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A 40 anni dal «Maxi», nel libro-diario di Piero Grasso aneddoti e retroscena. Ma anche l’attuale contiguità mafiosa che ancora permea la Sicilia

di Redazione

08 Febbraio 2026

Il miraggio della definitiva scomparsa della mafia, fra l’inferno di cosa nostra e il purgatorio del maxi processo. Un orizzonte tratteggiato dal libro diario di Piero Grasso, «U Maxi», fra storia vissuta e attualità non risolta, che interroga la coscienza civile del Paese, la percezione dell’onestà intellettuale dei palermitani, dei trapanesi, catanesi, agrigentini e nisseni, principalmente coinvolti dietro un’apparente indifferenza nell’impalpabile reticolo pervasivo delle complicità e delle contiguità.

Un libro sul contesto mafioso ancora inesplorato del prima, durante e dopo un maxi processo che continua a produrre effetti devastanti in grado di colpire al cuore e destabilizzare le istituzioni, come dimostrano le stragi mafiose degli anni 90, le macroscopiche complicità fra cosa nostra e particolari settori di vari servizi di intelligence, l’impenetrabilità dei patrimoni finanziari e dei canali tutt’ora attivi del riciclaggio delle cosche mafiose e di quelle subentranti della ‘ndrangheta. Uno storico, fondamentale, maxi processo alla mafia degli anni ’80 iniziato 40 anni addietro, che non si é affatto concluso con la sentenza del 16 dicembre 1987, e con le condanne a 19 ergastoli e 2665 anni di carcere per i 460 boss e gregari imputati, ma che sostanzialmente continua a determinare effetti e ad accumulare riscontri, conferme, sviluppi investigativi e processuali.

Non uno spartiacque, ma l’avvio di un ciclo continuo di concatenazioni investigative e giudiziarie, che delineano un mosaico criminale complessivo che tessera dopo tessera rivela squarci di complicità e responsabilità inconfessabili. Come evidenziano la cattura di Matteo Messina Denaro, con annesso affresco di complicità territoriali, sociali e pseudo culturali, i buchi neri delle inchieste sui delitti di Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa e delle stragi di mafia, ed i tenebrosi misteri che incombono sui principali irriducibili padrini di cosa nostra condannati a svariati ergastoli, come i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, Nino Madonia, Nitto Santapaola, Leoluca Bagarella, Salvatore e Sandro Lo Piccolo.

Un insieme di realtà in progress che conferiscono a «U Maxi» di Piero Grasso, giudice a latere del maxiprocesso presieduto da Alfonso Giordano e successivamente Procuratore della Repubblica di Palermo, Procuratore nazionale antimafia e Presidente del Senato, una sorta di straordinaria valenza di Bibbia di cosa nostra e delle mafie attuali. Una Bibbia con i suoi misteri, che saltano fuori quando si chiede a Piero Grasso se oltre al libro «U Maxi» ci sia un ambito di rivelazioni sui retroscena del maxiprocesso che ha tenuto segreto, in attesa che il tempo e il concorso delle circostanze non consentano di renderle pubbliche. «Nello scrivere le pagine di questo libro – ammette Grasso – ho dato fondo a tutti i miei ricordi raccontando anche tanti retroscena e tutto ciò che era possibile rendere pubblico».

Il segreto delle deliberazioni della camera di consiglio resterà inviolabile per sempre. L’altro interrogativo che pone «U Maxi» riguarda il perché, nonostante i molteplici sviluppi investigativi nazionali e internazionali, si pensi soltanto ai legami con i narcos e al ruolo delle cosche nell’ambito del riciclaggio di denaro sporco, non si sia più incardinato e svolto un processo unitario complessivo, non soltanto a cosa nostra, ma anche alla ‘ndrangheta?

«In realtà – risponde Piero Grasso – il Procuratore Francesco Gratteri ha istruito contro la ‘ndrangheta numerosi maxi processi con centinaia di imputati. Ma i paragoni oltre ad essere talvolta improponibili, sono sempre odiosi». Del maxi processo Bibbia delle mafie restano infatti molteplici eredità da contestualizzare con la successiva sedimentazione legislativa, giudiziaria e processuale dell’azione di contrasto nei confronti delle cosche condotta da tutte le direzioni distrettuali antimafia d’Italia. Eredità tutte riconducibili alla regia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dell’ineccepibile sentenza ordinanza alla base del maxiprocesso.

Fonte:https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2026/02/08/a-40-anni-dal-maxi-nel-libro-diario-di-piero-grasso-aneddoti-e-retroscena-ma-anche-lattuale-contiguita-mafiosa-che-ancora-permea-la-sicilia-9fb3d106-357c-4b3e-9b75-e8b7e925bc53/