Cerca

APRILIA – Guerra per lo spaccio: gli attentati decisi dal Marocco

Latina Oggi, Sabato 23 maggio 2026

Guerra per lo spaccio: gli attentati decisi dal Marocco

Durante il suo periodo di latitanza Forniti aveva deciso di mandare un segnale forte ed eclatante ai suoi rivali

GABRIELE MANCINI

Doveva essere un’azione spettacolare, un agguato da manuale militare: tiratori scelti posizionati su un palazzo, fucili di precisione con ottica, per sparare da un edificio all’altro. E se non fosse bastato c’erano le bombe a mano e mitragliatrici da guerra, il tutto per riconquistare il controllo esclusivo delle piazze di spaccio di Aprilia e decapitare la banda rivale. Questo è quanto ricostruito dalla Direzione Investigativa Antimafia di Roma, e che ha portato ieri mattina al fermo di quattro persone: Marco Formica (alias “Ciolo”), residente in Spagna e considerato dagli investigatori il referente di Patrizio Forniti (oggi in carcere in Marocco dove è stato tratto in arresto a novembre 2025 dopo la sua latitanza iniziata a luglio 2024); i due fratelli di Aprilia Giuseppe Consales (alias “Puzzola” o “Puzzone”) e Luca Consales (alias “Tony ”); e Abdelhaq Abbadi (alias “Ab del”), domiciliato ad Anzio. Tutti e quattro sono gravvemente indiziati –nel concorso tra loro – dei reati di associazione di tipo mafioso, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da guerra e clandestine, esplosivi, e ricettazione aggravata dal metodo mafioso. L’azione spettacolare doveva servire a colpire la banda rivale formata da Osvaldo Cuni, Niko Fugante e Giorgio Olzai che avevano sfidato Forniti e i suoi sodali sulle piazze di spaccio di Aprilia. E nonostante la sua latitanza nel paese nordafricano, Forniti riusciva tranquillamente a impartire ordini ai suoi fedelissimi come se fosse ad Aprilia, tanto da organizzare un agguato in grande stile dal Marocco. Lo dicevano loro stessi, intercettati mentre scortavano l’arsenale: «Se fanno una cosa del genere, esce sul TG5, SKY L’operazione della Dia Guerra per lo spaccio: gli attentati decisi dal Marocco Durante il suo periodo di latitanza Forniti avea deciso di mandare un segnale forte ed eclatante ai suoi rivali TG24, edizione straordinaria… at – tentato terroristico islamico, Allah akbar». Un sarcasmo che secondo gli inquirenti rivela la consapevolezza della portata del piano. E per realizzarlo avevano messo insieme un arsenale da esercito. Una mitragliatrice MG42, quelle usate dai nazisti nella Seconda guerra mondiale, capace di 1.200 colpi al minuto. Un Kalashnikov RPK con caricatore a banana. Cinque fucili mitragliatori, una pistola mitragliatrice, sei carabine, due fucili FAL, un fucile di precisione con ottica, ventidue tra pistole e revolver, tre bombe a mano (giudicate perfettamente funzionanti dalla polizia scientifica), otto silenziatori, sette dispositivi tra mirini laser e ottiche di precisione, circa duemilaottocento munizioni di vari calibri, giubbotti antiproiettile con matricola rimossa e persino uniformi contraffatte con le scritte “P o l i z i a” e “C arabinieri” c o m p l e te di fondine, verosimilmente per azioni mimetiche o intimidatorie sotto falsa identità. Un deposito bellico nascosto in un’abitazione di via del Genio Civile ad Aprilia, dove faceva la guardia un cittadino spagnolo, Alexander Patin Senas, poi tratto in arresto. Era il 16 maggio 2025 quando i Carabinieri di Aprilia, su indicazione della Direzione Investigativa Antimafia di Roma, hanno sfondato la porta e sequestrato tutto. Ma c’è un particolare che fece saltare i piani ancor prima del blitz. Il 15 maggio 2025, mentre Formica e i suoi complici rientravano da Roma, a bordo dell’auto scoprirono un «filo rosso»: avevano addosso una microspia. La cimice, installata dalla DIA, venne disattivata, ma ormai gli investigatori avevano già raccolto le prove e sapevano dove si trovava l’arsenale. Un’azione tempestiva quella degli inquirenti che permise di far saltare i piani della banda. E i presunti progettisti dell’agguato, in gran parte, erano già scappati proprio in concomitanza del blitz delle forze dell’ordine. Dopo il sequestro infatti, Formica sarebbe rientrato immediatamente a Malaga, in Spagna, mentre i fratelli Consales erano tornati alla loro vita apparentemente normale ad Aprilia. Abbadi invece aveva fatto perdere le sue tracce. Sempre in Spagna, un altro componente del gruppo –non tra i fermati di ieri – è stato arrestato con oltre 100 chili di hashish. Ma la DIA non ha mai smesso di monitorarli. E il passo falso, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe arrivato quando Formica ha deciso di rientrare in Italia per recuperare documenti contraffatti – un passaporto falso – per espatriare definitivamente in un paese extra Unione Europea. Il pericolo di fuga ha fatto scattare il blitz all’alba di ieri, che ha portato all’esecuzione del decreto di fermo nei confronti di Formica, dei due fratelli Consales e di Abbadi. I quattro sono ora a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, in attesa che il Gip del Tribunale di Roma convalidi il provvedimento e decida se trasformarlo in custodia cautelare in carcere.