AprileOnLine.Info n. 153  del 03/05/2006

 

 

Mafia, non mafia

Riflessione. la sfida dei sindacati, scesi in piazza il primo maggio a Locri, luogo divenuto tragico simbolo dell'illegalità e dell'assenza di diritti

di Stefano Olivieri 

 

Cgil Cisl e Uil a Locri, dove la disoccupazione raggiunge il 50 percento e quelli che riescono a lavorare sono comunque passati al setaccio di mafia, ‘ndrangheta e cosa nostra. La Calabria e tutto il meridione nel suo complesso continuano a pagare

dazio ad uno Stato che per troppi decenni ha guardato al sud come a un immenso ed economico granaio di braccia da lavoro e di voti soprattutto,lasciando inalterate per decenni le differenze con il resto del paesenei settori chiave della crescita civile : il lavoro, la sicurezza, la giustizia.

 

Non basterà al Sud aver preso Provenzano e averlo messo in galera.Perché ce ne sono mille pronti a prendere il suo posto se non si

combatte, insieme alla mafia, l’omertà e la paura di chi per troppo tempo è stato lasciato da solo a combattere. Perché a Locri ma non solo,a Scampìa ma non solo, in tutto il nostro disgraziato e meraviglioso Sud non solo non si riesce a vivere dignitosamente ma si può anche morire per un nonnulla, per una pallottola vagante durante l’ennesimo regolamento di conti fra bande, o per un telefonino strappato di mano.

Dopo l’omicidio di Fortugno avvenuto l’anno scorso durante le primarie dell’Unione, i giovani di Locri realizzarono uno striscione : “ E Adesso Ammazzateci Tutti !” Un messaggio amaro e sconfortante nella consapevolezza dell’impotenza di fronte all’impunità omicida, ma al tempo stesso una sfida culturale. Le tv lo riportarono per giorni e giorni, fin quando non calò l’auditel dell’evento e poi più nulla.

 

E’ quella stessa sfida, sul terreno della legalità che i sindacati hanno voluto portare il primo maggio 2006 in quello stesso luogo diventato

tragico simbolo dell’illegalità mafiosa, ma anche della assenza colpevole di un governo Berlusconi che evidentemente ha sperato fino

all’ultimo, con un arresto eccellente a orologeria – quello di Provenzano – di risolvere elettoralmente e a proprio vantaggio

l’argomento mafia dopo anni di inerzia di fronte alle centinaia di minacce e attentati della criminalità organizzata verso uomini delle

istituzioni , di scrollate di spalle ( Lunardi : “con la mafia bisogna convivere..”), di ostacoli e delegittimazioni continue verso la stessa

magistratura quando questa ha indagato sui rapporti fra mafia e una certa classe politica, la stessa poi del governo centrale.

 

Perché non esiste altro modo oggi al Sud, di festeggiare il primo di maggio. Perché non si può festeggiare un lavoro che non c’è in territori dove per prima cosa va riportata la legalità, la giustizia sociale e la sicurezza. Perché a Locri, nelle mille Locri calabresi, pugliesi, siciliane e campane alle cinque della sera vige il coprifuoco e le ragazze si ritirano a casa. Perché in Calabria un impresa giovane non trova credito se prima non si schiera dalla parte giusta. “Il Paese non

può più aspettare” ha detto Epifani. E’ verissimo, da queste parti ancora di più.