29 Giugno 2026 | ‘Ndrangheta
La cattura in Spagna di “Don Mico” chiude una lunga latitanza. Era tra i protagonisti della seconda guerra di mafia.
Giuseppe Cirillo
Termina in Spagna la lunga latitanza di Domenico Paviglianiti, anche noto come “Don Mico”, uno dei principali esponenti della cosca di ‘Ndrangheta operante nella provincia di Reggio Calabria e con interessi criminali estesi al Nord Italia, soprattutto in Lombardia, e all’estero.
Il boss è stato fermato dalla Polizia Nazionale spagnola a Soria, a poco più di due ore di auto da Madrid, dove, secondo gli investigatori, si nascondeva da tempo. L’operazione è il risultato di una collaborazione di diversi mesi tra le autorità spagnole e la Guardia di Finanza di Reggio Calabria. Gli uomini della polizia spagnola avrebbero messo sotto osservazione per diversi mesi l’abitazione sospetta, fino ad arrivare all’arresto in un ristorante spagnolo.
Un altro elemento utile all’individuazione del latitante sarebbero stati i frequenti viaggi dei parenti verso la Spagna.
Paviglianiti era già una figura di primo piano della ‘Ndrangheta durante la seconda guerra di mafia reggina, il conflitto pesantissimo e sanguinario che tra il 1985 e il 1991 vide contrapporsi le principali cosche della provincia. Una vera e propria guerra di mafia che ha lasciato sul terreno circa 600 morti. Scoppiò per il controllo del territorio, per gli interessi legati agli appalti pubblici e alle varie attività illecite. Stiamo parlando di un periodo in cui la ‘Ndrangheta si stava già predisponendo a diventare un’organizzazione di grande potenza criminale, con interessi non solo nazionali ma anche internazionali.
Da una parte si schierò l’alleanza guidata dalla cosca De Stefano, sostenuta da famiglie come i Libri e i Tegano; dall’altra, invece, il fronte riconducibile alla cosca Condello, affiancata da altri gruppi della città e della provincia. Dalle ricostruzioni investigative emerse che Paviglianiti si schierò con il blocco dei De Stefano.
Ad ogni modo, Paviglianiti era già stato arrestato, sempre sul territorio spagnolo, nel 2021 e, ancor prima, nel 1996. Proprio a seguito dell’arresto avvenuto nel ’96, per Paviglianiti era arrivato l’ordine di estradizione verso l’Italia per scontare una condanna a trent’anni di carcere, ma una decisione della Corte Costituzionale spagnola dell’ultimo minuto finì per annullare l’estradizione, costringendo le autorità a rimetterlo in libertà. Un ripensamento, quello della giustizia spagnola, che all’epoca dei fatti alimentò alcuni sospetti di un potenziale tentativo di corruzione da parte di ambienti vicini al clan calabrese con una somma di circa 70 milioni di pesetas per influenzare l’esito delle procedure giudiziarie.
A lanciare l’allarme fu Armando Spataro, all’epoca procuratore antimafia, che si recò personalmente a Madrid per informare i vertici dell’Audiencia Nacional delle risultanze emerse dalle indagini italiane.
Secondo quanto aveva ricostruito la Direzione Nazionale Antimafia attraverso le intercettazioni telefoniche, alcuni stretti collaboratori di Paviglianiti avrebbero discusso di un piano per corrompere un funzionario della magistratura spagnola con una somma, appunto, di 70 milioni di pesetas, pari a circa 420 mila euro. L’obiettivo sarebbe stato quello di impedire l’estradizione del boss in Italia, dove era ricercato per reati gravissimi. Dalle conversazioni sarebbe emerso anche un riferimento alla preparazione di valigette contenenti il denaro destinato al presunto pagamento. Purtroppo, non è mai stato identificato il destinatario della tangente.
Tornando alla caratura criminale di Domenico Paviglianiti, la rete criminale della quale fa parte non si limita alla sola Calabria. Come di prassi quando si parla di ‘Ndrangheta, la cosca ha consolidato interessi anche nel Nord Italia e all’estero, fino al Sud America, dove avrebbe stretto rapporti con organizzazioni criminali locali per gestire il traffico internazionale di cocaina. Infatti, proprio il narcotraffico rappresenta da anni la parte più remunerativa in seno alla ‘Ndrangheta.
Infine, riguardo agli omicidi collegati a Paviglianiti e che confermerebbero il suo peso criminale, ci sarebbe anche un coinvolgimento nell’omicidio di Roberto Cutolo, figlio di Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata. Un omicidio che, secondo diversi pentiti, sarebbe stato deciso durante un incontro tra rappresentanti delle principali organizzazioni mafiose italiane: una sorta di organismo di coordinamento criminale denominato “Consorzio”.
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fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/ndrangheta/arrestato-paviglianiti-chi-e-il-boss-della-ndrangheta-e-il-mistero-dellestradizione