RELAZIONE CONVEGNO  FORMIA  25.07.2003

 

Il 19.07. scorso si è celebrata in Italia la ricorrenza dell'undicesimo anniversario della strage di via D'Amelio in cui furono massacrati  Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.
Il comune di Firenze, per tale ricorrenza, ha intitolati i giardini pubblici del Lungarno del Tempio ad Antonimi Caponnetto, il padre del POOL di Palermo, simbolo della lotta contro la mafia.
E', questa, la migliore risposta a chi sostiene, come il Ministro Lunardi, che "bisogna convivere con la mafia" e a chi, come Berlusconi, dice da Mosca, nell'incontro con Putin nel 1994, che bisogna smetterla con la trasmissione di sceneggiati televisivi come la Piovra, perché, parlando di mafia, si danneggia l'immagine dell'Italia.
La stessa cosa è stata detta a Latina a noi del Comitato Caponnetto da taluni dei massimi vertici istituzionali.
Secondo gli attuali governanti, quindi, non bisogna parlare di mafia!.... NOI, INVECE, VOGLIAMO PARLARNE, PERCHE' LA CITTADINANZA VA TENUTA INFORMATA, TUTTI I CITTADINI VANNO RESPONSABILIZZATI E COINVOLTI NELLA BATTAGLIA ALLA DIFESA DELLA LEGALITA' E DELLA CIVILTA' !
Al Sindaco di Formia, che ci ha mostrato di possedere una particolarità sensibilità ai problemi della legalità e della lotta contro la criminalità organizzata e che ha dovuto affrontare di recente una campagna elettorale con qualche Boss impegnato davanti ai seggi a far votare contro di lui, un particolare plauso, ma anche un caldo invito: intitoli una piazza o una strada di Formia, come fatto emblematico, al giudice Antonino Caponnetto.
La lotta alla mafia in provincia di Latina ha subito da alcuni anni una inquietante battuta di arresto, malgrado le tante sparate propagandistiche di alcuni.
Non vengono messi a disposizione, da parte degli organi ministeriali competenti, uomini, mezzi e risorse sufficienti ed adeguati, mentre sembrano scemare l'interesse, la tensione, la vigilanza e l'impegno che hanno caratterizzato i primi anni 90, quando, cioé, la commissione parlamentare antimafia, presieduta da Chiaromonte, era solita venire a Latina e nei comuni pontini a fare indagini ed audizioni sul territorio per analizzare anomalie ed eventuali omissioni istituzionali.
Oggi spira altra aria ed i pochi magistrati, i rappresentanti delle forze dell'ordine e cittadini che si battono per affermare i valori della giustizia e della legalità vengono lasciati soli, in un clima zuccheroso dove tutto viene assorbito dalla cultura di una sconcertante minimizzazione al grido di ......"non creiamo allarmismi......" ! ... Il clima di certi ambienti politici si riscalda solamente quando si tratta di attaccare e di delegittimare la magistratura.
Di conseguenza, mentre mafia, camorra, 'ndrangheta e così via aggiornano le loro tecniche di conquista del territorio, inabissandosi e comprando sempre più pezzi importanti della nostra economia, oltreché eleggendo uomini di fiducia, in Parlamento e nei vari consessi europei, regionali, provinciali, comunali e governativi, il silenzio della politica è davvero inquietante.
Ma c'è di più. A livello nazionale sembra scemato l'impegno, mentre la magistratura viene depotenziata ed aggredita quotidianamente e la legislazione diviene sempre più......"garantista".....
A livello locale, la situazione è ancor più sconcertante in quanto, al di là di alcune sparate propagandistiche, l'azione di contrasto della malavita comune ed organizzata oggettivamente è stata inadeguata. Si agisce con una logica vecchia di pura "repressione", con risultati peraltro insoddisfacenti, quando, al contrario, bisognerebbe potenziare un lavoro di "prevenzione" e di intelligence. Bisogna intervenire "prima", quando il danno non è stato ancora fatto, non "dopo".
Di fronte ad un atteggiamento "minimalista" di taluni responsabili delle istituzioni ed alle molte omissioni (i sindaci che non esercitano la necessaria vigilanza al momento di rilasciare concessioni edilizie, invitare a gare pubbliche e così via; le banche che non segnalano, o segnalano con molto ritardo, le movimentazioni sospette; ecc..ecc..; ), aumentano l'aggressività e la spavalderia di taluni boss che sono arrivati a presidiare personalmente i seggi elettorali, in qualche città, per influenzare il voto ed orientarlo verso formazioni e candidati ....."amici". L'esigenza, a questo punto, di monitorare candidature e flussi finanziari elettorali, si fa sempre più forte, anche perché è forte la sensazione che, mentre prima la criminalità organizzata tendeva ad influenzare dall'esterno le amministrazioni pubbliche, oggi, invece, essa si impegna ad eleggere i suoi referenti più diretti.
Abbiamo la sensazione che già qualche operazione del genere sia stata portata a compimento.
Il discorso del rapporto affari-mafia-politica diventa a questo punto d'obbligo. Si è mai indagato su questo versante? Si è mai chiesto a sindaci, assessori regionali, ministri e quant'altri il "perché" siano state rilasciate concessioni edilizie, residenze, autorizzazioni varie, o siano stati invitati a gare pubbliche personaggi legati, in un modo o nell'altro, alla criminalità organizzata?
Si è indagato sulla Latina Ambiente, sulla Penta, sull'assalto dei clan al territorio di Gaeta?  Che esito hanno avuto i voluminosi dossier del Colonnello dei Carabinieri Messina?
A settembre questo Comitato, terminate alcune ristrutturazioni che lo porteranno ad estendere la sua competenza ad altre province del Lazio, inizierà un'approfondita verifica dei comportamenti di coloro che sono istituzionalmente chiamati ad operare con efficacia contro le mafie e le illegalità. Non faremo sconti a chicchessia. La mafia, se non verrà combattuta con la sottrazione dei suoi patrimoni illecitamente costituiti e con la rescissione dei suoi legami con la politica, non verrà mai battuta.
E' questo che chiediamo con forza alla Magistratura ed alle forze dell'ordine, se veramente vogliamo colpire la mafia al cuore.
Non intendiamo ritornare su quanto denunciato dalla stampa nazionale (v. "L'Espresso" del 23 gennaio e 6 febbraio uu.ss. ed altri giornali) sui lavori fatti nel Porto di Gaeta da un'impresa corleonese che fa capo al figlio di Totò Riina e sui nomi di personaggi politici a livello nazionale che sarebbero coinvolti nelle indagini della Magistratura sulla vicenda. Vogliamo semplicemente ricordare agli immemori, a coloro che ancora parlano di "pericolo di infiltrazione" quando l'infiltrazione è già terminata 20 anni fa con "l'occupazione", a chi non conosce il fatto e a chi (per pigrizia?) non è solito rileggersi documenti ed informative, che già nel 1986 si parlava di ......"sici story" e di operazioni della mafia sul territorio pontino.
Chi vuol capire capisca !!!
Stiamo parlando del "grattacielo" da costruire a Latina in via Ufente, nel centro direzionale, vicino a Panorama.
I costruttori erano i ..."4  Cavalieri dell'apocalisse" ( i Rendo i Graci ecc.) e  la licenza edilizia era la n. 67 dell'87 rilasciata dal Comune di Latina. Sembra che la stesa impresa abbia fatto anche i lavori di costruzione di un ospedale pontino.
Vi leggo una parte di un servizio de "Il Tempo" del 23 luglio 1989, facendo presente che in esso si parla di fatti già accaduti nel 1986, fatti che rivelano come la mafia già 30 anni fa era entrata saldamente nel tessuto economico pontino. Altro che "tutto è sotto controllo e non creiamo allarmismi", come taluno va dicendo, facendosi ridere in faccia anche dai bambini e compromettendo, quel che è grave, l'immagine delle istituzioni.
Ecco che cosa scrive il Tempo:
"Storia  di un grattacielo deliberato e mai nato. Potrebbe essere questo il titolo di un capitolo della storia urbanistica di Latina, una "città aperta" anche al riciclaggio di denaro sporco".
La concessione edilizia rilasciata alla "S.p.A. Direzionale Pontina" era la n. 67 del 7.5.87 e fu firmata dall'allora Assessore Roccato.
La Società in questione, come risulta da una relazione della Commissione Parlamentare Antimafia dell'epoca, era costituita da un consorzio di imprenditori catanesi: i Graci, Finocchiaro e Rendo.
Direttore dei lavori, come da documentazione fotografica in nostro possesso, era un noto esponete politico.
"I predetti", scrive la Commissione Parlamentare nella sua relazione, "hanno cercato di cedere gli immobili al Ministero del Tesoro, ma dopo interrogazioni parlamentari, è stato sospeso l'atto. Attualmente i lavori , per circa 35.000 metri cubici, sono fermi".
Ci auguriamo che prima o poi non riprendano.
Ma anche a Fondi ci sono stati massicci investimenti: citiamo, ad esempio, quello operato da elementi di Frattamaggiore per centinaia di miliardi in un complesso edilizio, autorizzato, di circa 700 appartamenti. I titolari erano Antonio Turino ed il figlio Mario, entrambi del clan Nuvoletta di Marano.
Non parliamo, poi, del MOF, sempre a Fondi, perché ne sono tutti a conoscenza. Vogliamo citare, però, il caso del MOL di Latina, una costola del MOF e dove, secondo la Commissione Parlamentare Antimafia degli anni 80-81, " si può agire solo in base ad un "accordo" e nel quale si è verificato l'omicidio di un tal Di Matteo, titolare di un reticolo di società, originario di Ragusa e collegato alla mafia siciliana":
Stiamo parlando di fatti verificatisi 20-30 anni fa per dimostrare come le mafie già dagli anni 70-80 si siano inserite fortemente nel tessuto economico e nella società pontina. La situazione si è andata vieppiù aggravando con il passare del tempo ed oggi il controllo dell'economia è ....quasi totale da parte delle varie mafie.
Non si riesce a comprendere il comportamento di taluni amministratori che hanno rilasciato e continuano a rilasciare concessioni ed autorizzazioni a soggetti sospettati di appartenere alla criminalità organizzata. A Gaeta alcuni terreni di malavitosi sembra che siano stati inseriti nei PRUSST, mentre ad Aprilia bisognerebbe indagare sulla "provenienza dei capitali - soprattutto della società francese alla quale sarà ceduto l'esercizio - impiegati nella realizzazione di un grandissimo centro commerciale.
La necessità di operare con maggiore trasparenza non viene più posta in modo corale, declinata con le urgenze dello sviluppo democratico, come fondamento della politica rispettosa della Società civile. Sempre più spesso, invece, si privilegiano l'ambiguità e gli affioramenti torbidi dei fatti.
La stampa locale, in molte occasioni, sembra più attenta ad imbastire pasticciate informative da presentare come informazioni, finendo con il creare un clima di insinuazioni estraneo alle minime garanzie di una stampa che informa ed esprime opinioni e riflessioni sugli avvenimenti che ci riguardano. Alcune importanti notizie non sono presentate facendo riferimento al confronto tra le regole istituite e le loro ipotizzabili violazioni, ma accennano soltanto a queste ultime, quasi usando un codice cifrato, per cui al lettore resta un senso di incomprensibile disagio, mentre altri potrebbero raccogliere segnali di fumo.
Citiamo, tra i tanti, un esempio riportato di recente su un giornale locale di valenza territoriale che riguarda la realizzazione del più grande centro commerciale del Lazio sud, l' "Ipercoop Aprilia 2". Questa grande struttura, prossima all'inaugurazione, è stata realizzata in una delle aree destinate a servizi pubblici, sulla SS Pontina, del Piano Territoriale ASI Roma-Latina nel Comprensorio di Aprilia. Tali aree, secondo le norme di attuazione del Piano, si devono presumere soggette ad esproprio per pubblica utilità e ad assegnazione mediante convenzione tra Consorzio ed operatori secondo un pubblico bando. Gli obiettivi del piano, infatti, sono quelli di garantire agli esercenti interessati a promuovere una loro attività in aree pubbliche attrezzate, la massima economia, eventualmente anche assistita con molte agevolazioni, per conseguire il più generale interesse per cittadini ed operatori, nonché di generale realizzazione urbanistica del territorio. Tutte queste cose, di normale e pubblico dominio, il giornale non le riporta in connessione con la notizia in cui si denuncia "il costo da capogiro dei negozi". Rimane difficile, pertanto, collegare il drammatico fallimento del piano ASI Roma-Latina che ha comportato l'esproprio e la distruzione di fiorenti attività agricole; si pensi, una per tutte, alla vergognosa storia di Mazzocchio, per insediare industrie che non sono mai arrivate e per ospitarne altre, giusto il tempo per motivare ingiustificabili finanziamenti, collegare, dunque, decenni di impegno politico, di speranze e delusioni con il commercio in aree pubbliche dei negozi dell'Ipercoop. Tra l'altro questo strano arricchimento lo farà la "SOCIETE DES CENTRES COMMERCIAUX ITALIA s.r.l." alla quale è stata affidata la gestione del centro. Bisogna dire che nella nostra provincia gode di grande stima il management francese. Anche nell'ATO, infatti, fa da capofila LA COMPAGNIE GENERALE DES EAUX. Il giornale perché non propone con chiarezza la necessità di accertare la regolarità degli atti promossi presso il Comune di Aprilia ed il Consorzio ASI Roma-Latina?
Come possiamo noi, d'altra parte, non reclamare che si accerti la legittimità delle procedure e la congruità delle convenzioni approvate? Non dimentichiamo che Aprilia è in pieno sviluppo nel processo Aser.
Gli Enti pubblici, d'altra parte, dimostrano molto spesso di avere poca dimestichezza con la trasparenza e con il principio della par condicio . Nella maggior parte dei casi, soprattutto l'ASL e altri comuni, vedi Sabaudia, gli amministratori sostengono, anzi tutelano i propri dipendenti coinvolti in fatti di giustizia, sia indagati e persino in fase processuale. In questi casi le responsabilità delle Amministrazioni, se non ricadono nell'ambito del diritto penale, si possono generosamente collocare nella sfera politica del devoluzionismo. In ogni caso si ritiene che, in uno Stato di diritto, il fenomeno debba essere indagato e perseguito. E, sempre restando a Sabaudia, c'è da tenere sotto i riflettori il tentativo di porre in essere una variante speciale nel PRG per realizzare un centro agro-alimentare in zona ex Mediana su una superficie di 20 ettari. Il gruppo proponente è di Villa Literno ed il tentativo in questione è sponsorizzato da alcuni ben identificati personaggi politici di un partito di governo.
Nel luglio scorso, appena costituito a Gaeta questo Comitato, abbiamo ricevuto immediatamente un attacco rabbioso da parte degli esponenti locali di Forza Italia. Il capogruppo consiliare del partito di Berlusconi, nonché Presidente del Consorzio Industriale del sud pontino, così si pronuncia su "Latina Oggi" del 28 agosto 2002:
"...piuttosto che creare allarmismi denunciando la presenza di infiltrazioni mafiose, dovrebbero proporre qualcosa di serio e realistico alla città.
Non si fa niente di buono per Gaeta se ad ogni pié sospinto si parla di infiltrazioni malavitose. Questa è strategia della tensione per impedire qualsiasi iniziativa di sviluppo".
E' assurdo: secondo l'esponente gaetano di Forza Italia non si può e non si deve parlare di mafia perché....bisogna proporre, a suo dire, qualcosa di...serio.
Come se il discorso sulla mafia non fosse il più serio di tutti, essendo ormai questo argomento diventato la prima emergenza nazionale e della provincia di Latina.
Stranezze che meriterebbero una riflessione profonda e verifiche appropriate da parte degli organi inquirenti!!!
Qualsiasi ipotesi di sviluppo, ammesso che ce ne sia uno (che francamente non vediamo, avendo l'attuale governo nazionale e regionale penalizzato e meridionalizzato l'intera provincia di Latina e, in particolare, il sud pontino), viene messa in forse proprio dalla mafia e da chi di questa non vuol parlare. Gli investitori seri non vanno nei territori controllati dalla mafia.
Dopo queste dichiarazioni dell'esponente berlusconiano, è stato pubblicata sull'Espresso una notizia davvero sconvolgente: una ditta catanese che fa capo al figlio di Totò Riina ha fatto i lavori nel Porto di Gaeta.
Ma non è finita, perché l' "Avvenire" del 14.07.2002, in un servizio a firma di un inviato speciale, Antonio Mira, riporta, fra l'altro, alcuni commenti del Procuratore Capo della Repubblica di Latina sulla criminalità organizzata sul territorio pontino. Leggiamoli insieme:
"....di situazioni di illegalità ne ha scovato a decine. Come le 215 licenze edilizie rilasciate a Minturno "per pertinenze agricole", cioè, praticamente, per capanni per attrezzi. Invece abbiamo trovato 215 villette". E, accanto, la villa del boss Bardellino. Un altro segnale dell'avanzata della camorra".
A questo punto, considerata la gravità della notizia, c'è da domandare alle autorità centrali e provinciali, a cominciare dal Prefetto di Latina, dal Procuratore Capo della Repubblica (che non c'è da circa 1 anno), dal Ministro degli Interni, quali provvedimenti siano stati adottati a carico degli amministratori pubblici di quel Comune, responsabili di non aver vigilato per far rispettare la legge.
Se non si fa in modo che ci sia certezza del diritto e della legalità, la democrazia muore.
Sulla stessa pagina del giornale della Conferenza Episcopale Italiana, a fianco dell'articolo contenente l'intervista al Procuratore Capo di Latina, lo stesso Antonio Mira disegna la mappa delle cosche operanti in provincia di Latina.
Leggiamola insieme, anche se essa appare al momento un po' datata in quanto, oltre ai clan nominati, in provincia di Latina opera ormai una miriade di clan - non tutti provenienti da fuori provincia e compresi alcuni soggetti indigeni sui quali non si sono mai accesi i riflettori ma sui quali è necessari cominciare ad indagare al fine di accertare la provenienza di tanta loro ricchezza - che si vanno ad aggiungere a quelli ormai noti da decenni dei La Torre, dei Bardellino, degli Alvaro,dei Tripodo-Trani, degli Schiavone, ecc.
Se i Costanzo, i Graci, i Riina ed altri imprenditori siciliani e calabresi fanno lavori nella nostra provincia, vuol dire che qualcuno li ha chiamati e sicuramente essi hanno referenti locali. Si è mai indagato sulla "provenienza" dei flussi finanziari di quei soggetti provenienti da Calabria, Sicilia e Campania? Esistono negli archivi della Procura della Repubblica di Latina dei fascicoli che, a proposito di taluni investimenti nella città capoluogo (come nel caso dei quartieri ex Q4 e Q5), andrebbero riletti da cima a fondo per capire "chi" sono i veri attori di certi modelli di sviluppo. Leggiamo comunque quanto scrive Antonio Mira su "Avvenire"  del 14.07.2002:
" Da tempo la Dia segue con attenzione la zona a sud di Roma. Anche perché qui è il gotha della camorra ad avere preso piede. "L'area del Lazio - spiegano - più interessata da infiltrazioni camorristiche è quella della provincia di Latina, ove sono registrate le presenze dei clan casertani Bardellino, Iovine, Schiavone e La Torre".
E' una geografia delle cosche, con aree di influenza e specializzazioni criminali, quella che hanno elaborato gli uomini della Dia specializzati nella lotta alla Camorra. Il gruppo Bardellino "opera nelle zone di Formia, Gaeta, Terracina e Fondi ed è attivo nel settore del riciclaggio attraverso l'acquisizione di attività alberghiere, stabilimenti balneari, pizzerie e ristoranti". La famiglia Schiavone, originaria di Casal di Principe, gestisce, nelle stesse zone, "il settore del traffico di sostanze stupefacenti e di armi". Ma ha già raggiunto i capoluogo. Alcuni arresti di camorristi "originari di Casal di Principe, per aver cercato di imporre tangenti a numerosi pregiudicati di Latina in cambio di protezione, dimostrano come sia penetrante sul territorio l'influenza dl clan".
La descrizione continua. "Nella zona di Formia la camorra ha reinvestito i capitali illeciti nell'acquisizione di negozi di abbigliamento e nella produzione e vendita di prodotti ortofrutticoli". A Gaeta, invece, "il clan La Torre ha compiuto attività estorsive soprattutto a danno di ditte operanti nel settore portuale".
Storie di pochissimo tempo fa. "Recentemente nel sud pontino è stata smantellata un'associazione camorristica che, in collaborazione con elementi di spicco della criminalità locale ed avvalendosi di una base logistica ad Aprilia, era dedita alla lavorazione di ingenti quantitativi di cocaina". Una zona a rischio quella di Aprilia. "Nel comprensorio, uno dei più forti poli industriali dell'agro pontino, numerosi camorristi hanno investito cospicui patrimoni in acquisti di aziende, terreni ed immobili; sempre in questa zona si sono registrati casi di caporalato ai danni della manodopera immigrata". E' ricca l'agricoltura della provincia e la Camorra lo sa bene. Così "nella zona di Fondi si sono registrati episodi criminali che hanno riguardato il locale mercato ortofrutticolo e più precisamente i fondi stanziati dalla Regione Lazio (circa 75 miliardi), per il suo ampliamento; infatti, il 6 maggio 1996, il titolare della ditta appaltatrice dei lavori è stato avvicinato da due persone armate di pistola che chiedevano tangenti per conto del clan Schiavone".
Ma leggiamo anche un servizio su "Antimafia 2000" dello scorso maggio, sempre a proposito della presenza e delle attività mafiose in provincia di Latina e nel Lazio:
" Da vent'anni continuo a dire che il fenomeno mafia nel Lazio è sottovalutato. Gli attentati dell'ultimo periodo hanno sicuramente un certo rilievo ma sono poca cosa rispetto a quello che accade nel territorio". A lanciare l'allarme è Luigi De Fichy, sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, per 15 anni alla procura di Roma. "Nel sud del Lazio da almeno 15 anni ci sono insediamenti criminali dello stesso livello di quelli campani. Il controllo del territorio è totale. A Nettuno, Anzio e Ostia la criminalità è di altissimo livello. Il traffico di stupefacenti viene gestito da gente che ha contatti in tutto il mondo. Criminali con un'esperienza notevole. Nel territorio romano le cosche hanno i propri referenti, ma ci sono anche veri e propri insediamenti della "Ndrangheta, della Camorra e della mafia".
Per non parlare poi della Capitale. Qui la criminalità locale si è alleata con la criminalità siciliana, calabrese, per concludere affari. Allarme anche per le mafie straniere, da quella nigeriana, a quella albanese e cinese che sono riuscite a controllare le attività economiche attraverso estorsioni e sequestri di persona. Mentre la mafia russa, in particolare, ricicla nel nostro paese soldi guadagnati illecitamente all'estero.
A fare un'analisi non molto ottimistica della situazione del Lazio è anche il procuratore della Repubblica di Roma Salvatore Vecchione che ha inviato alla Commissione Antimafia una relazione di 12 pagine.
"Il territorio del distretto per la posizione geografica favorevole e per le elevate condizioni economiche, costituisce un'importante base per lo sviluppo di traffici illeciti sia di carattere nazionale che internazionale", esordisce il pm nel documento. " In tale quadro appare tutt'ora valida la convinzione secondo la quale la criminalità organizzata locale, che ha gestito nella capitale i più importanti settori dell'illecito anche attraverso intese con organizzazioni meridionali mafiose e che era costituita principalmente dalla "banda della Magliana", è ora riconducibile all'organizzazione denominata "banda della Marranella", colpita da numerosi provvedimenti restrittivi ma tuttora operante". Il pericolo, secondo Secchione, è che "continuano ad operare propaggini della criminalità mafiosa siciliana, calabrese e campana che con la malavita locale stringono rapporti di alleanza per la conduzione di singoli affari. La criminalità siciliana è presente con piccoli gruppi familiari, proiezioni con una certa autonomia dei clan di appartenenza, tra cui si segnalano in particolare le famiglie di Porta Nuova di Palermo, Santapaola e Cursoti di Catania, Cuntrera e Caruana di Agrigento.
La criminalità calabrese, che appare in espansione, si segnala per la presenza in particolare nella capitale e nel territorio sud pontino: è attiva specialmente nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La contiguità territoriale, d'altro canto, agevola la presenza sul litorale romano e nelle province di Latina e Frosinone della criminalità campana, che opera nel campo delle estorsioni, del traffico e dello spaccio di stupefacenti e nel riciclaggio, effettuato su notevole scala mediante l'acquisizione di beni mobili, immobili e società. Il contatto con tali organizzazioni - si legge ancora nel documento - ha determinato inoltre un'evoluzione dei gruppi criminali locali, che hanno mutuato da quelli campani modi organizzativi e comportamentali. Sono in atto indagini relative a infiltrazioni della Camorra nella attività commerciali e imprenditoriali delle province di Frosinone e Latina".
Senza tralasciare infine il riciclaggio, " un fenomeno che si verifica in modo sempre più massiccio a Roma e nelle province limitrofe" che "avviene tramite società, anche con sede all'estero, mentre nell'area pontina e in quella del litorale si assiste all'acquisizione, attraverso prestanome, di attività commerciali e che vengano vendute e ricomprate con fini evidenti di ripulitura" e l'usura un settore di interesse soprattutto nell'hinterland.
Il tempo tiranno non ci consente di andare oltre nell'analisi di una situazione davvero inquietante. Alcune considerazione generali, però, sono d'obbligo. Le mafie hanno operato profondi processi di mutazione.
Oggi la mafia è ECONOMIA, è IMPRESA; essa ricicla i proventi di attività sporche ed illecite, li trasforma in soldi puliti. Quei capitali, così investiti, li troviamo, poi, nei tanti negozi eleganti ma nei quali non entrano che rarissime persone su Corso della Repubblica a Latina o su Corso Cavour a Gaeta, a via Vitruvio a Formia, ma anche nelle tante imprese che operano ad Aprilia, a Cisterna, a Sabaudia, San Felice Circeo, Terracina, Formia, Gaeta, Latina e così via. Ritroviamo quei soldi, insomma, in mille altre attività.
Non siamo più ai tempi degli omicidi dei Cunto, dei De Mrco, dei Santicola, dei Beneduce, della Struffolino, di Don Boschin e così via, tempi in cui le mafie uccidevano e basta. Oggi esse comprano e costruiscono. Ed è in questa direzione che magistratura e forze dell'ordine locali debbono indagare in maniera approfondita, oltrechè in direzione delle tante licenze commerciali per megastrutture e dei tanti istituti finanziari!
Due anni fa, durante il dibattito sul Piano Cervellati in consiglio comunale a Latina, l'ex Sindaco Finestra accennò pubblicamente a possibili infiltrazioni mafiose nella vita urbanistica di Latina ed a manovre di "poteri forti" per....mettere le mani sulla città.
Esponenti di Forza Italia lo sfidarono a...fare i nomi. Ed egli lapidariamente rispose "Già fatto". Con chi egli parlò ?
Con il Procuratore Capo dell'epoca? E che cosa ha fatto questo?
Sono decenni che si parla di...mani sulla città a Latina. Sono state consumate tonnellate di inchiostro per stilare servizi giornalistici, informative di polizia, per istruire fascicoli. Si è scritto di "Sici story" e di grattacieli, di Q4 e Q5, di ASVES e di cooperative sospette, di lottizzazioni al Lido e sulla via del Mare. Vogliamo accertare una buona volta per sempre chi sono i "pupi" e chi i "pupari"?????
I rapporti di Messina, di Tommasone quali sviluppi hanno avuto?
Un dato è certo, che al di là di certe dichiarazioni trionfalistiche passate e recenti di qualche autorità istituzionale, la situazione nella nostra provincia, invasa da soldi provenienti dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla Campania sulla cui "provenienza" bisognerebbe fare fino in fondo chiarezza, l'azione di contrasto non è stata compiutamente efficace, finora.
La mafia, le mafie, anche quelle straniere, continuano ad espandere il loro dominio sul nostro territorio, mentre c'è ancora chi dice che ....."non bisogna creare allarmismi" !!!!!!..........
Noi sosteniamo che bisogna alzare il livello di guardia e che occorrono gli anticorpi della società civile. I cittadini vanno informati sulla gravità della situazione e vanno responsabilizzati. Una società civile che non partecipa e non sa è una società destinata alla morte.
Scuola, Associazioni, sindacati, partiti, Chiesa, che cosa dicono? E che fanno? L'Arcivescovo di Gaeta Mons. Farano e quello di Latina Pecile nel decennio trascorso hanno denunciato la presenza mafiosa sul nostro territorio. Da allora in poi, silenzio!
Il 1 aprile scorso abbiamo chiesto al Prefetto  La Rosa un suo intervento per ottenere a Latina

:
1) la istituzione di una sezione staccata della DIA;
2) La costituzione di un pool di magistrati che si dedichi esclusivamente all'azione di contrasto della malavita organizzata;
3) Il potenziamento degli organici di magistrati ed amministrativi nel Tribunale e nella Procura;
4) Il potenziamento degli organici ispettivi di Ispettorato del Lavoro, ASL, INPS, INAIL (l'INAIL ha un solo ispettore per tutta la provincia; roba da ridere) per contrastare il "lavoro nero", terreno privilegiato, insieme ai subappalti, della camorra e della mafia.

Siamo ancora in attesa di una risposta. Come siamo anche in attesa della nomina del nuovo Procuratore, il cui posto è vacante da circa un anno.
Con il convegno di oggi ci rivolgiamo soprattutto ai cittadini. La lotta alla mafia non può essere delegata alle sole forze dell'ordine ed alla Magistratura. Esse non bastano, anche perché gli organici sono carenti ed i mezzi sono insufficienti. Debbono essere i cittadini a prendere consapevolezza della gravità della situazione e a cominciare a partecipare a quella lotta, spronando, peraltro, le istituzioni tutte, i sindaci e così via. Al Prefetto, al Questore, ai Colonnelli dei Carabinieri e della Guardia di Finanza chiediamo di aggiornare le tecniche di contrasto tenendo conto delle nuove realtà. Più lavoro di intelligence e più "prevenzione".
Va scoperta la "provenienza" dei soldi e vanno bloccate le operazioni, come si è fatto con l'ippodromo a Sabaudia, quando era Prefetto Procaccini.
Ai parlamentari pontini vogliamo rivolgere un invito:
FACCIANO FATTI E NON CHIACCHERE!