RELAZIONE ALLA COMMISSIONE SPECIALE PER LA SICUREZZA

DELLA REGIONE LAZIO

O T T O B R E 2 0 0 5

 

 

 

Prefazione.

Infiltrazioni malavitose a nord della capitale e sul litorale Civitavecchia.

Litorale a sud di Roma.

Frosinone, la Ciociaria e il Cassinate.

Infiltrazioni della criminalità organizzata in provincia di Latina: una realtà fortemente consolidata.

Le Carenze dell’apparato giudiziario di Latina.

Alcuni dati concreti sulla presenza della criminalità organizzata in provincia di Latina.

Ombre su taluni ambienti della Regione Lazio.

Conclusioni e proposte.

 

 

 

 

Prefazione

 

E’ di recente pubblicazione, a cura degli Editori Riuniti, un saggio dal titolo "Il topino intrappolato" il cui autore, Elio Veltri, riporta il testo di una sua lettera inviata il 15 ottobre 2004 al noto economista Paolo Sylos Labini. La riproduciamo in parte, in quanto riteniamo che essa dia con immediata evidenza la dimensione degli effetti devastanti dell’illegalità sull’economia del nostro Paese.

Scrive Veltri: "Se oltre il 40% della ricchezza prodotta viene rubata al Paese, un qualsiasi progetto di sviluppo, pur sostenuto da una concreta volontà politica, può decollare? Ecco i dati:

lavoro nero e sommerso: 27% del PIL (fonte: OCSE);

Evasione fiscale: 200 miliardi di euro (fonti: Secit e Revue de driot fiscal);

3) percentuali di grandi aziende con fatturato superiore a 50 milioni di euro che evadono il fisco: 98,40 % (fonte Agenzia delle entrate fiscali);

esportazione illecita di capitali: 360 miliardi di euro (fonte: Revue de driot fiscal);

fatturato annuo delle mafie: 85-90 miliardi di euro (fonti: Confcommercio, Eurispes, Procura Nazionale Antimafia, settimanale Economy);

beni consolidati delle mafie: 1000 miliardi di euro (fonti: Confommercio, Procura Antimafia, settimanale Economy);

affiliati alle mafie, esclusi i colletti bianchi che utilizzano denaro riciclato: 1,8 milioni di persone (fonti: DIA e Relazione della Commissione Antimafia 2003);

investimenti degli imprenditori americanoi in Italia nel 2003: 3% del conto totale degli investimenti in Europa (fonte: Camera di Commercio Americana in Italia).

Penso che siano dati sufficienti a dimostrare la catastrofe che investe il Paese, nella più totale indifferenza di tutte le classi dirigenti. Io sono convinto che le condizioni di illegalità diffusa, pervasiva ed in continua espansione, non solo impediscono di avviare qualsiasi progetto innovativo di politica economica, ma, se non corrette, contestualmente, favoriscono il passaggio delle risorse che vengono impegnate nelle tasche della criminalità."-

 

Questo è lo stato reale delle cose nel nostro Paese!

Nel Lazio, crocevia di tutte le mafie nazionali ed internazionali e territorio sul quale l’illegalità è diventata ormai "sistema", la situazione è ancora peggiore.

 

 

 

Infiltrazioni malavitose a nord della capitale e sul litorale

 

 

Nella relazione del secondo semestre 2003 al Parlamento, la DIA ha evidenziato la presenza nella parte meridionale del Lazio, ma anche nell’intero tratto costiero, di elementi collegati alla mafia siciliana (famiglie Privitera e Cursoti). La mafia siciliana, segnala la DIA, è interessata alla realizzazione delle opere pubbliche nel Lazio, sia lungo la fascia della litoranea che nelle zone interne. Nel Lazio, continua la DIA, con particolare riferimento a Roma ed al litorale a sud della Capitale, soprattutto nel tratto tra Fiumicino ed Anzio, si registra la presenza di elementi collegati ai clan camorristici Cozzolini e Contini.

Sempre nella nostra regione, inoltre, nello stesso rapporto della DIA, viene evidenziata la presenza di elementi collegati alle ndrine dei Morabito-Mollica e Gallace-Novella, originari del soveratese. Nella regione, sostiene sempre la DIA, l’attività delle associazioni mafiose è significativa: le consorterie hanno posto solide basi per il controllo del territorio, esercitando in modo sistematico tutte quelle attività tipiche della propria terra d’origine, quali l’usura, le estorsioni, gli omicidi, il traffico di sostanze stupefacenti, arrivando ad imporre il pizzo ai delinquenti locali sui proventi delle attività criminali. Si sottolinea che la presenza della criminalità organizzata calabrese nel Lazio ha radici antiche, riconducibili alla guerra di mafia degli anni 1986-91, allorquando diversi fuoriusciti reggini trovarono riparo a Roma e nel suo interland. Tracce di appartenenti alle famiglie Mollica e Morabito si rilevano anche in alcuni centri a nord della capitale, in particolare Rignano Flaminio, Morlupo e Sant’Oreste, ove si ritiene che siano entrati in contatto con personaggi legati al faccendiere Enrico Nicoletti e con i suoi figli, svolgendo attività criminali che variano dalle estorsioni all’usura ed al riciclaggio di capitali illeciti, nonché attività economiche lecite. E’, peraltro, prevedibile un possibile tentativo da parte di taluni appartenenti alla ndragheta di effettuare cospicui investimenti di capitali in attività commerciali nella Capitale, nonché di insinuarsi negli appalti previsti per i lavori di ristrutturazione e ammodernamento delle aree portuali di Civitavecchia e Gaeta. Segnali di tali investimenti da parte di un gruppo di Locri sono stati da noi individuati a Latina.

 

Civitavecchia

 

Ci limitiamo a citare quanto è venuto fuori con l’operazione "Cobra", che ha visto, nel 2002, l’arresto dei fratelli gelesi Antonio e Salvatore Rinzivillo, vicini a Giuseppe Madonia. Trasferitisi a Roma, con l’ausilio di funzionari pubblici, essi si sono impegnati nell’aggiudicazione di appalti, soprattutto nei settori nautico e carcerario. Scrive "Antimafia 2000" al riguardo: "Ad insospettire gli investigatori e a far scattare le indagini, era stata la scelta dei Rinzivillo di spostarsi nella Capitale, dove, peraltro, i due malavitosi avevano l’obbligo della firma. Il binomio mafia-appalti, infatti, correva sull’asse Lazio-Sicilia ed era gestito in particolare da tre persone che collaboravano direttamente con i boss, ma che comunque rappresentavano solo l’estrema punta di un iceberg. Si tratterebbe della direttrice del carcere di Civitavecchia, Elvira Ceci, dell’avvocato romano Franz Russo e del presidente degli industriali di Caltanissetta e dei costruttori siciliani aderenti a Confindustria, nonché del presidente dell’Ance (associazione dei costruttori edili) Pietro Di Vincenzo.

Elvira Ceci sarebbe accusata di aver favorito alcune ditte, ritenute colluse con la mafia, nell’assegnazione di commesse. Prima e durante la gestione Ceci, il penitenziario era stato sottoposto a consistenti lavori di restauro, quasi tutti assegnati tramite aste pubbliche.

Franz Russo sarebbe indicato dagli inquirenti quali referente dei Rinzivillo, i quali avrebbero deciso strategie per l’acquisizione di appalti pubblici. A questo punto della vicenda, avrebbe fatto la sua comparsa il geometra Massimo Ceccarelli, addetto all’ufficio gare del Provveditorato dei Lavori Pubblici, che, sulle offerte, avrebbe segnato il ribasso per le opere pubbliche.

Ci sarebbe, infine, il Di Vincenzo, l’ingegnere che, in passato, era già stato coinvolto, in altre inchieste su mafia ed appalti e, finito in manette, nel giugno del ’93, nell’ambito di una indagine condotta dal pool di Mani Pulite della Procura di Milano, dopo un interrogatorio dell’allora P.M. Antonio Di Pietro.

Al centro delle accuse al Di Vincenzo ci sarebbe un faccendiere romano, tale Pietro Canale.

Il Procuratore Vigna, in alcune dichiarazioni riportate alcuni mesi fa da organi di stampa, ha detto:"Il ROS ad Anzio, ma anche la polizia di Ostia ed i carabinieri a Civitavecchia, hanno potuto constatare come l’infiltrazione mafiosa tenda a controllare, sempre di più, gli appalti per importanti infrastrutture pubbliche, come, ad esempio, le grandi opere marittime a Civitavecchia o i lavori di ammodernamento del porto di Gaeta". Quest’ultimo, come è noto, è gestito, insieme a quello di Fiumicino, dall’Autorità Portuale di Civitavecchia.

Siamo curiosi, a questo punto, di conoscere quali efficaci strumenti di contrasto siano stati messi in atto dall’Autorità Portuale in questione, così come ci assicura il suo Presidente in una nota inviata a questa Associazione nel marzo del corrente anno.

Si è indagato per verificare se Pietro Canale ha avuto o ha rapporti con esponenti politici o amministratori di Civitavecchia?

Ma per Civitavecchia l’allarme per quanto riguarda le attività mafiose non riguarda solamente il porto e gli appalti pubblici. "Probabili infiltrazioni mafiosi legate ad abusi edilizi sono segnalate dalla Procura di Civitavecchia", rivela il Procuratore Generale della Corte d’Appello, Salvatore Vecchione, nella relazione con cui ha inaugurato l’anno giudiziario scorso.

I continui condoni non hanno fatto altro che stimolare la criminalità organizzata ad investire i propri proventi illeciti.

Che fare per fronteggiare questo fenomeno criminale? Certamente alcuni provvedimenti adottati o prossimi ad essere adottati, come la riduzione dei termini di prescrizione per il reato di usura, oggettivamente favoriscono la mafia; come il messaggio del Ministro Lunardi secondo il quale ci dovremmo rassegnare a "convivere con la mafia"; come l’attacco continuo ai magistrati; come l’opera di costante denigrazione dei cosiddetti "pentiti"; o l’intervento per rendere più difficili le indagini e i processi manomettendo i meccanismi delle prove; o, ancora, le varie leggi ad personam e quant’altro. Tutti elementi, questi, che fanno nascere dubbi sulla reale volontà di combattere le mafie.

 

 

 

 

 

 

Litorale a sud di Roma

 

 

Secondo il Procuratore della Repubblica di Velletri, - ma anche secondo la stampa locale - tutto il litorale laziale, compresi i Comuni di Anzio, Pomezia, Ardea, Lanuvio e Albano, è infiltrato dalla criminalità organizzata.

In una intervista a "il Caffè" n°30, ago/sett.2005, il Procuratore di Velletri parla "di una infiltrazione di carattere camorristico e/o mafioso, soprattutto nelle zone di Pomezia, Anzio e Nettuno dove sicuramente ci sono collegamenti mafiosi"; e aggiunge: "le forze dell’ordine ci hanno presentato dei quadri abbastanza precisi della situazione riguardante commistioni tra pubblica amministrazione e malavita".

Ripetutamente questa Associazione, insieme agli amici del Comitato di Coordinamento Antimafia Anzio-Nettuno, ha richiesto al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia sen. Centaro, di Forza Italia, un’audizione per l’esame della situazione. Purtroppo, a distanza di mesi, siamo ancora in attesa di un riscontro.

Già da tempo la nostra Associazione, a sostegno del "Coordinamento Antimafia Anzio-Nettuno", aveva denunciato la pesante situazione di infiltrazione mafiosa nelle istituzioni della città di Nettuno. A riprova della fondatezza di quelle denunce vi sono le recenti inchieste sia della Commissione di accesso –nominata dal Prefetto di Roma a seguito delle interrogazioni presentate da vari parlamentari del Centro-Sinistra che denunciavano contatti fra esponenti politici locali e regionali del Centro-Destra e pregiudicati nel traffico di droga, oltrechè la nomina di un amministratore della casa di riposo, poi arrestato in un’operazione anti "ndrangheta" e una serie di attentati intimidatori ai danni di personaggi politici locali- che della DDA.

 

Ad ulteriore conferma delle nostre antiche preoccupazioni in ordine ai presunti rapporti fra personaggi della criminalità organizzata e politici ci sono le indagini condotte dai ROS e l’inchiesta del pm Francesco POLINO sull’organizzazione di una cosca mafiosa "ndrina" operante sul territorio con numerosi affiliati.

 

Lo stesso magistrato metteva in risalto l’operato di tale cosca sia nel campo delle estorsioni, che nel traffico di droga e armi, oltrechè sul piano degli appalti degli enti pubblici.

 

Arriviamo all’operazione contro il clan Gallace-Novella che ha portato in carcere 25 persone, tra cui Nicola Peronace e Aldo Ludovici che, nominato dalla giunta comunale di Nettuno, è stato fino a qualche tempo fa membro del Consiglio di Amministrazione della casa di riposo di cui sopra.

 

Ma come ha fatto la Regione Lazio ad erogare un finanziamento di 650.000 Euro per la realizzazione di una Casa denominata "OIKOS 2" di proprietà di Franco D’Agapiti esponente di spicco della criminalità organizzata condannato a sei anni di reclusione???

 

Esiste, quindi, un "caso Nettuno". Il primo capitolo, noto ai più, riguarda il Porto costruito negli anni Ottanta con un progetto approvato e definito per circa 200 posti barca e di cui l’attuale consiglio comunale stava per approvare l’ampliamento e la destinazione in concessione fino al 2033 senza che questo argomento fosse stato mai inserito nella programmazione dei lavori pubblici e, soprattutto, senza stabilire il dovuto confronto mediante la Conferenza di Servizi, così come previsto dalla legge quadro sui LL.PP.

Oltre alla questione del Porto, l’opposizione ha denunciato anche quella delle "Torri faro" (torri per antenne di telefonia mobile). All’inizio dell’attuale consiliatura esistevano due contratti per due siti, contratti stipulati con l’Enel-sole (già previsti in precedenza e che rientravano nei 10 siti attuabili). Ma poi avviene una cosa incredibile: si scopre, infatti, che altri tre siti, con contratti che portano lo stesso numero di protocollo comunale di quelli con l’Enel, sono stati concordati con la società Immobile S.r.l., che ha nel suo Consiglio di Amministrazione un consigliere di Genzano. Inoltre, il prezzo a cui veniva concesso all’Immobile S.r.l. il terreno per l’impianto era scandaloso: 59,68 euro all’anno per 12 anni.

Non meno importante è la storia dell’appalto affidato alla Società "Nettuno Servizi" per la riscossione dei tributi per conto del Comune di Nettuno, appalto per il quale lo stesso Comune si trova in gravi difficoltà di cassa (dossier giacente presso la Corte dei Conti e la Procura della Repubblica di Velletri). Con l’intento di combattere l’evasione, per l’ accertamento della quale veniva indetta una gara vinta poi dalla società Publiconsult (siamo all’incirca nel 1997); successivamente la Publiconsult presentava un rapporto sull’evasione che veniva quantificata in circa 21 miliardi di vecchie lire e per tale lavoro venne pagato alla società un compenso del 30% della somma accertata.

Dopo di ciò è stata fatta una gara vinta dalla Nettuno Servizi (due contratti, uno pubblico per il 51% e uno privato per il 49% che appartiene ad una unica società: la Sangiorgio di Chiavari, ex Publiconsult) che inizialmente doveva occuparsi solo del monitoraggio sull’evasione fiscale ma che, invece, risulta prevedere anche la riscossione dei tributi con un aggio del 30% sugli stessi. Il contratto scadrà nel 2019

 

Ma il problema non riguarda, però, solo Nettuno.

Per quanto riguarda specificamente il Comune di Ardea (che comprende, si badi, buona parte del litorale a sud della Capitale, da dopo Torvajanica fino a Colle Romito e i complessi di Banditella, Nuova California etc.), va sottolineato che esso risulta uno dei più disastrati non solo della provincia di Roma ma di tutto il Lazio.

Una crescita disordinata, avvenuta negli ultimi 10-15 anni (dagli iniziali 7000 abitanti, negli anni ’70, agli attuali 40.000) si è sposata alla provata inettitudine (o peggio) degli amministratori che si sono succeduti: per 30 anni senza scuole, fogne, illuminazione etc. La cattiva amministrazione ha portato il Comune, nel 1993, a dichiarare dissesto economico (cioè fallimento), il che ha portato all’amministrazione controllata. Tale dissesto era stato determinato dall’uso dissennato del pubblico denaro, uno sperpero per varie parcelle di avvocati, tecnici, consulenti: amici degli amici dei maggiorenti del luogo: una sorta di "cupola". In un tessuto sociale siffatto, afflitto da un degrado rilevante, alla corruzione si somma un elemento pericoloso: la permanenza, fin dagli anni ’50, di esponenti della mafia del livello di Frank "tre dita" Coppola, soggetti di attrazione di altri malavitosi che si sono insediati sul territorio investendo i loro capitali di origine illecita.

Il quadro relativo al funzionamento della Pubblica Amministrazione è desolante.

La politica delle privatizzazioni, avviata negli anni 80 non ha fatto altro che rinforzare le logiche affaristiche.

Facciamo l’esempio del gasdotto: un’opera privata al servizio della società Fiamma 2000 (alla quale pare sia interessato un ministro di un precedente Governo), società che attualmente riempie le bombole di gas, e che vuole realizzare un gasdotto (al quale aveva firmato la concessione l’allora commissaria prefettizia, dott.ssa Basilone) che va dalla sede della società, in Via Pontina vecchia e, costeggiando il Fosso dell’Incastro (pipe-line) fino a un miglio dal mare, dove arriverebbero le "gasiere" (navi container per gas). La Fiamma 2000 risparmierebbe così nelle spese di trasporto, assestando, però, un colpo mortale all’ambiente ed al prezioso patrimonio archeologico di cui dispone il territorio. Infatti, il Fosso dell’Incastro ha di fronte gli antichi insediamenti dei Rutuli, dove sono in corso scavi archeologici con 900.000 euro e un altro milione e mezzo già stanziati per il prosieguo.

Inoltre la pipe-line costeggia tre scuole, il museo Manzù, rompe l’alveo del Fosso e finisce – come detto prima – in un sito archeologico.

Su questa vicenda è stata fatta denuncia alla Procura della Repubblica di Velletri e un consigliere DS, è stato indagato.

Esiste, inoltre una relazione della Guardia di Finanza e della Commissione prefettizia, giacente presso la Procura di Velletri e presso la Corte dei Conti sulla questione IDRICA (ex Clorifati) dove si riscontra – dopo una ricognizione effettuata – una inosservanza delle leggi sulle modalità di assegnazione dell’appalto (avvenuto nel ’90, sindaco Mariano Amici, vicesindaco Giancarlo De Angelis) e una successiva gestione altrettanto anomala. Tale relazione era stata inviata dal Prefetto Serra, in via riservata, il 2 maggio scorso all’attuale Sindaco Eufemi (centrodestra) con una lettera che il giornale "Il Resto" ha pubblicato mercoledi’ 28 settembre scorso. Il Sindaco, ha saputo soltanto replicare, in consiglio comunale, che "queste sono operazioni sporche della stampa", glissando il problema e chiedendo la solidarietà del consiglio comunale contro gli attacchi subiti.

Il sostituto procuratore di Velletri, Trivellino, si è occupato, sia due anni fa che lo scorso anno, di alcuni filoni di inchiesta per reati amministrativi nel comune di Ardea, tra i quali l’inchiesta sullo scandalo del cimitero (morti trovati disseppelliti) per il quale la Procura sospetta tangenti, ricatti, ecc.

Questi sono alcuni degli innumerevoli episodi che dimostrano l’emergenza sociale, politica e l’assoluta mancanza del senso della legalità di un Comune che dovrebbe essere messo sotto stretta osservazione da parte della Regione Lazio.

 

A corredo di quanto sopra, evidenziamo i giudizi espressi dal giornalista geom. Luigi CANTORE in una recente denuncia alla locale stazione dei Carabinieri sul clima di intimidazione esistente ad Ardea, oltrechè le dichiarazioni del capogruppo consiliare della Margherita Antonino ABBATE in una delle ultime riunioni del Consiglio Comunale, il quale, dimettendosi da presidente della Commissione trasparenza ha denunciato minacce e intimidazioni ai danni di quanti ricoprono responsabilità amministrative e politiche. Per la situazione drammatica esistente ad Ardea abbiamo chiesto la nomina di una Commissione d’accesso da parte del Prefetto di Roma che però continua a tacere.

 

Infine, per quanto riguarda il Comune di Pomezia, già agli onori della cronaca nel 2001 per le vicende della "Pomezia Connection" (per la quale, oltre a 13 amministratori comunali, è stato arrestato tal Marinelli, esponente della "banda della Magliana"), segnaliamo la recente approvazione di una lottizzazione, per 500.000 metri cubi di cemento, nella sughereta, da parte del Commissario prefettizio, nominato un mese fa, dopo la caduta (con la firma dei consiglieri comunali) del Sindaco ed europarlamentare di Forza Italia, Zappalà, il quale, a suo tempo, dette parere favorevole allo scempio.

Piuttosto singolare risulta la scelta del Commissario Prefettizio di avere svolto il suo incarico usufruendo della collaborazione dell’intero staff di Zappalà.

 

 

 

 

Frosinone, la Ciociaria e il Cassinate

 

Le mafie, come rileva l’Eurispes, controllano ormai una parte cospicua dell’economia meridionale che "è rappresentata da imprese in mano alla malavita organizzata". Dalla lettura dei vari rapporti, ma ancor più dall’osservazione dei fatti che avvengono nel territorio, appare sempre più evidente che la criminalità organizzata si è da tempo trasformata in "impresa": impresa "sporca" che scaccia quella "pulita".

Il Basso Lazio, che va dalla provincia di Latina, (soprattutto, il litorale Pontino ed i territori di Formia-Minturno-Gaeta-Fondi) a quella di Frosinone, in particolare il Cassinate, versa in uno stato di vera e propria "emergenza criminalità", evidenziata in tutti gli atti e le dichiarazioni delle varie Commissioni Parlamentari Antimafia, della Direzione Nazionale Antimafia, della Direzione Distrettuale Antimafia, dei Procuratori della Repubblica, ma mai denunciata, e ciò non può non creare stupore, dai principali rappresentanti delle istituzioni locali, che, malgrado tutto, continuano a negare l’evidenza ed a rilasciare concessioni (vedi questione Bosco Faito a Ceccano!!!).

Cosi facendo si rischia di minimizzare un problema che ancora non viene evidenziato sufficientemente e che comporta, se non verrà affrontato in maniera adeguata, conseguenze gravissime sul piano dello sviluppo complessivo del territorio ciociaro.

La situazione esistente in provincia di Frosinone, sul piano della sicurezza, dell’ordine pubblico e della presenza mafiosa, ha una profonda analogia con quella esistente nella provincia di Latina. Dato, questo, di cui non può sfuggire la significatività.

In provincia di Frosinone, infatti, operano – soprattutto nel cassinate – gli stessi clan presenti sul territorio pontino, a cominciare dai "casalesi".

Anche nel frusinate la criminalità organizzata ha puntato ad accaparrarsi sempre più ampi spazi nel tessuto economico del territorio.

La provincia di Frosinone è un territorio sul quale, soprattutto la camorra, ha installato da anni solidi agganci attraverso i quali svolge le sue attività illecite. Non a caso, tale provincia è afflitta da una crisi industriale che ha prodotto, tra il 2002 e il 2004, oltre 2000 disoccupati, con un’area complessiva di povertà in forte aumento e che confina - non dimentichiamolo - con il Casertano, ossia, l’area con il più alto indice di criminalità in Europa.

Una recente inchiesta della DIA sul sistema degli appalti da parte dell’Università di Cassino (si vedano i lavori effettuati in via del Piegarello a Terracina, per l’istituzione di una sezione staccata della Facoltà di Economia e Commercio di quell’Ateneo) è la dimostrazione di quanto sia forte l’interesse della criminalità organizzata ad accaparrarsi, ricorrendo anche ai subappalti, i lavori non solo nel settore privato, ma anche in quello pubblico.

Gli stupefacenti, la prostituzione, l’usura, le estorsioni, il contrabbando, l’immigrazione clandestina, le falsificazioni commerciali, le armi, gli appalti, la vendita di autoveicoli, il commercio, le banche e le finanziarie, tutto ciò, insomma, che produce business, sono settori nei quali le mafie operano con sempre maggiore invadenza.

C’è un altro aspetto che viene spesso ignorato: le mafie cercano sempre – per realizzare il proprio disegno – una sponda politica (vedi il recente progetto di megalottizzazione per un milione e mezzo di metricubi nel bosco di Faito a Ceccano, progetto al quale sarebbero interessati soggetti a suo tempo coinvolti nelle vicende della "banda della Magliana".

Alla Procura della Repubblica, alla Prefettura, alle Forze dell’Ordine (soprattutto alla Guardia di Finanza) di Frosinone andrebbe chiesto quante indagini di natura patrimoniale a carico di persone sospette sono state svolte finora e quante sono in corso; quanti i beni confiscati e sequestrati ai mafiosi. A tale riguardo, durante l’ultimo congresso del Sindacato di Polizia SILP CGIL, svoltosi a Frosinone il 27 maggio u.s., è stato denunciato che i "beni" confiscati alla criminalità organizzata non risultano riutilizzati per fini sociali, secondo quanto previsto dalla legge 109/96.

Anche nel settore del commercio si avvertono segnali inquietanti: moltissimi sono stati gli incendi di attività commerciali.

Durante un convegno organizzato, non molto tempo fa, a Cassino sempre dal SILP-CGIL, un magistrato ha affermato che è proprio dove è meno evidente che si deve indagare il fenomeno mafioso, perché è proprio nei territori dove investe che la criminalità organizzata si nasconde, occultando le tracce della sua presenza, per evitare di attirare su di sé l’attenzione degli investigatori, delle istituzioni, dei cittadini.

La vicenda della Banca Industriale del Lazio, la presenza di un numero impressionante di società finanziarie pronte a prestare danaro a chiunque, l’apertura improvvisa di strane attività commerciali, fanno da corollario ad una crisi che ha alimentato e sta alimentando il fenomeno dell’usura: da quella "fai da te" a quella "professionale", la Ciociaria sembra flagellata da questo mercimonio, che avvelena l’economia, altera lo sviluppo, strangola il commercio. Un fenomeno difficile da combattere proprio per la natura del reato, ma che diventa ancora più complesso da contrastare, quando le forze di polizia hanno poche risorse da investire e, in alcuni casi, competenze insufficienti.

Anche le associazioni, strumenti importantissimi per divulgare il valore della legalità, per alimentare il senso civico e tenere i fari accessi sul fenomeno mafiosi in ogni suo aspetto, denunciano questi rischi, in particolare la pericolosa sottovalutazione di taluni fenomeni criminali, quali l’usura, fatta dalle istituzioni, nonché la scarsa attenzione rivolta alle vittime di questi reati.

Come rispondono le istituzioni alla diffusa richiesta di legalità che proviene dalle Associazioni e dai cittadini? A Frosinone col Poliziotto di Quartiere! Ci sarebbe da ridere, se non fosse che questo servizio, utilissimo nell’ambito delle sue limitate competenze, è stato trasformato mediaticamente nella panacea per ogni tipo di criminalità e di istanza da parte dei cittadini.

Mentre va dato atto alla Questura di Frosinone, che con la gestione del Dott. Margherito, ha rivitalizzato l’attività della stessa, gravi errori sono stati compiuti nel declassamento della Polstrada, e la mancata elevazione a sede dirigenziale del Commissariato Cassinate. Tale mancato provvedimento ha, in qualche modo, "sterilizzato" la potenzialità della Polizia Giudiziaria di tale Commissariato, il cui ruolo è ridotto solamente ad una funzione di ordine pubblico.

E’, pertanto, necessario che il Ministero degli Interni riveda le sue scelte che hanno determinato il depotenziamento dell’intero sistema di sicurezza della Ciociaria facendo sì, in primo luogo, che i suoi organi periferici, a cominciare dalla Prefettura, prendano piena coscienza della estrema gravità della situazione esistente nella provincia e, inoltre, comincino subito ad elaborare ed adottare strategie adeguate di contrasto, in primo luogo potenziando l’apparato info-investigativo, disponendo l’elevazione a sede dirigenziale del Commissariato della Polizia di Stato di Cassino ed adeguandolo alle esigenze del territorio, creando un coordinamento interforze, coinvolgendo tutte le istituzioni, i soggetti sociali, i cittadini.

E’ necessaria, insomma, una nuova politica della sicurezza, una politica che veda la piena partecipazione di tutta la società civile, contro un fenomeno, quello delle mafie e dell’illegalità, che è il nemico numero uno della civiltà, dello sviluppo, della crescita sociale, economica, culturale della provincia ciociara.

 

 

Infiltrazioni della criminalità organizzata in provincia di latina:una realta’ fortemente consolidata

 

 

La DIA, la Direzione Investigativa Antimafia, continua a mandare segnali di allarme in merito alla forte offensiva che le mafie stanno realizzando per accaparrarsi ampi segmenti dell’economia del Lazio e, in particolare della provincia di Latina.

Nel 2000, l’allora sottosegretario agli Interni, Fabrizio Abbate, intervenendo in un convegno a Fondi, fu il primo a lanciare l’allarme sulle infiltrazioni camorristiche nel sud pontino ed in particolare nella piana di Fondi.

L’anno seguente, nel febbraio 2001, l’allora sottosegretario agli Interni Massimo Brutti, rispondendo in Parlamento a numerose interpellanze, ebbe a dire:"Nel territorio della zona pontina sono state e sono attive varie organizzazioni criminali". E proseguiva delineando una vera e propria mappa delle infiltrazioni camorristiche in provincia di Latina. Per quanto riguarda, in particolare, la zona sud della provincia, il rappresentante del Governo affermava: "Le aree particolarmente interessate ad infiltrazioni di componenti camorristiche sono i comuni del sud pontino come Minturno, Formia, Gaeta, Cisterna di Latina, Terracina, Santi Cosma e Damiano, Castelforte e Fondi", citando la presenza di elementi legati a vari gruppi della camorra storica napoletana (i clan Zaza, Di Maio, Moccia, Bardellino, dei Casalesi) e spiegando, infine, come "la possibilità di conquistare spazi economici sempre più remunerativi, e quindi di costituire basi strategiche per il riciclaggio del denaro, ha da tempo attirato spregiudicate operazioni immobiliari e finanziarie, spesso condotte da personaggi apparentemente insospettabili mediante l’impiego di ingenti capitali provenienti da traffici illeciti. Ma dietro gli insospettabili vi sono le associazioni mafiose".

Nel luglio 2004, "Limes", la più importante rivista italiana di geopolitica, pubblicava un articolo dal titolo: "I clan criminali alla conquista del basso Lazio", dove per nove pagine si davano dati precisi sull’espansione della camorra e di altre forme di criminalità organizzata che, tra Fondi, Gaeta e Formia, la fanno da padrone nel settore degli appalti, della droga e dell’ecomafia. L’articolo iniziava così: "Le infiltrazioni della criminalità organizzata e più in particolare della camorra nel territorio pontino meridionale e il conseguente inquinamento del suo tessuto sociale ed economico sono ormai da tempo una realtà conclamata". E poco più avanti: "Latina è l’unica provincia laziale dove clan camorristici e bande criminali di diversa estrazione affondino in profondità le loro radici".

Lo stesso Procuratore della Repubblica di Latina Giuseppe Mancini, nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario 2005, si è così espresso: " Sempre maggiori segnali denotano una presenza ormai stabile e radicata da parte di gruppi malavitosi insediatisi sul nostro territorio". "L’intera provincia pontina - ha detto Mancini - è oggetto di azione e di interesse da parte di cosche di stampo camorristico provenienti dalla Campania ma anche da zone del circondario".

Sostiene la DIA che le mafie, se non trovassero una sponda nelle istituzioni e nella politica, non riuscirebbero comunque, anche mimetizzandosi come sono solite fare, ad aggiudicarsi appalti pubblici ed anche privati.

C’è, quindi, una contiguità tra politica e mafia, tra istituzioni e mafia e questa contiguità è emersa anche dalle rivelazioni del settimanale "L’Espresso", che ha reso noti alcuni nomi che sarebbero venuti fuori da intercettazioni telefoniche relativamente ai lavori che hanno interessato i porti di Gaeta, Civitavecchia, Terracina, San Felice, Anzio, ecc.

Tale contiguità emerge anche dall’ondata di arresti nella operazione "Formia Connection" del novembre 2004.

Tutto ciò costituisce una definitiva smentita della tesi sostenuta da quei "minimalisti" che ancora si affannano a parlare di "pericolo" di infiltrazioni mafiose in provincia di Latina.

 

 

I LIMITI DELL’INTERVENTO GIUDIZIARIO

 

A fronte di tale allarmante situazione, con una serie di atti approvati dagli Organi della nostra Associazione (atti riportati sul nostro sito internet www.comitato-antimafia-lt.org), abbiamo più volte evidenziato le carenze dell’apparato giudiziario di Latina. Tali carenze - che si sommano a quelle dell’apparato investigativo, il quale continua ad adottare tecniche ormai obsolete e non adeguate alle mutazioni della criminalità organizzata - hanno contribuito notevolmente a rendere inefficace qualsiasi azione di contrasto ai danni delle varie mafie operanti sul territorio pontino. Un territorio, lo ripetiamo, la cui economia è, in larga parte e da decenni, nelle mani della criminalità organizzata, sia italiana che straniera.

Al Procuratore Mancini (e alla Dott.ssa Gerunda), al momento dell’assunzione dell’incarico, questa Associazione ha espresso ufficialmente i sensi della propria stima e della propria fiducia. Ma dobbiamo con franchezza esprimere alcune preoccupazioni visto che, con la nuova gestione della Procura, non si sono evidenziati grandi segni di discontinuità rispetto al passato; segni di discontinuità imposti, come si è appena detto, dai mutamenti in atto nelle organizzazioni criminali, che da tempo privilegiano all’azione militare quella "economica".

Stiamo ripetendo da tempo che le mafie si sono trasformate in "impresa", investendo i loro immensi capitali di provenienza illecita nella realizzazione di opere pubbliche e private. Ma anche tutto il "mercato nero" ed il settore dei subappalti è gestito dalla criminalità organizzata.

In provincia di Latina – ed anche in quella di Frosinone, soprattutto nel cassinate – vengono a lavorare tutti i giorni, soprattutto nei settori edilizi ed in quello dell’agricoltura, migliaia e migliaia di lavoratori dal casertano e dal napoletano, tutti "in nero".

A parte l’azione sporadica dei presidi locali di polizia (chiamati ad interessarsi di tutti gli altri compiti istituzionali propri e, quindi, inevitabilmente privi di specializzazione nel campo della legislazione del lavoro, degli infortuni e della previdenza sociale), il corpo degli addetti alla vigilanza, alla prevenzione ed alla repressione in provincia di Latina è costituito da un gruppo esiguo di ispettori (ad esempio, il Comando C.C. Ispettorato del Lavoro di Latina è costituito da 4 unità) che dovrebbe "vigilare" su decine di migliaia di imprese, sparse in tutta la provincia. Peraltro, gli effetti negativi della carenza organica sono moltiplicati dall’assenza di coordinamento interforze che determina una impressionante duplicazione di compiti con conseguente perdita di tempo, inefficienze, dispersione di risorse economiche ed umane, che non possono essere ulteriormente tollerate.

Un esempio per tutti: nella stessa "casa di riposo" intervengono, in tempi diversi, i carabinieri dei NAS, un ispettore dell’INAIL, un altro dell’INPS, un altro ancora della Direzione del Lavoro, un altro dell’ASL, la Guardia di Finanza.

 

 

 

 

Alcuni dati concreti sulla presenza della criminalita’ organizzata in provincia di latina

 

 

Le mafie sono insediate ed attive in provincia di Latina da 20 anni, come hanno dimostrato alcuni rapporti di polizia ed inchieste giudiziarie fatte dalla Procura della Repubblica di Palermo a proposito – citiamo solo un esempio – dei lavori che dovevano essere realizzati nel porto di Gaeta.

E’ estremamente riduttivo, pertanto, circoscrivere la presenza delle mafie nell’ambito del solo mercato ortofrutticolo di Fondi, come taluno ha fatto anche di recente, perché le organizzazioni criminali si sono saldamente inserite in tutto il sistema economico pontino.

Sono almeno due i dossier presentati alla Procura della Repubblica di Latina negli anni tra il 1980 e il 1990 e successivi dall’allora Capitano- Maggiore dei Carabinieri Messina (poi generale, oggi in pensione e comandante dei VV.UU. di Cassino) sulla presenza e sulle attività economiche della criminalità organizzata sul territorio pontino e, soprattutto, nella parte sud di questo.

In quei rapporti, già allora, venivano evidenziate le tante attività economiche messe in piedi dalla camorra e dalle altre organizzazioni criminali, nonché le probabili connessioni con segmenti della politica e delle istituzioni.

Ci sono state, poi, negli anni ’90-’92, le polemiche nel consiglio comunale di Latina capoluogo sul rilascio da parte dell’amministrazione comunale dell’epoca di una licenza edilizia (allora si chiamava così) a soggetto appartenente ai cosiddetti "cavalieri dell’apocalisse di Catania" per la realizzazione di due grattacieli in via Ufente a Latina. Furono presentate , a riguardo, anche alcune interrogazioni parlamentari e l’opera fu bloccata, anche se, a distanza di oltre un decennio, i profondi scavi realizzati da un’impresa del Nord permangono e la proprietà del sito è rimasta – si dice – nelle stesse mani (qualcuno sostiene che tra poco, su quell’immenso sito, inizierà la realizzazione di nuove opere). Ma qualcuno ha soffermato l’attenzione sulle persone che, in un ruolo o nell’altro, erano in quell’operazione? Chi era il progettista? Chi caldeggiò o firmò la licenza edilizia? Chi chiamò gli stessi costruttori a lavorare nel nuovo ospedale di Terracina?

 

Abbiamo più volte denunciato l’attivismo in campo economico di noti clan camorristici nel circondario Sperlonga-Itri-Gaeta-Fondi-Terracina. Ma gli interventi economici di origine sospetta, interventi sui quali bisognerebbe indagare a fondo per individuarne la provenienza e non si è mai indagato, riguardano tutta la provincia, da Aprilia-Cisterna (il caso dell’ex Good Year, attuale Meccano, è emblematico) fino a Castelforte-S.S. Cosma e Damiano.

Nel territorio di Castelforte-Minturno , teatro, in passato di efferati omicidi di stampo camorristico (omicidio Rotondo, vice comandante dei VV.UU.) operano numerosi soggetti dediti ad attività nel settore edilizio, provenienti dal casertano e qualcuno locale, i quali, avvantaggiandosi dell’inerzia delle istituzioni, hanno devastato l’intero territorio realizzando centinaia e centinaia di opere abusive. A riguardo, abbiamo provveduto a segnalare il caso, in particolare quello di "Pantano arenile" in territorio di Minturno, alla Procura della Repubblica di Latina, invitandola a portare ad un unicum tutte le pratiche ed affidandole ad un solo Sostituto. Solo così, infatti, potrà essere possibile accertare una sistematica commistione tra affari e politica, come risulta dal fatto che per la realizzazione di centinaia di costruzioni si sia ricorso sempre alle stesse tre-quattro ditte, agli stessi due-tre progettisti, agli stessi due-tre fornitori di materiali. Fortunatamente la Procura ha accolto il nostro invito. Sembra infatti che siano stati finalmente affidati ad un Magistrato le indagini relative a tutte le vicende urbanistiche di Minturno. In tale modo questo potrà avere un quadro complessivo di una situazione drammatica in cui si intrecciano interessi politici, mafiosi, come la nostra Associazione va denunciando da anni (vedi "Latina Oggi" del 7 Ottobre 2004).

A Formia è presente uno dei pochi veri investigatori nella provincia di Latina; ci riferiamo al vice questore Pepe, che opera attivamente, (come anche il Luogotenente Scarsellone, comandante dei carabinieri del NAS di Latina. Particolarmente a quest’ultimo, che si è distinto per la qualità dei suoi interventi fatti sia in provincia di Latina che in quella di Frosinone (vedasi la vicenda di "tangentopoli della sanità" in provincia di Frosinone e gli arresti di veterinari in provincia di Latina) va la nostra più viva solidarietà in quanto riteniamo che sia vittima di ingiusti provvedimenti da parte del Comando antisofisticazione di Roma, che il TAR ha già sospeso in via incidentale, ritenendoli viziati da fumus persecutionis).

E proprio a Formia, infatti, sono state effettuate efficaci azioni di polizia ("Formia Connection") che riguardano il Clan Bardellino, il quale ha attività economiche, al momento sotto sequestro, anche in altri Comuni della provincia e non solo.

A riguardo del clan Bardellino, non sembra abbia avuto particolare eco la denuncia fatta pubblicamente dal sindaco di Formia Sandro Bartolomeo relativamente all’esplicito appoggio elettorale dato dallo stesso Bardellino alla campagna elettorale del candidato Simeone per le elezioni del consiglio provinciale del 2004. Ad oggi, non risultano novità giudiziarie in merito all’attentato compiuto lo scorso anno, alla vigilia delle suddette elezioni, contro l’abitazione dello stesso consigliere provinciale Simeone, segretario particolare dell’ex Presidente del Consiglio Regionale del Lazio Claudio Fazzone.

Da indagini della Procura di Santa Maria Capua Vetere risulta che diverse attività commerciali di Formia, e in particolare alcuni negozi che affacciano su via Vitruvio, sono in mano alla camorra. Ancora lo scorso 9 settembre si leggeva di una vasta rete di usura e di riciclaggio di denaro sporco "favorito dalla presenza a Formia di un gran numero di istituti bancari, e portato avanti anche attraverso le attività commerciali aperte a Formia, che potrebbero essere state utilizzate come lavatrici per capitali di provenienza illecita" ("Latina Oggi", 9 settembre 2005, pag 28)(vedi il caso più recente che ha visto come vittima i fratelli Paolo e Stefania Costa). Deus ex machina di tale giro di usura risulta essere Antonio Catalano, esponente di clan camorristici napoletani, più volte arrestato per usura ed estorsione (l’ultimo arresto ad opera degli uomini del vicequestore Nicolino Pepe, in collaborazione con gli uomini del Commissariato P.S. di Gaeta, comandati dal vicequestore Paolo Di Francia).

 

Preoccupazione desta la decisione assunta dall’Amministrazione Comunale di Formia di accogliere in una discarica sul suo territorio, detriti provenienti dalla Campania. Ciò inquanto è a tutti noto che in quelle regione tutto il traffico dei rifiuti è gestito dalla camorra

 

Dubbi e perplessità sono scaturiti dalla presentazione al Comune di Itri di un progetto tendente ad ottenere la concessione per la realizzazione di un villaggio turistico in zona Monte Moneta, a ridosso della spiaggia di Sant’Agostino, da parte di persone sospettate di essere collegate alla criminalità organizzata campana. In proposito, questa Associazione ha richiesto al sindaco di Itri, nel mese scorso, di confermare o meno la notizia, ma, ad oggi, nessuna risposta è pervenuta quanto meno a rassicurarci.

Nella città di Itri si concentrano sia operazioni di speculazione edilizia, sia operazioni di investimenti sospetti.

E non possono essere dimenticati due gravi fatti quali l’incendio doloso dell’Ufficio Tecnico del Comune nel 1995 e l’episodio di violenza subìto nell’anno 2000 dall’allora consigliere comunale Mancini (oggi assessore comunale), il quale fu aggredito e minacciato per aver dissentito su alcune scelte in materia urbanistica che a lui apparivano di dubbia legittimità.

Ad Itri, inoltre, appare in fase dilagante il fenomeno dell’usura, che, peraltro, ha coinvolto varie persone, come risulta dall’indagine della P.S. di Fondi. In un caso specifico, si è giunti anche al sequestro dell’usurato e da quest’ultima vicenda sono emersi rapporti con organizzazioni del casertano.

Caso particolarmente eclatante è quello che coinvolge un geometra dell’Ufficio Tecnico del Comune di Itri, il quale, stranamente, si è prestato a firmare le concessioni più "a rischio". In tal senso appare significativo che, nell’ultimo quinquennio, il Comune abbia concesso più di mille concessioni. Tutto ciò è stato oggetto di specifica interrogazione parlamentare da parte dei senatori Giovanni Russo Spena (nel 2001) e Tommaso Sodano (nel 2005).

 

Gaeta è un’altra città dove la presenza della camorra, come ha recentemente ammesso in una dichiarazione alla stampa il Sostituto Procuratore aggiunto di Latina, Lazzaro, è fortemente radicata. Già negli anni andati le Procure di Napoli e Santa Maria Capua Vetere perseguirono il clan Magliulo sequestrandone i beni. Stando alle risultanze della procura di Palermo, gli interessati ai lavori che dovevano essere realizzati nel porto di Gaeta erano appartenenti alla mafia dei corleonesi, con agganci a livello ministeriale, con ciò smentendo, clamorosamente e per l’ennesima volta, le dichiarazioni tranquillizzanti dei presidi locali.

Ma non è tutto, perché, se si va ad indagare sulle già citate proprietà a Monte Moneta, a ridosso della spiaggia di Sant’Agostino, o a Monte Lombone, sulle concessioni rilasciate appena due anni fa nell’ambito delle "mini varianti" al PRG, o in Viale Oceania, si rileveranno presenze abbastanza "sospette".

C’è il fondato sospetto che la camorra abbia fatto ricorso a prestanomi per l’acquisto, da dieci anni in qua, di numerosi immobili e terreni. Poco tempo fa c’è stato un attentato incendiario che ha colpito un negozio, in via Indipendenza, di proprietà di gente venuta dalla Campania.

Tutto ciò, senza trascurare il settore dell’usura, come hanno dimostrato le recenti operazioni Anzaloni-Patalano-Corbingi compiute dai locali Commissariati P.S. di Gaeta e di Formia.

Sempre per quanto riguarda il Comune di Gaeta, c’è il fondato sospetto che possano esserci contiguità con soggetti della "politica": l’invio di proiettili a due consiglieri comunali, la vertenza giudiziaria insorta presso il tribunale Civile di Roma fra il Centro Stampa di Gaeta ed una società con sede a Roma per alcune spese elettorali in quella città nelle ultime elezioni amministrative. Le procedure adottate dal Consorzio Industriale del Sud Pontino nelle assegnazioni di lavori di sua competenza e le assunzioni disposte da parte dell’Autorità Portuale Civitavecchia-Gaeta del personale in quest’ultima città meriterebbero ricognizioni approfondite.

Per quanto riguarda il porto di Gaeta - che, come è noto, è gestito dall’Autorità Portuale -, "L’Espresso" del 23 gennaio 2003, in un servizio dal titolo "Cosa nostra va a Palazzo", a firma di Marco Lillo, ha già lanciato l’allarme parlando di intrecci fra mafia e politica. Secondo un rapporto della Squadra Mobile di Palermo, arrivato ai magistrati romani che indagano sul caso della cocaina al Ministero del tesoro – scrive Lillo – Mario Fecarotta, l’uomo della mafia per i lavori portuali, che vince le gare in combutta con la famiglia Riina e poi gira i subappalti a beneficio di Totino, figlio del boss di Corleone, aveva "rapporti confidenziali" con il responsabile del controllo di legalità del Ministero delle Infrastrutture. Sembra una barzelletta, continua "L’Espresso": "l’uomo che ha incontrato Fecarotta al ministero nell’estate del 2001 e che lo ha poi indirizzato agli uffici giusti per una pratica relativa al porto di Gaeta (che tanto interessava ai Corleonesi), è Vito Riggio, presidente della Commissione di controllo del Ministero di Pietro Lunardi.

"Effettivamente conosco Fecarotta da quando siamo piccoli" – fa sapere a "L’Espresso" Riggio – "ed è vero che l’ho incontrato per la questione di Gaeta. Ma l’ho solo indirizzato agli uffici competenti". I lavori partirono, scrive "L’Espresso", ed il Ministero propose la rescissione soltanto dopo l’arresto di Fecarotta. Rescissione, scrive Lillo, mai avvenuta grazie al subentro provvidenziale di una ditta di Bologna. Ditta, questa "pulita", ovviamente! Nel servizio giornalistico di Lillo vengono citati nomi di politici eccellenti che ricoprono incarichi di governo, sia a livello nazionale che della Regione Lazio sotto le precedenti gestioni. Anche per Gaeta, come per SS. Cosma e Damiano, Fondi ed Ardea, abbiamo chiesto al Ministro degli Interni la nomina di Commissioni d’accesso.

 

Nel comune di Sperlonga, specialmente nel corso dell’ultimo quinquennio, tutti gli interventi di natura edilizia deliberati dall’Amministrazione Comunale sono stati assegnati esclusivamente a ditte del casertano e del napoletano, così come tutte le progettazioni vengono assegnate, quasi in esclusiva, ad uno Studio di architettura, all’interno del quale si dice che operino privatamente funzionari della Regione Lazio.

La recente costruzione dell’Hotel Virgilio (unico albergo di Sperlonga a cinque stelle) è avvenuta in grave e palese difformità dal progetto senza che vi sia stato alcun controllo da parte dell’Ufficio Tecnico comunale. I lavori di costruzione sono stati effettuati blindando letteralmente il cantiere in modo che non fosse possibile vedere alcun che. Ci sono indagini in corso sia per verificare la liceità dei soldi investiti, sia su un socio del proprietario dell’Hotel che avrebbe avuto un figlio ammazzato dalla camorra. Dal canto suo, la Guardia di Finanza di Gaeta si è attivata ed ha richiesto alla Procura di Latina delega per indagini bancarie, richiesta finora non esitata dalla Procura.

Ma i rapporti particolarmente "sinergici" tra l’Amministrazione comunale di Sperlonga ed i proprietari dell’Hotel Virgilio si evincono anche da un’altra vicenda molto singolare. L’Amministrazione comunale, con delibera di Giunta Municipale dell’aprile 2003 ha concesso in comodato d’uso al proprietario dell’Hotel Virgilio 986 mq di terreno di proprietà comunale posto al confine della stessa struttura ricettiva, chiedendo un canone di concessione annuo di 1000 euro. A fronte di tale concessione, il proprietario dell’Hotel si impegnava "ad effettuare opere di sistemazione urbana e messa a dimora di nuove piante della specie mediterranea" su tutta l’area concessa. Al di là del fatto che la concessione in comodato d’uso è una forma di contratto impropria ed anomala tra amministrazione pubblica e privato, va rilevato che il proprietario del suddetto Hotel non solo non ha mantenuto l’impegno di procedere alla prevista piantumazione, ma l’area in oggetto è stata completamente pavimentata, contiene cubatura e risulta inserita a tutti gli effetti nella struttura alberghiera. C’è inoltre da dire che il canone di 1000 euro annui è assolutamente ridicolo per un’area che ha un indice di fabbricabilità di 3,5 mc/mq (il massimo previsto dal piano regolatore) e il cui valore, in via prudenziale, può essere calcolato intorno al miliardo di vecchie lire. Peraltro, a lavori finiti, risulta che non solo detto albergo ha realizzato una cubatura di gran lunga superiore a quella prevista dal progetto, ma la struttura ricettiva manca completamente dei parcheggi pubblici all’aperto previsti dal piano regolatore.

I rapporti "sinergici", di cui abbiamo detto, non finiscono qui; infatti il proprietario dell’Hotel Virgilio è anche socio del Comune in una società, recentemente costituita, che gestisce l’organizzazione delle manifestazioni estive. Non solo, ma lo stesso proprietario dell’Hotel è stato il vincitore di una gara pubblica con la quale il Comune ha letteralmente svenduto lotti di sua proprietà; gara che è stata oggetto di denuncia sia da parte della minoranza consiliare, sia da parte di altri concorrenti alla gara stessa.

Negli anni 90, a seguito della denuncia presentata dal senatore Maurizio Calvi (ex vice presidente della Commissione Parlamentare Antimafia) e fatta propria dal Prefetto di Latina , dott. Orefice, i Carabinieri indagarono sui titolari

dell’ Hotel Tiberius e dell’Hotel Capovento.

Una vicenda complessa è anche quella che riguarda la concessione data dal Comune di Sperlonga ad una società a nome di tali Mazzarella e Vanno per l’allevamento di mitili nel Lago Lungo. Non solo tale concessione non poteva essere data né dalla Regione né dal Comune di Sperlonga, ma la società ha proceduto abusivamente alla costruzione di manufatti nel lago e di una strada nella zona attigua (zona a tutela integrale) senza che nessuno sia intervenuto per impedire tali interventi. Cosa grave è che le autorità locali non hanno provveduto ad intervenire ed il sequestro giudiziario c’è stato solo grazie all’intervento della Forestale di Itri. Motivi procedurali hanno consentito il dissequestro di tali opere.

Sempre a proposito del comune di Sperlonga, ricco di informazioni risulta essere il dossier diffuso dal gruppo consiliare di minoranza con l’intento di dimostrare che l’Amministrazione comunale opera in un costante e diffuso contesto di illegalità e come l’Amministrazione stessa, abbia creato un sistema opinabile per poter disporre del totale controllo del territorio.

L’ultima denuncia presentata dai consiglieri di minoranza del Comune di Sperlonga riguarda la costruzione di un albergo da parte di una società costituita dal Sindaco e da suo genero. Dall’esposto presentato alla Procura, risulta che tra le molteplici illegittimità, tale albergo:

 

é sorto in zona agricola nello stesso sito dove vi era un ristorante (sempre di proprietà della stessa società) e senza che sia stato richiesto il cambio di destinazione; cambio di destinazione che comunque non poteva essere concesso;

il progetto risulta privo dell’indicazione delle misure e delle quote e ciò per mascherare la maggiore cubatura abusivamente realizzata rispetto al progetto iniziale;

non rispetta la distanza di 30 metri dalla via Flacca, prevista dalla legge, per essere stato costruito previa demolizione della precedente struttura esistente;

è servito da una strada costruita ex novo con soldi pubblici ma che non ha alcuna utilità per la collettività.

 

Spostandoci più a nord ed arrivati al territorio di Sperlonga-Fondi Terracina, ci sono da fare alcune considerazioni. Di tale territorio, in tutti i rapporti degli organi investigativi, giudiziari e delle varie Commissioni Parlamentari Antimafia, si parla da anni come di un territorio fortemente penetrato dalla criminalità organizzata. Si è parlato e si continua a parlare del MOF (Mercato Ortofrutticolo di Fondi) come di un centro dove sono presenti mafia, camorra e ‘ndrangheta (vedasi a tal proposito l’attentato incendiario al sindacalista Giuseppe Savani, famoso per le sue battaglie contro gli enti gestori del MOF per il rispetto delle relazioni sindacali).

Ma, oltre che nel MOF, è sull’intero litorale tra Sperlonga e Terracina che si va dispiegando l’azione della criminalità organizzata, sulla zona di Rio Claro, dove ci saranno grossi investimenti, che saranno operati dopo l’approvazione del PRG da parte dello Studio Brancaccio di Napoli.

Proprio sul territorio di Fondi (nel cui consiglio comunale risulta sedere un consigliere indagato per reati associativi, successivamente arrestato per estorsione ed usura e dove il Primo cittadino, in qualità di geometra professionista è stato condannato per concorso in abusivismo edilizio) si registra la presenza di personaggi di dubbia fama e situazioni allarmanti, solo in parte toccate dalla Procura della Repubblica di Latina, come risulta dagli atti:

(omissis)….nel dossier rimesso agli Organi investigativi sono specificati fatti e nomi che, per ovvi motivi, non possiamo pubblicare.

Peraltro, il comune di Fondi è tra quelli dove sono maggiormente emersi elementi che testimoniano un grave e diffuso malcostume amministrativo, tale da portare l’ente sull’orlo del dissesto finanziario. Ci si riferisce, in particolare, alla dettagliata denuncia inviata dai revisori dei conti di quel comune alla Corte dei Conti e alla Direzione Generale delle Entrate per violazione della normativa Iva, per gravi irregolarità negli atti e forti disfunzioni negli uffici. Abbiamo chiesto anche per Fondi la nomina di una Commissione d’accesso.

 

A Monte San Biagio solo qualche settimana fa si è verificato un episodio che costituisce un campanello di allarme anche per questo comune: ignoti hanno dato alle fiamme le ordinanze di demolizione custodite presso l’Ufficio Tecnico del municipio.

 

Da precise informative delle Forze dell’Ordine risulta che sul territorio di Terracina operano attivamente personaggi dediti all’usura.

…Omissis – Per Terracina, come per Fondi, è stato inviato rapporto agli Uffici competenti con l’indicazione di persone sospette di essere collegate con la criminalità organizzata.

 

San Felice Circeo e Sabaudia sono altri due comuni i cui territori sono apparsi particolarmente appetibili alle organizzazioni criminali, soprattutto camorristiche.

A San Felice Circeo questa Associazione ha più volte segnalato il fervore di iniziative economiche riconducibili a persone e gruppi sospetti di appartenenza all’area della criminalità organizzata. Qui, già in passato si sono verificati episodi di criminalità violenta e la Magistratura romana o campana ha provveduto ad effettuare sequestri di immobili di proprietà di soggetti malavitosi.

Per di più, oltre alle situazioni ed ai casi denunciati dal defunto ex assessore Alberto Castagna e già oggetto di indagine da parte della Guardia di Finanza di Latina, in seguito alla segnalazione di questa Associazione, c’è stato il tentativo da parte di certa Società "Penta", costituita da soggetti già inquisiti dalla magistratura per gravi reati, di aggiudicarsi i lavori per la realizzazione dell’ampliamento del porto. Tale tentativo, che dapprima sembrava sventato, ha ripreso corpo.

Parallelamente risulta che sia in itinere un altro progetto tendente a realizzare più darsene (di cui una in fase di avanzata realizzazione) facente capo a personaggi che già troviamo nel progetto della Società Penta". Pertanto questa Associazione richiama l’attenzione degli organi di vigilanza ed investigativi su tutti i progetti, in corso e per l’avvenire, nel settore della portualità, da Gaeta a San Felice Circeo, a Civitavecchia a Terracina, e ciò anche alla luce di quanto emerse dalle intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura della Repubblica di Palermo a proposito dei porti di Gaeta e, non dimentichiamolo, di Terracina; una città, quest’ultima, in cui già il commercio ed una parte significativa del mercato immobiliare sono gestiti da persone provenienti dalla vicina Campania e che hanno investito sul territorio immensi capitali di provenienza sospetta.

 

Altra città nell’occhio del ciclone è Sabaudia, città, questa, che da tempo è stata oggetto, da parte di questa Associazione, di numerose segnalazioni a tutti gli organi investigativi e giudiziari competenti, dalla DNA alla DDA alla DIA ecc., proprio per la pericolosità (si pensi soltanto all’omicidio Mosa) della presenza di persone, per lo più provenienti dalla Campania, ma non solo, che, hanno operato massicci investimenti per la realizzazione di importanti opere (ippodromo, aviosuperficie, "patti territoriali", lottizzazioni edilizie, ecc) e che da anni stanno tentando, molte volte riuscendovi, di inserirsi nel tessuto economico del territorio, trovando spesso complicità a livello politico-istituzionale.

Intanto c’è da rilevare che tutta o quasi l’attività edilizia svoltasi da un decennio a questa parte andrebbe sottoposta a rigoroso monitoraggio in quanto, in tale città, si registra una fortissima presenza di imprese campane, le quali, con il sistema dei subappalti, hanno monopolizzato il mercato delle costruzioni.

C’è poi da considerare che la Prefettura di Latina, sotto la intelligente gestione del Prefetto Procaccini, già a suo tempo fu costretta a bloccare un intervento "sospetto" che prevedeva la realizzazione di un ippodromo.

Nelle settimane scorse, a Sabaudia, in località Bella Farnia, su delega del Sostituto Procuratore della Repubblica di Roma, Luca Tescaroli, i GICO della Guardia di Finanza della Capitale hanno provveduto a sequestrare numerosi immobili del noto imprenditore romano Danilo Sbarra.

Più volte questa Associazione ha richiamato l’attenzione degli organi investigativi e giudiziari romani sul noto capitolo dei cosiddetti "patti territoriali". Questi riguardano soprattutto due progetti, approvati dal consiglio comunale di Sabaudia e trasmessi per l’approvazione definitiva alla Regione Lazio: il primo che riguarda la delibera di C.C. n.4 dell’11 febbraio 2005; il secondo, che riguarda la delibera n. 5 dello stesso giorno.

Abbiamo chiesto, al riguardo, verifiche e approfondimenti rigorosi, soprattutto per quanto attiene all’aspetto della provenienza dei capitali che sarebbero stati impiegati nelle due opere.

Recentemente l’Ente Parco del Circeo è intervenuto pesantemente con un provvedimente che di fatto ha bloccato due enormi cantieri in via di realizzazione in zona 167 del Comune di Sabaudia. Le relative concessioni sono state regolarmente rilasciate dall’Ufficio Tecnico di Sabaudia a firma del dirigente Carlo Gurgone. I cantieri sono stati fermati per motivi molto gravi quali allargamenti di confini, mancanza di distanze etc.., così come evidenziato da una mozione prodotta dagli esponenti dell’Ulivo di Sabaudia i quali hanno da tempo inviato ampia documentazione alla Commissione di Vigilanza della Regione Lazio ed allo stesso Presidente, oltre che all’Assessore all’urbanistica Massimo POMPILI, senza ottenere, almeno per ora, alcun riscontro. Si fa presente che una delle due concessioni bloccate è intestata a tre fantomatiche signore residenti in Portogallo, il che fa presumere strani scenari. Inoltre il tecnico dell’Ente Parco che con la sua relazione ha di fatto bloccato i lavori, ha subito gravi danni alla propria auto, proprio subito dopo aver presentato la relazione, il che manifesta una coincidenza alquanto preoccupante. L’affidamento costante di appalti a ditte del napoletano per servizi di pulizie in locali dello stesso comune di Sabaudia, appalti di servizi di mense scolastiche, lavori di manutenzione della pubblica illuminazione ecc…,richiederebbe un rigoroso controllo da parte delle autorità competenti.

 

Latina con Aprilia sono le due città con caratteristiche simili, per quanto attiene alla presenza criminale; vi si concentrano tutti i grandi affari, i grandi giri di denaro sporco.

A Latina capoluogo si sono verificati, un paio di anni fa, due episodi inquietanti: la bomba ad un cantiere edile di Borgo San Michele e l’attentato ad una attività commerciale. Un gravissimo attentato incendiario che ha distrutto l’azienda a Latina del padre dell’Assessore Provinciale dell’UDC Giuseppe Pastore – Assessore insistentemente invitato in questi giorni a presentare le sue dimissioni – si è verificato nella notte fra il 26 e 27 Ottobre u.s.

Lo stesso sottosegretario agli Interni Massimo Brutti, ebbe a dire che nella zona nord della provincia "agisce, oltre alla delinquenza romana, la criminalità di tipo mafioso, specialmente collegata alla ‘ndrangheta (i clan Alvaro, Galati, Ienco e Tassone).

Aprilia si differenzia dal Capoluogo per la presenza delle mafie dell’est europeo, specializzate nel commercio di armi e nella gestione della prostituzione. In questa città è storica la presenza della mafia fin da quando ha ospitato per lungo tempo "Frank tre dita", il quale, come è noto, risiedendo nella vicina Pomezia, si faceva curare ad Aprilia, in una struttura nella quale soggiornò a lungo.

In entrambe le città sono presenti soggetti di tutte le organizzazioni criminali nazionali ed internazionali: mafia, camorra, ‘ndrangheta, cinesi, russi, ucraini, albanesi.

Una lunga serie di omicidi, per quasi nessuno dei quali sono stati scoperti mandanti ed esecutori, ha caratterizzato la storia criminale di queste due città: da quello di Don Bruschin a Borgo Montello (vicino alla famosa discarica) a quello di Di Silvio a Latina, a quello dell’Avv.Maio ad Aprilia, tanto per citarne alcuni. Fatti tutti, o quasi tutti, di stampo mafioso.

Nella città capoluogo gira, ovviamente, una mole maggiore di denaro, sulla cui provenienza non sono state svolte mai indagini accurate. Troppo facili e repentini arricchimenti di persone, anche indigene, fino a qualche tempo fa non in condizioni economiche eccellenti; un tenore di vita di molta gente che non ha giustificazione logica se si tiene conto delle attività professionali svolte. Anni fa, un ufficiale della Guardia di Finanza ci disse:"Latina è una città molto ricca, ma di una ricchezza molto sporca".

Latina è stata definita da lunghissimo tempo la "città delle banche e delle finanziarie". Ce ne sono di tutti i tipi e provenienti da ogni parte d’Italia.

Latina è anche la città delle grandi strutture commerciali.

Negli ultimi anni, con un’operazione che noi abbiamo ritenuta scorretta e tutta da indagare, è stata realizzata ad Aprilia un’altra megastruttura commerciale ("Aprilia2"), forse la più grande di tutta la provincia, al cui interno è stato di recente individuato ed arrestato un esponente della camorra.

Della realizzazione di un’altra megastruttura commerciale si parla in questi giorni nel territorio di Cisterna, al confine con quello di Latina.

Chi sono i veri attori di tutte queste grandi operazioni? Da dove viene questa massa enorme di capitali? Perché le istituzioni non hanno mai fatto un’azione minuziosa di monitoraggio, di verifiche, di contenimento? Perché si sono rilasciate autorizzazioni, concessioni e quant’altro? Inefficienza, ignoranza del fenomeno, contiguità?

E’ inutile che il Prefetto di Latina ogni anno snoccioli sulla stampa statistiche su statistiche che, a nostro avviso, non significano proprio niente. Perché si continua a tollerare la stesura e la pubblicazione di statistiche incomplete, per non dire non veritiere? Infatti, la gente non denuncia più i reati perché non ha fiducia nella Giustizia; le indagini patrimoniali non sono state mai fatte e, quindi, tutta l’attività della criminalità organizzata non viene censita e perseguita, con ciò finendo per favorire il controllo da parte delle mafie di larga parte dell’economia pontina. Il Comitato provinciale della sicurezza e dell’ordine pubblico è costituito, fra l’altro, anche da qualcuno di quei sindaci che hanno rilasciato concessioni edilizie "sospette". Lo stesso Comitato non comprende, come ordinò l’ex Ministro degli Interni Napolitano o come noi della "Caponnetto" abbiamo più volte richiesto, un rappresentante della DNA o della DDA, che sono gli unici organi giudiziari che hanno il termometro della situazione in quanto i reati associativi di stampo mafiosi sono di loro esclusiva competenza.

Qualche mese fa, la nostra Associazione ha fatto una verifica di tutte le costruzioni realizzate a Latina in via Giulio Cesare, in via delle Rose, in via San Carlo da Sezze, in piazzale Carturan e in altre zone. Dalle ricerche da noi effettuate presso la Camera di Commercio è risultata una situazione che dovrebbe preoccupare: tutte o quasi le imprese provengono dalla Campania o dalla Calabria e utilizzano personale extracomunitario o, comunque, proveniente da regioni del sud Italia, evidentemente con retribuzione "in nero". Non operano più imprese indigene, le quali, quasi tutte, hanno chiuso i battenti. Fra le persone che sono rimaste - stando a ciò che ha scritto il Sottosegretario agli Interni in una nota di risposta al Sindaco di Latina - si annidano quegli "imprenditori locali" che si sono rapportati con la mafia?

 

Per concludere, non possiamo non esprimere la nostra più profonda preoccupazione in ordine a taluni imminenti programmi di investimenti in provincia di Latina. Al di là degli aspetti tecnici ed urbanistici, la cui valutazione non ci compete, ci preoccupa non poco quello relativo sempre alla provenienza dei capitali che saranno investiti per i progetti della GAIM (la società di Napoli che ha acquisito il sito dell’ex AVIR a Gaeta e che ha presentato al Comune di questa città un programma di cospicui investimenti) e della MECCANO a Cisterna (ex Good Year), azienda che fa capo all’industriale Veneruso, il quale, com’è noto, risulta coinvolto in numerose vicende giudiziarie. Su entrambi tali progetti, questa Associazione chiede, sia alla Regione Lazio che a tutti gli organi investigativi, la più rigorosa vigilanza.

 

I LIMITI DELL’INTERVENTO GIUDIZIARIO E LE ZONE D’OMBRA DI ALCUNI SETTORI DELL’APPARATO POLITICO-BUROCRATICO DELLA REGIONE LAZIO

 

Le carenze dell’apparato giudiziario a Latina

 

Spiace dirlo, ma come già in altri settori della vita pubblica, economica e sociale, anche in questo caso si evidenziano le significative carenze della Prefettura di Latina, la quale, stando ai risultati, svolge un ruolo di scarsa o nulla rilevanza, soprattutto dopo il trasferimento del vecchio Prefetto, dott. Procaccini, promosso a più alto incarico.

Parlavamo della Procura della Repubblica e del Tribunale di Latina. Non sappiamo quello che a riguardo hanno scritto i vari ispettori inviati, di tanto in tanto, dal Ministero della Giustizia per le verifiche di routine; certo è che, più volte la stampa e anche alcune organizzazioni sindacali hanno denunciato il fatto che, vuoi per carenza di personale o per altri motivi, non si contano le pratiche che vengono archiviate per "prescrizione o le notifiche rimesse in ritardo e quantaltro". A fronte di 12 P.M. della Procura di Latina che istruiscono svariate centinaia di procedimenti penali, nel Tribunale vi sono solo 4 G.I.P. per valutare il corso dei procedimenti stessi.

Una verifica approfondita, accuratissima, sia da parte ministeriale che della Procura Generale della Corte di Appello, è assolutamente necessaria per far luce su una situazione che è agli occhi di tutti ed è estremamente preoccupante.

Senza snocciolare il lunghissimo elenco di omicidi e di altri reati penali gravi rimasti insoluti, ci sono stati, recentemente, tre casi che hanno allarmato l’opinione pubblica: quello relativo agli ammanchi accertati in un importante ufficio del Tribunale –per il cui procedimento l’indagine si sta allargando anche ad altri soggetti, il secondo relativo alla "richiesta di archiviazione" fatta al G.I.P. dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Latina, a proposito dell’inchiesta fatta dai Carabinieri di Minturno a carico di alcuni amministratori comunali di SS. Cosma e Damiano, per i quali nello stesso rapporto informativo dei Carabinieri si sollecitavano provvedimenti restrittivi della libertà personale (arresti), il terzo è quello che riguarda il processo (per i fatti che vanno dal 1999 al 2003) che ha visto coinvolto il Comune di Lenola, dove tutti gli appalti venivano dati ad una stessa cooperativa. A fronte della richiesta di archiviazione del P.M. il G.I.P. disponeva l’imputazione coatta in quanto dalla memoria di opposizione da parte lesa emergeva il cointeressamento anche di un Assessore.

Per il secondo caso abbiamo ritenuto di interessare il CSM e la Procura Generale della Corte d’Appello.

 

 

 

 

Qualche ombra su settori della Regione Lazio

 

 

Un esempio che stende un’ombra sul corretto funzionamento di taluni uffici della Regione Lazio è dato dalla vicenda relativa al sequestro della costruenda abitazione dei familiari dell’ex presidente del Consiglio Regionale Claudio Fazzone. La lussuosa villa, sorge alle falde della collina del Cucuruzzo a Fondi, in un’area dove sgorgavano due sorgenti della pedemontana di Fondi (la Vetruvio e la Botticella). La prima, il cosiddetto Fosso Vetruvio, è da tempo interrata, mentre la Botticella ancora scorre verso il lago di Fondi.

La Regione avrebbe tolto dall’elenco delle acque pubbliche il Fosso Vetruvio (non si sa se prima o dopo il rilascio della concessione edilizia alla famiglia di Fazzone).

Perché lo ha fatto?

Oltre a ciò, c’è da rilevare che la stampa ha riportato qualche anno fa la notizia del ritrovamento nel garage di un familiare di Tripodo a Fondi, compare di anello di Totò Riina, di una macchina di servizio della Regione Lazio.

 

 

 

 

Conclusioni e proposte

 

 

E’ universalmente riconosciuto quello che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Venezia, Vittorio Borraccetti, sostiene, e cioè che "il silenzio favorisce la mafia e il potere criminale".

E allora, perché delegare solo alle forze dell’ordine ed alla Magistratura il compito di contrastare le mafie come, più o meno, si è fatto finora? E’ tutta la società civile che deve assegnarsi il compito di rompere questo silenzio: i cittadini, le organizzazioni, i sindacati, le chiese, le scuole. La stessa Regione Lazio dovrebbe costituirsi "parte civile" con la richiesta di danni morali in tutti i procedimenti giudiziari per i reati per associazione a delinquere di stampo mafioso ed altri ad esso connesso (estorsioni, usura, violenza, ecc.).

La Regione Lazio, al di là degli organismi istituzionali tradizionali, dovrà costituire un "soggetto permanente" che veda la partecipazione – nell’elaborazione di analisi e proposte – di rappresentanti della Direzione Nazionale Antimafia, delle Direzioni Distrettuali Antimafia, delle Forze dell’Ordine, ma anche delle organizzazioni sociali, del volontariato, della scuola e così via.

La Regione , dovrà, a nostro parere, - anche per marcare il suo carattere di discontinuità rispetto a un passato di indifferenza e di oggettiva inerzia - puntare a realizzare quella sorta di "mobilitazione delle coscienze" necessaria in un processo di vera e propria "rinascita civile", che va promosso senza indugi, tenuto conto anche del fatto che, come rileva LIBERA da anni, "il senso di illegalità diffusa, di malcostume che si respira intorno a noi è il brodo di coltura in cui crescono e attecchiscono la criminalità e la mafia".

C’è una stretta correlazione fra la "questione mafia" e la "questione corruzione" che la Regione deve con tutti i mezzi contrastare.

Una legge anticorruzione è, al riguardo, auspicabile. La Regione Lazio, volendolo, può fare molto, cominciando subito ad elaborarla per poi portarla all’approvazione, dopo averla esaminata con i soggetti sociali, le associazioni, i cittadini, ecc. - In quest’ottica sarebbe auspicabile promuovere un censimento dei dipendenti pubblici indagati e condannati, rimovendo dai loro posti quelli che dipendono dalla Regione stessa.

E’ sul piano dell’educazione alla legalità, inoltre, che la Regione dovrà investire. Oltre all’istituzione dei corsi di legalità nelle scuole (come già previsto dall’accordo con "Libera", Fondazione Caponnetto", FAI e ANM), perché non interessare all’iniziativa anche le Università del Lazio, sulla scia di quanto è già stato fatto a Roma Tre, grazie all’impegno ed alla sensibilità del prof. Ciconte?

La Regione, inoltre, dovrà adoperarsi per l’istituzione di una specifica struttura, che potremmo chiamare Coordinamento Regionale per la legalità, la quale, senza sovrapporsi a quella già esistente, composta dai soli consiglieri regionali, veda la partecipazione di esperti, sindacati, associazioni di categoria e quant’altro, con la finalità di creare un patrimonio comune di conoscenze, sulla base delle quali studiare strategie di contrasto.