Da Redazione -9 Luglio 2026
Presentata la relazione 2025 della Commissione Antimafia: cresce il radicamento mafioso, aumentano gli episodi di violenza e la corruzione. «Si diffonde la cultura del favore come regola della politica».
PALERMO. Una pubblica amministrazione vulnerabile, incapace di prevenire la corruzione, e una mafia che approfitta di ogni spazio lasciato libero dalle istituzioni. È il ritratto della Sicilia consegnato dalla relazione annuale 2025 della Commissione Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana, presentata dal presidente Antonello Cracolici. Un documento che, più che fotografare l’attività della Commissione, descrive un sistema nel quale il rafforzamento delle organizzazioni criminali procede di pari passo con l’indebolimento della credibilità delle istituzioni.
«Stiamo correndo il rischio di un peggioramento complessivo del sistema pubblico che fa il paio con una fase di ritorno della violenza mafiosa», avverte Cracolici, indicando nella diffusione della corruzione e nella cultura del favore i principali fattori che alimentano il potere dei clan.
Nel corso del 2025 la Commissione ha svolto 47 sedute, 45 audizioni e cinque inchieste, concentrando oltre il 20% della propria attività sul sistema sanitario, considerato uno dei settori più esposti a sprechi, irregolarità e infiltrazioni. Dagli appalti sospetti alle criticità dell’elisoccorso, dalla gestione dell’Istituto zooprofilattico alla diffusione del crack anche nei piccoli centri, il quadro emerso racconta una macchina amministrativa costretta a rincorrere gli scandali invece di prevenirli.
Tra i casi simbolo figura proprio l’inchiesta sull’elisoccorso regionale. La Commissione ha rilevato «gravi opacità» nelle procedure di affidamento del servizio, trasmettendo la relazione alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti. Nel mirino sono finite le procedure negoziate senza bando, le proroghe contrattuali, il conferimento di incarichi milionari agli stessi funzionari e il mancato funzionamento della Centrale unica di committenza, elementi che, secondo la Commissione, hanno favorito il rischio di fenomeni corruttivi.
Dalla denuncia, però, la Commissione passa anche alle proposte. Tra le richieste rivolte al governo regionale figurano una riforma del sistema di prevenzione della corruzione, il potenziamento degli uffici con personale qualificato e l’applicazione della rotazione negli incarichi pubblici, considerata uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di infiltrazioni.
Un altro fronte d’indagine riguarda la gestione dei beni demaniali. L’inchiesta sulla Mondello Immobiliare Italo Belga, avviata dopo la segnalazione di rapporti di parentela tra alcuni dipendenti della società concessionaria e un boss mafioso, ha evidenziato carenze nei controlli antimafia e nell’applicazione del Codice degli appalti. La Commissione ha chiesto la revoca della concessione e un rafforzamento delle verifiche su tutti i concessionari regionali.
La relazione dedica ampio spazio anche alla trasformazione di Cosa nostra. La mafia, osserva la Commissione, non punta soltanto al controllo del territorio ma investe sempre più nella costruzione del consenso, utilizzando social network, musica e contenuti digitali per rendersi attrattiva agli occhi delle nuove generazioni. Un fenomeno emerso anche durante l’audizione di 22 giornalisti siciliani, che hanno denunciato intimidazioni, pressioni e un progressivo restringimento degli spazi di libertà d’informazione.
Sul piano criminale, il documento segnala l’espansione del mercato del crack, ormai diffuso ben oltre le grandi città, il ritorno dell’uso di armi da guerra nelle province orientali e il consolidamento di nuove strategie di riciclaggio che coinvolgono turismo, agricoltura, gioco d’azzardo ed economia digitale, grazie anche al contributo di professionisti specializzati.
Resta inoltre allarmante il dato sulle denunce antiracket, definite «scarsissime, quasi nulle». Secondo la Commissione, cresce una forma di acquiescenza che porta molte vittime a negare perfino le estorsioni subite, mentre continuano a diffondersi forme di racket meno visibili, come l’imposizione di fornitori o di assunzioni.
Tra le novità più preoccupanti figura anche il ritorno in libertà di numerosi boss storici, che sarebbero riusciti a reinserirsi rapidamente nelle organizzazioni criminali grazie a reti di relazioni rimaste intatte negli anni. A questo si aggiunge la situazione degli istituti penitenziari, dove l’ingresso di telefoni cellulari nelle sezioni di massima sicurezza consentirebbe ai capi mafia di continuare a dirigere le attività criminali anche dal carcere.
Accanto alle criticità, la Commissione rivendica alcuni risultati concreti ottenuti grazie alle proprie inchieste. Tra questi il rafforzamento della videosorveglianza nei Comuni più esposti alla criminalità, la promozione di consorzi per la gestione dei beni confiscati e l’istituzione di un fondo regionale da un milione di euro destinato alla riqualificazione sociale delle periferie di Palermo, Catania e Messina.
Ma il messaggio conclusivo della relazione è soprattutto politico. «Non possiamo consentire alla mafia di occupare gli spazi lasciati scoperti dalle istituzioni», afferma Cracolici. Per il presidente della Commissione la sfida non si esaurisce nell’azione repressiva di magistratura e forze dell’ordine, ma passa dalla ricostruzione di amministrazioni trasparenti, capaci di prevenire la corruzione e di restituire fiducia ai cittadini. Perché, conclude, «è proprio la corruzione la principale porta d’ingresso delle mafie».
Fonte:https://www.alqamah.it/2026/07/09/antimafia-ars-lallarme-di-cracolici-clan-piu-forti-istituzioni-piu-deboli-la-sicilia-scivola-tra-corruzione-e-violenza/