gioè (deceduto nel 1993 a Rebibbia in circostanze mai chiarite del tutto), tutte dirette a un’utenza nel Minnesota, Stati Uniti.

Ulteriori spunti provengono dalle tracce di Dna femminile rilevate sui guanti ritrovati nel cratere di Capaci: possibile indizio della presenza di una donna nel gruppo che ha eseguito l’attentato? Il criminologo Federico Carbone, in un’intervista rilasciata a chi scrive, ha riferito un episodio finora inedito: un componente della sezione K di Gladio sarebbe stato a Capaci poche ore prima dell’esplosione. Ha inoltre menzionato presunte presenze della Cia sul luogo della strage. Tutto ciò alimenta il sospetto – legittimo – che gli attentati possano aver risposto anche a impulsi di natura internazionale.
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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/228-cosa-nostra/107881-audizione-de-luca-martedi-10-in-antimafia-basta-mafia-appalti-pista-nera-e-chiave-investigativa.html